Lavori in corso al Teatro del Loto… ma lo spettacolo continua. Al via la IV edizione del Link Fest

Con l’acquisizione dello stabile che ospita il teatro ed il Bistrot da parte di Teatrimolisani la Cooperativa Sociale Libero Opificio Teatrale Occidentale ha deciso di rilanciare con forza l’investimento che l’ha vista fin qui già protagonista nel determinare il futuro artistico e lavorativo delle proprie attività a partire dal Molise.

«Oggi il Loto è un cantiere aperto (nel vero senso del termine) con importanti lavori di ristrutturazione che stanno investendo tutta la parte esterna della struttura, una struttura rinnovata, voluta a servizio dei cittadini e a beneficio di tutto il territorio. Nonostante i lavori in corso le attività non si possono fermare. Come lavoratori dello Spettacolo e abbiamo il diritto/dovere di onorare tutta la Stagione del nostro Progetto inserito in Turismo è Cultura che ci ha visto protagonisti, da gennaio in poi». La IV edizione del Loto Link Fest s’inaugurerà pertanto il 30 ottobre, con un bel calendario di eventi multidisciplinari, com’è tradizione di questo festival, che faranno da preludio alla stagione teatrale in abbonamento, inaugurata a gennaio 2020.

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30/31 ottobre

Compagnia del Loto | Teatri Molisani

ANCHE I MOLISANI NEL LORO PICCOLO S’INCAZZANO

Pippo Venditti | Enzo Luongo 

Il Molise in un grande blob multimediale: il racconto della regione, delle sue particolarità e, perché no, delle sue stranezze, in un’ora attraverso immagini, ritagli di notizie, aneddoti, commenti. Sul palco Enzo Luongo, il giornalista noto per aver cavalcato il tormentone “Il Molise non esiste” con il suo libro omonimo, e Pippo Venditti, mattatore del web e celebre ideatore e interprete della pluripremiata webserie molisana “La banda della Masciona”. Le loro due voci insieme per una storia di ironia e autoironia: un monologo a metà o… in due.

A metà tra l’informazione-intrattenimento e lo show comico, lo spettacolo “Anche i molisani nel loro piccolo si incazzano” prende spunto dalle tante proteste nate in regione per il dilagare della “non esistenza” del Molise: una carrellata di aneddoti, episodi, filmati, foto, tweet o post su Facebook che raccontano il Molise e i molisani attingendo a fatti realmente accaduti. Ironia e comicità, la chiave narrativa. Il risultato finale è un’ora di risate piene, per ricordare, in mezzo a tanti eccessi, l’eccezionalità della regione più giovane d’Italia.

9/10 novembre

Compagnia del Loto | Teatri Molisani

TORNO’ AL NIDO… E ALTRE TITINE

di Titina De Filippo | regìa di Antonella Stefanucci

Carmine Borrino | Gino Curcione | Lucianna De Falco | Adele Pandolfi | Eva Sabelli | Antonella Stefanucci

… In una sera di primavera in un’antica casa di campagna tre sorelle siedono e conversano accanto ad un braciere, una musica giunge da lontano, cala la notte e le tre, assieme al loro vecchio servitore sordo, stanno andando a dormire. A un certo punto qualcuno bussa alla  porta… Chi sarà?

Questo Progetto è frutto di incursioni, rotture, attraversamenti nell’opera drammaturgica di Titina De Filippo, come autrice forse meno nota e frequentata, rispetto ai fratelli, ma i cui testi, surreali e spiazzanti, ci appaiono oggi forse ancora più moderni e attuali.

Titina scriveva in maniera delicata, pittorica, sublime nella sua onirica semplicità, tra ilarità e malinconia. Come se le sue commedie fossero gouache ottocentesche, sempre con precisi riferimenti musicali che suggeriva nelle didascalie e sempre con l’orecchio rivolto al pubblico. Le commedie di Titina hanno un linguaggio quotidiano e contemporaneo e da bravissima interprete femminile ha raccontato e descritto divertentissimi e caustici personaggi femminili. Come un esercizio di stile, ci metteremo a giocare – to play – per mettere in scena e ridare vita a queste figure (soprattutto donne) che raccontano di salotti, balconi sul mare, case di campagna; come pure di musicisti, giocatori, capitani di marina, nobiltà decadute, governanti, figli illegittimi, amanti in fuga.

