Matt Rizzetta 10: Non ci sono parole. In quella serata di tre anni fa sembrava l’invitato infiltrato ad una festa altrui. Tutta la scena era per Gesuè. Rizzetta sembrava soltanto il tocco di colore ad una festa che invece apparteneva ad altri. Eppure proprio in quella serata il presidente americano si innamorava definitivamente della gente di Campobasso. Grazie anche a quella serata abbiamo potuto avere un “visionario” che ha creduto in quello in cui nessuno di noi credeva: ripartire dal punto più basso (l’Eccellenza regionale), rilevando un club praticamente una settimana prima dell’inizio del campionato e in due soli anni riportarlo tra i professionisti. “E’ solo l’inizio” sta ripetendo Matt. A noi ci basta essere sicuri che non sia la fine. Grazie infinitamente.
Nicola Cirrincione 10: Sempre presente, il vero alter ego di Rizzetta. Cirrincione è l’uomo di fiducia che ogni manager di successo vorrebbe avere: leale, preparato, deciso, indipendente. Ogni volta con la sua presenza ha caricato l’ambiente nei momenti di sconforto ed è stato determinante anche in alcune scelte tecniche importanti (vedi con l’allenatore Rosario Pergolizzi).
Mario Colalillo 10: Il Campobasso di Gesuè aveva un tesoro. Un tesoro però non valorizzato adeguatamente. Rizzetta e Cirrincione se ne accorgono immediatamente prima richiamandolo come segretario e dopo qualche mese scegliendolo addirittura come Direttore Generale. Mario li ripaga facendo un vero e proprio salto di categoria a livello professionale. Da uomo dietro la scrivania e dietro le quinte si trasforma in un dirigente moderno capace di dialogare a tutti i livelli con istituzioni, stampa, tifosi e squadra. Un salto professionale clamoroso per questo “ragazzo” cresciuto da sempre a pane e pallone.
Sergio Filipponi 10: Quando arriva nessuno lo conosce e onestamente ci sono molte perplessità su di lui che ha una buona carriera nel settore giovanile ma non un grande curriculum come DS. Filipponi invece si dimostra essere il dirigente perfetto: poche parole, tanti fatti. In due mesi rivoluziona completamente la squadra tra partenze e arrivi riuscendo a mantenere comunque una ossatura di squadra. Criticato soprattutto per il mancato arrivo del tanto atteso bomber il DS sceglie con cura invece gli under che mancavano a Pergolizzi e piazza il colpo Di Filippo, determinante perché toglie un pezzo da novanta a L’Aquila e copre il futuro forfait di Nonni che già si sapeva non stare bene. E poi alla fine chi segna i gol decisivi? Persichini contro la Samb e Romero a Chieti.
Rosario Pergolizzi 10: Pergolizzi il “normalizzatore”. A Campobasso e al Campobasso serviva un “padre di famiglia”, uno che ti tranquillizza quando le cose vanno male, che ti rilassa quando sei teso, che ti fa guardare il bicchiere mezzo pieno anche quando è per tre quarti vuoto. Pergolizzi arriva e “normalizza” un ambiente in una piena crisi di nervi. Ogni giorno c’è qualcuno che parte? Cosa fa? Si caccia dal cilindro qualcuno fino ad allora addirittura in Tribuna. Non c’è il bomber? Che problema c’è? Segnano tutti. Dai difensori ai centrocampisti. C’è l’ansia da prestazione? Tranquilli. In fondo siamo sempre primi. Si sfiora lo psicodramma dopo il pareggio col Notaresco? “Vinceremo il campionato”. Ed il campionato è vinto. Questa la principale dote di un allenatore pragmatico e di una persona estremamente onesta. Con i suoi giocatori, con la società e soprattutto con stampa e pubblico. Signore.
Area tecnica 10: Da Piccirilli in giù. Pergolizzi sceglie, senza troppi fronzoli, di non portarsi uno staff tutto suo ma di affidarsi a gente principalmente del posto. La loro risposta è fantastica. Spirito di abnegazione, voglia di dimostrare il proprio valore e tanta, tantissima passione.
Area medica 9: L’unico infortunio di lunga durata è quello di Nonni ma è un infortunio di natura non muscolare e quindi in quel caso lo staff medico è già bravissimo a far “durare” il capitano più del consentito prima della inevitabile operazione. Per il resto non devono affrontare particolari infortuni di rilievo e quei piccoli muscolari li rimettono a posto in tempo (vedi Serra).
