Julio Velasco ospite all’Unimol: «Lo sport evolve e noi dobbiamo allenarci ai cambiamenti»

Lectio Magistralis sul ruolo del laureato in Scienze Motorie questa mattina presso l’aula Magna Unimol, con Julio Velasco, ex commissario tecnico azzurro del volley, a Campobasso per il collegiale che vede in campo le nazionali under 18 di Italia e Iran presso il Palaunimol.

L’ufficio UniSport, affidato al dottor Marco Sanginario, è parte di una rete nazionale che si propone la finalità di valorizzare le potenzialità dello sport universitario come strumento efficace e trasversale di formazione, ricerca, innovazione e di miglioramento del benessere. Il Professor Germano Guerra, delegato del Rettore per le attività sportive, evidenzia come l’intervento di Julio Velasco rappresenta un momento di confronto per gli studenti di Scienze del Benessere.

Julio Velasco non ha certo bisogno di presentazioni: argentino, nato a La Plata nel 1952, è ormai italiano d’adozione e proprio come commissario tecnico alla guida della nazionale di pallavolo maschile ha scritto pagine prestigiose per i colori azzurri. Ma non solo perché nella ricchissima bacheca del Maestro ci sono anche risultati di spessore assoluto alla guida di squadre di club (leggi gli scudetti conquistati a Modena).  Nel 1989 passa ad allenare la nazionale maschile italiana. Ottiene subito l’oro ai Campionati europei, disputati in Svezia, il primo nella storia della pallavolo italiana. Fino al 1996, quando Velasco lascia la panchina azzurra, l’Italia colleziona 3 ori europei, 2 mondiali e 5 vittorie nella World League, oltre ad altri trofei minori. Di questa squadra oltre ai vari Bracci, Cantagalli, Giani, Zorzi, Lucchetta Tofoli, faceva parte anche il nostro Pasquale Gravina: «L’ho sentito stamattina e mi ha detto che non poteva essere in città per motivi di lavoro» ha confessato ai giornalisti. La nazionale di questi anni è stata poi premiata dalla FIVB come squadra del secolo e, nonostante il ricchissimo palmarès, ancora non riesce a conquistare il titolo olimpico. «Le Olimpiadi sicuramente subiscono sempre più il fenomeno dell’imprevedibilità (vedi Jacobs nei 100 metri) dei risultati. Squadre ed atleti favoriti hanno vinto poco perché la pressione psicologica, che c’è sempre stata, adesso con l’avvento dei social media è ancora maggiore perfino da parte della famiglia o degli amici. Io personalmente, – ha detto Velasco – da quando ho iniziato a Modena, non ho mai comprato i quotidiani. La pallavolo, come tutti gli sport, si è evoluta e noi dobbiamo predisporci al cambiamento, che è costante e al quale bisogna allenarsi».

Infine Velasco ha voluto ricordare Pasquale Gravina, suo discepolo: «Parlavamo tanto quando lui era giocatore perché è un ragazzo molto intelligente e colto, curioso, oltre ad avere virtù genetiche invidiabili. Ma non ha mai abbandonato la sua curiosità culturale con il quale, insieme a Zorzi, parlavo di più di argomenti non inerenti il volley. Purtroppo non ci vediamo spesso ma ci siamo promessi di vederci a Milano, dove lavora, per andare a cena insieme e parlare da vecchi amici».