Il Progetto le Titine nasce con un gruppo di attori, amici consolidati, capaci di giocare partendo da un atto unico che rimanda alle tre sorelle di Cechov, autore di sicuro riferimento per Titina-autrice.

“A proposito del “blocco”, termine con il quale un noto critico teatrale definì il sodalizio artistico di Eduardo Titina e Peppino De Filippo, in una lettera, Titina scrive: “un giorno diedi un urlo e volli assaggiare la gioia dell’indipendenza. L’incanto era rotto. Il “blocco” infranto, spezzato, non esisteva più. Un sospiro di sollievo. Alle ammonitrici e affettuose parole di un grande critico, agli sguardi afflitti del nostro pubblico, mi viene da rispondere: Amici miei, credete a me! Meglio un successo di “blocco” in meno… e tre uomini liberi in più!

15/16 novembre

Tribal danza etnica-contemporanea | Teatri Molisani

EBBO’ – Spettacolo e workshop

Maria Grazia Sarandrea | Giovanni Imparato

Un caleidoscopio di musiche e danze di varia provenienza, dalla santeria cubana alla ritualità indiana, un incontro di diverse culture dalle atmosfere magiche e suggestive.

Il titolo “Ebbò” deriva da un vocabolo yoruba (Nigeria) e sta ad indicare l’offerta rituale, una manifestazione del più puro spirito di gratitudine nei confronti di tutto l’esistente. Nei popoli primitivi le offerte erano parte integrante della comunità. Il rituale si esprimeva durante le cerimonie di preghiera in cui le offerte servivano a propiziare divinità e favorire eventi positivi. Si offrivano conchiglie, frutta, pietre, acqua, prodotti della terra, ma anche musiche, canti e danze per canalizzare le energie e comunicare con le forze primordiali. In questo modo veniva rievocato il contatto con l’invisibile e la profonda relazione tra spirito e materia.

“Ebbò” è uno spettacolo pieno di energia, rivitalizzante e coinvolgente; vi domina il tamburo, il cui ritmo rappresenta il battito del cuore, le sue frequenze, i suoi sussulti; le danze, di pura contaminazione stilistica, sono impreziosite da maschere ed eleganti costumi. I video innovativi, introducono nuovi spazi che riportano l’arte nella natura.

Con questo nuovo spettacolo, Maria Grazia Sarandrea e Giovanni Imparato, continuano la loro ricerca sugli aspetti archetipici ed antropologici della danza e della musica, arti magiche in cui si esprime la massima libertà dell’io, forme di preghiera necessarie alla vita. Il loro linguaggio universale è rievocato in “Ebbò” tramite figure fantastiche, divinità del mare, dee guerriere, culti astrali e cerimonie di purificazione come in un grande rito contemporaneo.

29/30 novembre

Teatro Carcano

BARBABLU’

di Costanza Di Quattro | regìa di Moni Ovadia

Mario Incudine

Barbablù è una favola antica, un racconto marcatamente noir i cui contorni rosso sangue attraggono e ripugnano al contempo. È una favola vera, immersa fra castelli incantati e chiavette magiche, amori infiniti e amori tragicamente distrutti.

In un posto senza spazio, in un tempo che non c’è, Barbablù si racconta a noi, nella magistrale interpretazione di Mario Incudine, attraverso un delirio surreale di lucida follia. Diverso da quello che la letteratura ci ha propinato negli anni, questo Barbablù si apre e si confida, racconta di essere stato e di continuare ad essere. Lui, nella sua essenza di uomo, di bambino ferito, di amante frustrato, di figlio non amato. Lui, uomo del suo tempo per ogni tempo. Eterno insoddisfatto, cruento assassino, instancabile amante. Un intenso monologo che racconta la storia del cattivo per eccellenza, i setti amori vissuti, le sette vite distrutte fino all’ultima, l’unica per la quale valeva la pena fermarsi.

