* di Giorgio Carlozzi Mascione
E’ il 30 giugno 2022. Il Campobasso calcio ha già lanciato la sua campagna abbonamenti prima ancora di iscriversi al campionato di serie C che dovrà disputare per la seconda volta dopo la bella salvezza ottenuta sul campo alla sua prima stagione al ritorno in terza serie nazionale dopo oltre trentacinque anni di assenza. Il pubblico campobassano ha già risposto presente, in città c’è un’aria di solita esaltazione dopo il bel campionato scorso e ci si appresta a vivere un’altra appassionante stagione nel “calcio che conta”.
Voglio partire da questa data perché è il giorno della comunicazione della Covisoc che boccia l’iscrizione in serie C del club del capoluogo. L’inizio di una estate terribile che porterà solo alla fine di agosto tra mille ricorsi sportivi e poi amministrativi alla radiazione, l’ennesima, del Campobasso calcio dal panorama sportivo calcistico.
Da quel momento, da quel fine agosto quando si scrive definitivamente la parola fine alla storia del Campobasso targato Gesuè, nulla sembra avere più senso. Traditi, ancora una volta, i tifosi rossoblù sono anche umiliati dalla Federazione non avendo neanche la possibilità di ripartire dalla serie D come è stato concesso a TUTTE le squadre in questi anni fallite tra i professionisti.
In quei giorni il vero e proprio lutto sportivo e sociale che la città capoluogo del Molise vive copre qualsiasi cosa. Persino il tentativo ammirevole di questo simpatico imprenditore newyorkese di nome Matt Rizzetta, che abbiamo imparato a conoscere l’anno precedente come socio di minoranza, di ripartire in fretta e furia dal campionato di Eccellenza regionale comprando il club del Cb1919. Rizzetta fa tutto in pochissimi giorni, compra il club, definisce i quadri societari e sportivi, riesce addirittura a formare una squadra in una settimana. Alla prima partita in Eccellenza il Campobasso Football Club, nuova denominazione del club, non ha neanche le maglie ufficiali per mancanza materiale di tempo. Rizzetta parla di rinascita, di tornare immediatamente dove siamo stati, di risarcire questa città e questa regione. Ma, onestamente, chi gli crede? Nulla ha più senso ora. E’ finito tutto. Chissà mai quando torneremo nel calcio che conta.
Ed invece, vedi un po’ quanto è strana la vita. Proprio in quel momento di buio totale, proprio nel momento in cui si pensava, io per primo, di essere ricaduti per sempre in un pozzo senza via di uscita, in realtà si stava rinascendo. Sì. Evidentemente quella estate terribile e quel finale tremendo aveva un senso. Ora lo sappiamo. Tutto aveva un senso. Senza il tradimento di Gesuè, senza la puntigliosità persino eccessiva della Covisoc, senza la punizione estremamente eccessiva della Figc non avremmo mai avuto Rizzetta ed i suoi soci americani a capo del Campobasso calcio. Perché la precedente gestione non avrebbe mai venduto a Rizzetta che infatti aveva deciso di guardare altrove (vedi Ascoli). Ed invece evidentemente doveva andare così. Per fortuna che è andata così mi viene da dire vista la solidità di questo progetto che appare sempre più forte visto il continuo rafforzarsi della compagine societaria con continui ingressi di investitori americani e inglesi. Smentire gli scettici evidentemente è la peculiarità di questo imprenditore americano sempre disponibile e sorridente con tutti. Persino nella giornata di domenica nessuno onestamente credeva di poter vincere il campionato. Il pareggio casalingo contro il Notaresco aveva fatto scendere la solita nube di negatività che nei momenti difficili puntualmente aleggia nei tifosi rossoblù. Gli unici che invece, con il loro proverbiale ottimismo yankee, andavano distribuendo sorrisi e sicurezze erano loro: Matt&Nicola. Ed alla fine così è stato.
Il Campobasso torna tra i professionisti in soli due anni. Incredibile. Due promozioni consecutive! A memoria non ne ricordo! Eppure loro, gli americani, ci credevano, anzi, ne erano proprio sicuri. Ecco, se c’è una cosa che questa proprietà ci ha insegnato è che a volte, il tanto sbeffeggiato da parte italica “ottimismo americano” non è soltanto uno slogan vuoto ma una spinta che riesce a farti compiere imprese che all’apparenza sembrano impossibili. “E’ solo l’inizio” ama ripetere Matt in questi giorni. Noi siamo contenti, caro Presidente, di essere certi che non sia la fine. Perché ora, lo sappiamo, tutto aveva un senso.