Area marketing e comunicazione 9: Si rimette in piedi una area importantissima nel calcio di oggi. Alcuni ragazzi della precedente gestione vengono riconfermati. Altri se ne aggiungono. Il risultato è ottimo anche se si può fare ancora qualcosina meglio a livello di commento degli highlights e di cura dei contenuti in tutti i social media. Non solo in alcuni.
Stadium area 9: Ottima professionalità sia per il campo (straordinario il lavoro di Goffredo Iorio sul manto erboso) sia per la gestione dei posti sugli spalti. Anche qui però qualcosina da migliorare (anche in vista della prossima stagione) per quanto riguarda la disposizione di alcuni giornalisti della carta stampata e web e da risolvere alcune problematiche per la grate in Curva Scorrano e l’apertura del settore una volta chiamato “Distinti” (ma sappiamo che questo non è un problema di quest’area).
SQUADRA
Manuel Esposito 10: A modesto parere di chi scrive, il quale segue il Campobasso da almeno trent’anni, è il più forte portiere under mai visto a Campobasso. Nel corso di un campionato qualsiasi portiere commette almeno un errore perché nel calcio sappiamo che in questo ruolo può capitare. In questa stagione Esposito non ha commesso neanche un errore. Impressionante questo ragazzino di appena 19 anni che ha una carriera luminosissima davanti a lui. Sicuro e determinato nelle uscite alte pur non essendo un gigante, senza paura nelle uscite basse, stratosferico tra i pali, buono con i piedi. Fossi in Filipponi farei carte false per strapparlo al Benevento, titolare del cartellino. Si è rivelato il nostro capocannoniere…
Giacomo Di Donato sv: Pochissime apparizioni in Coppa Italia. Ma del resto con un titolare davanti così è già tanto.
Fabio Luciani e Ivan Martinez sv
Nicolas Di Filippo 9,5: La sliding door del campionato. Aveva già firmato per L’Aquila. Finisce al Campobasso solo per un cambio di direzione sportiva in Abruzzo. Filipponi compie un autentico colpo che si rileverà decisivo per il campionato. Difensore moderno, arcigno nelle marcature e elegante palla al piede. Meriterebbe di cimentarsi tra i professionisti.
Christian Bonacchi 9: Lo abbiamo visto terzino destro, terzino sinistro, braccetto della difesa a tre, centrale difensivo. Che dire? Il risultato è sempre lo stesso: un cagnaccio che non regala nulla al malcapitato attaccante di turno. Cannavaresco.
Leonardo Nonni 8: Parte forse con ancora qualche ruggine in corpo ma poi tiene su la baracca in tutta la prima parte di stagione con i suoi gol, il suo carisma e la sua classe. Purtroppo deve abbandonare la contesa proprio nel momento determinante della stagione. Sempre vicino ai suoi compagni da capitano vero.
Manuel Gonzalez 8: Parte titolare, si dimostra spesso anche decisivo con gol determinanti e salvataggi miracolosi. Poi con l’arrivo di Di Filippo perde la titolarità ma si dimostra professionista vero non facendo mai polemica e rispondendo presente sul finale di stagione. La sua percussione con cross da ala pura per il gol che vale un campionato di Romero la ricorderemo in molti.
Pasquale Pontillo 7: Per gran parte della stagione onestamente lascia un po’ a desiderare per costanza di rendimento e determinazione in campo. Dopo un po’ di panchina però è richiamato titolare fisso nell’ultimo mese e sfoggia prestazioni autorevoli che gli fanno svoltare la stagione.
Stanislav Hulidov sv
Abdallah Soulemana sv
Alessio Rasi 6,5: spesso nel dimenticatoio, anche infortunato, poi prossimo alla partenza. Infine rimane. Ed il suo apporto nei pochi momenti che è chiamato in causa è sempre buono. Penalizzato dalla sua età e da un ruolo in cui spesso vengono utilizzati giocatori under.
Simone Lambiase 6: parte bene alla sua prima apparizione poi pian piano si spegne perdendo la titolarità e finisce ai margini della squadra.
Bartolomeo Fravola sv
Danny Pacillo 6,5: acquisto determinante in tutta la parte centrale della stagione. Stantuffo importante sulla fascia destra. Un infortunio lo mette fuori e non riesce più a rientrare in forma per lo sprint finale.
Francesco Parisi 7: Ma come ha fatto il Casarano a lasciarlo andare? E’ la domanda che si pongono tutti vedendolo giocare nei primi due mesi dal suo arrivo. Il terzino tuttofare finisce però la stagione senza benzina ma risulta comunque determinante nella rincorsa del Lupo al primo posto.