E non solo alla favola si attiene il racconto. La verità permea l’andamento dello spettacolo; la verità storiografica di un personaggio realmente esistito il cui nome echeggia ancora nel mondo sotto il ricordo fantastico di Barbablù.

7/8 dicembre

Pierfrancesco Pisani

LA MIA BATTAGLIA VR

di Elio Germano e Chiara Lagani

Elio Germano

L’opera di Elio Germano e Chiara Lagani torna in sala in realtà virtuale.

Segnale d’allarme è la trasposizione in realtà virtuale de La mia Battaglia, il monologo scritto a quattro mani da Elio Germano e Chiara Lagani e portato in scena da Elio Germano stesso, un’opera che parla alla e della nostra epoca.

Lo spettatore sarà portato a piccoli passi a confondere immaginario e reale, in questa prospettiva la possibilità offerta dalla realtà virtuale di entrare nella narrazione sembra essere perfettamente calzante. Attraverso e grazie alla VR sarete portato ad immergervi nell’opera teatrale diventandone parte.

Vi troverete in sala, in prima fila, insieme agli altri spettatori. Sentirete l’energia della stanza intorno a voi. Assisterete ad un monologo che sarà un crescendo e allo stesso tempo una caduta verso il grottesco. Segnale d’Allarme racconta una storia vera, la nostra.

8 dicembre

Florian Metateatro Centro di Produzione Teatrale | Teatro Nazionale Croato di Spalato

BILLIE HOLIDAY

di Ksenija Prohaska e Arsen Ostojic

traduzione di Sandro Damiani | regìa di Arsen Ostojic

Ksenija Prohaska 

Eleanora Fagan o Elinore Harris, nota anche come Lady Day, ma passata alla storia della musica mondiale come Billie Holiday: una leggenda della musica contemporanea, una regina del canto jazz blues, una donna straordinaria con una vita difficile e importante.

Nata a Filadelfia il 7 aprile 1915, Billie Holiday morì a New York a 44 anni il 17 luglio 1959. Giusto sessant’anni fa. Occasione per il Florian Metateatro – Centro di produzione teatrale, in collaborazione con Teatro Nazionale Croato di Spalato, per portare in scena “Billie Holiday”, di Ksenija Prohaska, anche protagonista, e Arsen Ostojic, che cura anche la regia dello spettacolo –, nella traduzione di Sandro Damiani.

Inverno 1948/’49. La pièce si apre con Charlie che entra nel locale accende le luci, posa un mazzo di gardenie, accende la radio. La radio dà la notizia che quella sera Billie Holiday farà la sua grande rentrée, con un concerto alla Carnegie Hall, dopo che da poco è uscita dall’istituto/carcere di Alderson, dove ha scontato una pena di otto mesi per uso di droghe. Charlie, mentre ascolta la radio, fa ordine. Dall’esterno si sente una voce chiamarlo. Va ad aprire. È Billie Holiday con il suo pianista Bobby Tucker.

In un dialogo da monologo interiore, con il Charlie interpretato da Daniele Ciglia, e cantando nove canzoni del repertorio di Billie Holiday, accompagnata dal pianoforte di Fabio D’Onofrio, Ksenija Prohaska, autrice ed interprete, ripercorre in un crescendo la vita di Billie Holiday sin da bambina, i primi passi da cantante fino al presente, al rapporto col proprio uomo e al racconto del “sogno”: acquistare una grande casa e adottare tantissimi bambini.

