Il gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle al Comune di Campobasso ha presentato una mozione, che sarà discussa nel prossimo consiglio comunale convocato per il 2 ottobre, per chiedere al Sindaco di revocare l’ordinanza che vieta la somministrazione di bevande alcooliche inferiori ai 21 gradi presso gli impianti sportivi, un provvedimento che da anni crea ampio malcontento tra i tanti tifosi che frequentano pacificamente lo stadio ai quali è stata privata la possibilità di ristorarsi, durante l’intervallo, bevendo un lattina di birra.
Tale ordinanza, risalente a molti anni fa quando il sindaco era Giuseppe Di Fabio, trae origine dall’art. 54 del Testo Unico per gli Enti locali che stabilisce che il sindaco, quale ufficiale del Governo, adotti, con atto motivato, provvedimenti contingibili e urgenti al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana. Provvedimenti quindi che dovrebbero avere carattere temporaneo ed essere preceduti da approfondite istruttorie che evidenzino situazioni di concreto ed eccezionale pericolo per la sicurezza pubblica, tale da giustificare una misura dalla portata restrittiva così ampia. Tant’è che la legge 287/91, che introduce il divieto di somministrazione di bevande aventi un [highlight]contenuto alcoolico superiore al 21 per cento [/highlight]del volume per gli esercizi operanti nell’ambito di impianti sportivi sancisce anche che il Sindaco, con propria ordinanza, può temporaneamente ed eccezionalmente, estendere tale divieto alle bevande con contenuto alcoolico inferiore al 21 per cento del volume.
Inoltre che l’adozione di provvedimenti restrittivi all’interno degli impianti sportivi non escluderebbe comunque la possibilità del verificarsi di comportamenti sconvenienti, atteso che la stessa ordinanza non può certo precludere l’assunzione di bevande alcooliche prima o dopo le manifestazioni ed all’esterno degli impianti sportivi, sempre ammesso che sia il consumo di qualche birra la causa del fenomeno della “violenza negli stadi” e non motivi ben più seri e complessi riconducibili a fattori di ordine sociale e culturale.