Luis Maldonado 9,5: giocatore di altra categoria. E’ il miglior acquisto del precedente Ds De Filippis. Un vero e proprio regista capace di fare tutto: interdizione, pressing, regia, assist e gol. “La mattonella di Maldonado” ormai è diventata un must di questa stagione. Pirlesco.
Tomas Grandis 7,5: acquisto importantissimo a metà stagione perché assicura quel dinamismo e inserimento in zona gol che mancava a questa squadra. Determinante nella parte centrale della stagione. Finisce anche lui il campionato con poche energie ma si dimostra un fattore nella rincorsa al primato dei rossoblù.
Mady Abonckelet 8: il gol di testa in tuffo a San Benedetto resterà una delle cartoline stampate nella testa dei tifosi rossoblù. Alterna nel corso della stagione momenti di esaltazione e prestazioni impressionanti a livello atletico (condite anche da alcuni gol) e momenti in cui viene relegato in panchina senza un apparente perché fino a quando si capisce il perché quando entra in campo. Giocatore dalle potenzialità enormi.
Antonello Serra 7: è l’under che mancava a centrocampo. Filipponi lo sceglie per le sue doti tecniche e il ragazzo cambia la fisionomia del centrocampo di Pergolizzi. Putroppo subisce un fastidioso infortunio muscolare che lo tiene lontano dal campo per una quarantina di giorni e quando rientra non riesce a tornare su quei livelli.
Mathieu Coquin 6,5: giocatore dalle qualità importanti che però troppe poche volte vengono sfruttate a dovere come, per esempio a Senigallia. Pergolizzi lo utilizza soprattutto per spaccare le partite in corso d’opera. Il francese risponde presente a corrente alternata.
Zakaria Sdaigui sv
Marios Chrysovergis 6: arriva con l’aurea da predestinato sulla fascia sinistra ma ben presto finisce relegato ai margini per alcune prestazioni un po’ supponenti e per un brutto fallo di reazione a L’Aquila che gli costa tre giornate di squalifica. Non rientrerà più tra i titolari anche a causa di qualche problemino fisico.
Alessio De Cerchio 6,5: giocatore di una qualità pazzesca non riesce però a trovare un posto in squadra per gran parte della stagione. La sua stella luminosa si accende proprio nel finale con un paio di prestazioni scintillanti a Fossombone e col Riccione in casa. Onestamente però non tanto in una intera stagione. Forse meritava maggior spazio, forse lui stesso non è stato abbastanza determinato nel lottare per conquistare la titolarità. Pozelliano.
Kevin Mabille sv
Antonio Di Nardo 9,5: criticato, a volte persino un po’ canzonato per alcuni suoi gol (e rigori) falliti, Di Nardo però sfodera la migliore stagione della sua carriera offrendo prestazioni di generosità impareggiabile condite anche da alcuni assist e da ben 12 gol in campionato. Ci sarà un motivo se Pergolizzi ha cambiato spesso composizione dell’attacco con un unico punto fermo: lui. Uno dei giocatori determinanti per la vittoria del campionato del Campobasso.
Lorenzo Persichini 6,5: il gol alla Sambenedettese. Lo ricorderemo soprattutto per questa magnifica rete che cambia il campionato del Lupo. Persichini ha spesso la fiducia di Pergolizzi che lo sceglie come partner di Di Nardo più dei trequartisti Coquin e De Cerchio. Persicchini però non riesce a ripetere spesso quell’exploit della Samb e piano piano finisce in panchina. Attaccante alla Inzaghi, forse preferisce essere il punto di riferimento unico in avanti.
Andrea Lombari 8: la sorpresa di questa stagione. Uno dei reduci della passata stagione che riesce a rimanere in squadra anche dopo la rivoluzione di dicembre. Lombari sembra un under non pronto per giocare in una squadra che deve lottare per vincere e invece sotto la cura Pergolizzi diventa uno degli esterni più determinanti del campionato. Crescita esponenziale per il ragazzo di Sesto Campano che esprime tutta la voglia di emergere del Molise.
Nicolò Romero 7,5: ha la sfortuna di arrivare dopo due mesi estenuanti di calcio mercato in cui non si fa che parlare dell’arrivo del tanto atteso bomber. Romero bomber non lo è e questo lo penalizza agli occhi di molti tifosi. Non è un bomber ma è un centravanti di sicuro affidamento e non può essere un caso che giochi costantemente tra i professionisti da una decina di anni. Alla fine il suo contributo lo offre eccome. Alla Corona il suo gol che stende il Riccione in casa, alla Pippo Inzaghi quello che vale la promozione in serie C a Chieti. “Big Rom” alla fine il suo segno lo ha lasciato.
Giorgio Carlozzi Mascione