Ksenija Prohaska, Artista-primattrice Nazionale Croata nel 1987 si trasferisce negli Stati Uniti, a Hollywood, dove si perfeziona sia in recitazione con Rick Eldestein (noto per la regia della serie tv Starsky & Hutch), che in canto, con vari maestri dell’Actors Studio e del Broadway-style, e continua l’attività artistica come attrice di prosa, cinematografica e televisiva. Compare in vari film, tra cui Bugsy di Barry Levinson, con Warren Beatty, Joe Mantegna, Ben Kingsley, nel ruolo di Marlene Dietrich: si tratta della prima “apparizione” del personaggio di Marlene nel cinema con la diva berlinese ancora in vita. Canta inoltre in vari club, tra cui alla House of Blues di Los Angeles. Nel 1999 torna in Croazia. Entra nel Teatro nazionale di Spalato. Debutta con il monodramma musicale Marlene Dietrich, che continua a interpretare ininterrottamente da allora, nella ex Jugoslavia, in Italia ( e riceve il Premio Adelaide Ristori), in Russia, Romania, Bulgaria, Moldova, Stati Uniti, Venezuela. Allestisce due recital-concerti: Raccontare Edith Piaf e La Chanson. Dal 2008 al 2010 interpreta la Regina Geltrude (Amleto) per la regia del russo Alekasndr Ogarjev e la pianista Clara Schumann nell’omonimo monologo di Valeria Moretti. Sono del 2012 lo spettacolo Chi ha paura di Virginia Woolf di Edward Albee; il recital Io che amo solo te dedicato alla canzone italiana e il concerto poetico-musicale spagnolo-croato-italiano trilingue Gracias a la vida.

18 dicembre 2019/6 gennaio 2020

Compagnia del Loto | Teatri Molisani

PeerGynTrip

da H. Ibsen – adattamento e regìa di Stefano Sabelli

Eva Sabelli | Gianantonio Martinoni | Bianca Mastromonaco | Matteo Palazzo | Fabrizio Russo | Piermarino Spina

Nel 1867, durante un viaggio in Italia – fra Roma, Ischia e Sorrento – Henrik Ibsen, autore attento ai mutamenti sociali e di costume, che per primo mette a nudo le contraddizioni della borghesia ottocentesca, crea Peer Gynt, la sua opera più fantastica e onirica. Per casuale coincidenza, lo stesso anno, Karl Marx, padre del materialismo storico, da alle stampe il Capitale, l’opera che forse più d’ogni altra può aver influenzato l’Ibsen autore di drammi sociali. Per questo dramma in versi, che appare distante e diverso dalla produzione più naturalista del padre della drammaturgia moderna, Grieg ha scritto musiche oggi certamente più note e popolari della stessa opera teatrale. Peer Gynt è una favola affascinante, dall’andamento picaresco, con mutamenti improvvisi, forse più adatti a un Fantasy cinematografico che a un’opera teatrale.

In PeerGynTrip, traducendo e riadattando il testo dell’autore norvegese, Stefano Sabelli mette in scena per il Teatro del Loto una favola, dove tempi, spazi e luoghi si sovrappongono in un’età e in un gioco temporale indefiniti. La storia del simpatico perdigiorno che trascorre l’esistenza edonisticamente, tra piaceri materiali e trovate fantastiche, rappresenta il cammino della vita, della ricerca di sé stessi nel contatto col mondo reale e irreale: una metaforica ricognizione nella natura umana che assume quasi i connotati di un’avventura faustiana.

Lo spettacolo del Loto si propone come un caleidoscopio di visioni fantastiche e irresistibili mutamenti scenici, dove la vita di Peer – personaggio che interpreta anche tutte le sfide romantiche dell’uomo ottocentesco alle prese con la rivoluzione industriale e la modernità -si snocciola come uno schioccare di dita che mette in comunicazione in uno stesso tempo, visibile e no, tutte le età dell’uomo, sfogliate come gli strati di una cipolla, alla ricerca di un cuore che – come l’isola – non c’è.

