Buon anno dal patron Gesuè: «Faremo di tutto per mantenere la C, un sogno realizzato da difendere tutti insieme»

«Sarà una mezzanotte speciale, quella che ci consentirà di ripercorrere nell’istante di un brindisi gli ultimi 365 giorni. L’anno che sta per salutarci ci ha regalato un ritorno al terzo livello del calcio italiano bramato per 32 anni. Le emozioni di quella magica notte al rientro da Rieti ci accompagneranno per tutta la vita. Le ali di folla a scortare il pullman della squadra, il popolo rossoblù radunato intorno a Selvapiana, i cori, la gioia, la festa. Un sogno che si è realizzato. Un patrimonio, quello della serie C, regalato di nuovo a Campobasso e al Molise. E che ora siamo chiamati a difendere. Tutti insieme.

Siamo passati da anonimi campi di provincia a palcoscenici che hanno ospitato Mondiali e Champions League, addirittura finali. Ma non dobbiamo mai dimenticarci da dove proveniamo. E che si cresce salendo di gradino in gradino, senza pretendere tutto e subito se si vogliono evitare rovinose cadute.

Campobasso e il Molise sono in serie C, nel pieno di un progetto a lungo termine avviato nel 2018 con investimenti importanti nonostante una pandemia che ha messo in ginocchio l’economia mondiale, non solo quella del calcio. Il passo più lungo della gamba per assecondare gli umori del momento non è un’andatura che ci appartiene: il risultato sportivo può essere ottenuto solo attraverso una gestione economica oculata, altrimenti va tutto rapidamente in fumo. E noi non vogliamo certo che questo accada.

Step by step, un passo alla volta. Solo così possiamo costruire senza implodere. Solo così possiamo guardare lontano.

Il girone d’andata, il primo tra i colossi di una C che assomiglia molto a una B2, ci ha visti girare la boa fuori dalla cosiddetta zona rossa della classifica. Certo, sarebbe un errore ritenere di aver già mantenuto la categoria. Ma abbiamo dimostrato che a questo livello ci possiamo stare. Solo che ora ci tocca moltiplicare gli sforzi perché le diciotto partite che restano sono un campionato a parte, ci sono ancora tanti chilometri da macinare.

Dobbiamo fare quadrato intorno a una squadra volutamente e orgogliosamente giovane, un organico con margini di miglioramento (e di soddisfazione) che vanno oltre questa stagione. La società farà di tutto per mantenere la serie C.

Calciatori, tecnici e collaboratori sono certo che daranno il massimo. Ci aspettiamo che la tifoseria ci offra la spinta in più necessaria alla nostra impresa calcistica. Quella notte di giugno, in quella bolgia che era diventato il piazzale del nostro stadio, avremmo potuto battere anche il Real Madrid. Oggi invece notiamo che gli spalti tendono progressivamente a spopolarsi, nonostante gli avversari si chiamino Bari, Palermo, Avellino, Catania, Messina o Catanzaro. Lo dico in maniera schietta e diretta: senza l’amore di Campobasso e del Molise tutto si complica.

Certo, avremmo potuto prendere o tenere questo o quel calciatore, sceglierne o cederne altri. Tutti ci sentiamo in diritto di essere presidenti, allenatori o direttori sportivi: io direi, però, di lasciare lavorare dei professionisti. Di dare fiducia a chi finora ha dimostrato di meritarla. E poi: conta di più la maglia o chi la indossa? Undici casacche rossoblù hanno piegato la Juventus di Platini. Undici casacche rossoblù, uno stadio pieno e una società attenta possono regalare un nuovo sogno al Lupo senza costringerlo a svegliarsi, come al solito, sul più bello perché magari non c’è più benzina nel serbatoio.

Ecco il nostro proposito anche per il 2022: arricchire questa favola. Remando, però, tutti dalla stessa parte. Consapevoli che l’unica strada possibile è lottare insieme fino all’ultimo pallone di questo campionato.

Last but not least, è fondamentale per me ringraziare tutti gli sponsor che stanno affiancando economicamente il club. Dietro queste aziende ci sono persone che hanno saputo farci sentire la loro vicinanza e hanno dimostrato serietà e sincero affetto nei confronti del Campobasso: ci sentiamo orgogliosi di poter condividere questo percorso insieme.

Da qualche mese è in società una persona speciale, un imprenditore serio e solido di nome Julien Giuge: è entrato a modo suo, con classe e in punta di piedi, qualità che contraddistingue sempre le persone intelligenti.

Sono felice di vivere questa avventura assieme a lui».

Mario Gesuè

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