Quando l’esonero arriva all’intervallo. Il Campobasso torna a Vibo Valentia a dieci anni da quel curioso episodio della “cacciata” di Provenza in corso d’opera

Due i precedenti in Calabria tra Vibonese e Canpobasso, entrambi riferiti alla seconda divisione tra il 2010 e il 2011, quindi pienissima “era Capone”. Il primo è datato 24 ottobre 2010, ed è il debutto in panchina per Vincenzo Cosco in luogo di Carannante, esonerato dopo lo 0-1 casalingo per mano del Trapani. Finisce 1-1, con pareggio di rigore. Al vantaggio calabrese di Grillo, risponde dal dischetto Visconti. È un buon “brodino” per il convalescente Campobasso, preso per mano dal tecnico di Santa Croce di Magliano e condotto ad un torneo dignitoso e tutto sommato all’altezza dei programmi di una società che solo tre mesi prima aveva guadagnato, in piena estate, la categoria con un insperato ripescaggio.

Un anno dopo, il “manico” è diverso. È Nicola Provenza, un gastroenterologo prestato al calcio (e successivamente alla politica). È il 20 novembre 2011, l’entusiasmo delle partenza fulminante della squadra (rifatta ex novo rispetto all’anno prima) è già un ricordo, c’è frizione tra la panchina e la dirigenza, ovvero Ferruccio Capone. A Vibo Valentia il primo tempo finisce a reti inviolate, ma – caso davvero unico nella storia del calcio – viene annunciato (dal direttore generale Anna Favi, facente funzione di addetto stampa nell’occasione) l’esonero del tecnico che resta in panchina immobile per tutta la ripresa. Una sorta di “autogestione” in realtà comandata dal ds Molino, che porta malissimo. I calabresi, neanche a dirlo, trovano il gol dell’1-0 al 75′ con Doukara. E il Campobasso sceglie per la panchina un autentico signor Nessuno, un certo Imbimbo conterraneo del presidente, che aveva collaborato con Molino nella sciagurata sconfitta vibonese. Nicola Provenza che ci resta malissimo, promette di rivelare in un fantomatico dossier chissà quali segreti. Ma poi ci ripensa e non rivela più un beato cavolo lasciando a bocca asciutta i giornalisti.

Mezzogiorno di fuoco – Orario decisamente insolito per il Campobasso che mai nella sua storia ultracentenaria ha giocato alle 12. È capitato nelle categorie inferiori di scendere in campo alle 10.30 (torneo di Eccellenza 92/93 sul campo neutro di Morcone, 2-0 al Mirabello capitanato dall’ex Scorrano) oppure alle 11 nel 1975: avversaria L’Aquila, che aveva il problema del campo occupato dal rugby di serie A nel pomeriggio. E si sa, nella città delle 99 cannelle la palla ovale ha avuto decisamente più importanza rispetto ad un banale “pallone” di serie D. Finì 0-0, era il 20 aprile 1975. A cinque giornate dalla fine del torneo anche con quel mattoncino, il pragmatico Campobasso di Balleri (barricadero, catenacciaro, concreto, chiamatelo come vi pare) si avvicinò alla prima storica promozione in serie C centrata cinque settimane più tardi.

Gli ex – Sono tre e tutti di parte molisana. Parigi è il più fresco, ma ci sono anche Emmausso e Rossetti. Toccherà anche a loro provare a condurre al successo il Campobasso a 46 giorni dall’ultimo (a Torre del Greco). La Vibonese del presidente Caffo in casa fa come i lupi, ovvero un solo successo (2-0 al Latina) lo scorso 17 ottobre. Per cui urge massimo rispetto e concentrazione al top per evitare altre “resurrezioni”, come Messina e Latina.

Stefano Castellitto

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