Peer Gynt, simpatica canaglia, spaccone e ribelle, bugiardo come Pinocchio e riluttante a crescere come Peter Pan– personaggi di cui è a suo modo antesignano e che questa regia tiene presenti – passa da una frottola all’altra, come da un’avventura all’altra. Seguendo, impavido, l’imperativo: “sii te stesso!”, trascorre la sua vita in un mondo dove fantasia e realtà finiscono per confondersi. Attraversa tutti gli stati e gli stadi della vita, Peer. Rifiutando in principio l’amore sincero della dolce Solvejg, persa anche la madre Aase – l’unica che riusciva a tenergli testa nel suo mondo fantastico, e che sovrappone a se nella caccia all’Io Gyntiano – Peer prende a viaggiare per paesi esotici e lontani, cimentandosi in mille mestieri ed esperienze.

Così, mentre caccia la renna, in bilico sulla Cresta di Gendin, affilata come una falce ea ridosso di fiordi bui e sonnolenti, Peer è proscritto e bandito dal suo paese per aver sedotto e abbandonato una giovane sposa, il giorno del matrimonio. Rifugiatosi sui monti, fra boschi e foreste, è risucchiato nel mondo dei Troll (qui rappresentato come una Suburra romana dai contorni barocchi, in omaggio al viaggio in Italia che ha ispirato Ibsen) fra orge e baccanali. Padrone di schiavi in America, scopre il mal d’Africa, animando dotte conversazioni da Te nel Deserto, fra i rossi tramonti del Marocco. Deriso e depredato dalle scimmie di Gibilterra è salvato e poi sedotto da odalische berbere, che danzano come Salomè. In Egitto, si esalta alla vista delle Piramidi (e di Sfingi parlanti) come pure si appassiona delle scoperte antropologiche, nel manicomio del Cairo. Naufrago nel Mare del Nord, alla fine si ritrova lì: nel paese natio che lo aveva proscritto, spettatore del suo funerale nella chiesa Agstad, senza essere riuscito a liberarsi dalla tirannia del proprio Io. Un Io che, infine, sfoglia come una cipolla: tolte le coltri sovrapposte, non resta che il nulla. Anche se, la dolce Solvejg, da cui era fuggito e che prende le forme di tutte le figure femminili che incontra, o sogna, nel suo cammino, è sempre lì, ad attenderlo, amandolo fedele… ora, ancora e sempre.

PeerGynTrip è un racconto immaginifico che si sovrappone sempre a se stesso e che in questa messa in scena trova la giusta dimensione nella scenografia mobile e funzionale di Francesco Fassone. Un grande patchwork di pelli e pellicce miste, che ricorda le renne che Peer racconta di cacciare e che, assemblate insieme, coprono una superficie di circa 8 mt quadri. Un enorme telo, azionato a vista attraverso più di 20 tiri dagli stessi attori, che crea, nello spazio scenico, un gioco di volute e architetture sempre diverse.

Prendono così forma durante lo spettacolo: monti e fiordi; boschi e caverne; vele e grandi mantelli somiglianti ad ali; accampamenti arabi e piramidi; manicomi e mari in tempesta. Uno spettacolo, pensato con grande libertà creativa, dove il ribaltamento immediato di paesaggi e storie, è funzionale alla messa in scena di una grande favola moderna, i cui passaggi cruciali sono sottolineati da molti dei temi originali composti da Grieg. Arrangiati ed eseguiti dal vivo anche attraverso campionature elettroniche e l’uso di strumenti etnici, come cornamuse e zampogne, compongono, intrecciandosi a temi moderni e alle canzoni di Califano ed Elvis Presley, una colonna sonora che rimarca un vorticoso gioco interpretativo. Quello di cinque, fra attori e attrici, che danno vita e corpo a tutti i personaggi dell’opera originale, alternandosi reciprocamente sia in ruoli maschili che femminili, accentuando così il gioco onirico e la dimensione fantastica della messa in scena.

MOSTRE

IL MURALES CHE VERRA’

Performance di street art e video proiezioni sulle facciate del Loto dei bozzetti concorrenti al progetto d’idee “Un murales per il Loto”, promosso in collaborazione con Associati Malatesta Cb e Alleg.

IL TEATRO E IL SUO DOPPIO

Mostra fotografica di Massimiliano Ferrante che rielaborerà 12 anni di suoi scatti presso il Teatro del Loto.

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