Il Movimento PER contro i registri di dichiarazione anticipata di trattamento

Una deriva di morte sta lentamente invadendo le aule dei nostri consigli comunali.

Si moltiplicano le mozioni per l’istituzione dei Registri contenenti le “D.A.T.”, dichiarazioni anticipate di trattamento. Le dichiarazioni anticipate di voler morire con l’eutanasia. Con il margine di soli due voti anche il Consiglio Comunale di Campobasso ha dato il via libera, l’11 novembre scorso, alla mozione che impegna la Giunta comunale in tal senso. In un terribile frangente storico dove c’è bisogno di un supplemento di speranza, soprattutto per i giovani, un tarlo di nichilismo e di rassegnazione penetra e corrode l’impianto dei rapporti umani.

Le persone con una malattia in fase terminale hanno bisogno di un supplemento di umanità, di rapporti, di cure mediche per affrontare in maniera dignitosa l’ultimo tratto della vita. Ma solo un popolo che ha desiderio di vita e di futuro può esprimere, anche in questi frangenti, la bellezza del vivere, distillando una umanità autentica. Sta circolando sul web un servizio televisivo dove viene apertamente denunciata la pericolosa deriva che ha assunto l’eutanasia legale in Belgio e Olanda, primi paesi europei ad aver legiferato in materia. Vi trovano la morte, in maniera assurda e arbitraria, anche persone che non lo avevano chiesto. Il Movimento PER si è battuto contro questa deriva, arrivando ad un soffio dall’esito positivo. E continuerà a farlo. E’ mancato l’apporto di alcuni cattolici che hanno preferito per ragioni politiche e di stabilità della maggioranza, assumere decisioni che hanno portato all’approvazione della mozione.

E suonano paradossali le parole di Papa Francesco pronunciate all’Associazione Medici Cattolici Italiani pochi giorni dopo: “Il pensiero dominante propone a volte una “falsa compassione”: quella che ritiene sia un aiuto alla donna favorire l’aborto, un atto di dignità procurare l’eutanasia, una conquista scientifica “produrre” un figlio considerato come un diritto invece di accoglierlo come dono; o usare vite umane come cavie di laboratorio per salvarne presumibilmente altre. La compassione evangelica invece è quella che accompagna nel momento del bisogno, cioè quella del Buon Samaritano, che “vede”, “ha compassione”, si avvicina e offre aiuto concreto”.

Papa Francesco ha poi continuato in maniera da non lasciare adito a dubbi: “E’ un problema scientifico, perché lì c’è una vita umana e non è lecito fare fuori una vita umana per risolvere un problema. “Ma no, il pensiero moderno…” – “Ma, senti, nel pensiero antico e nel pensiero moderno, la parola uccidere significa lo stesso!”. Lo stesso vale per l’eutanasia: tutti sappiamo che con tanti anziani, in questa cultura dello scarto, si fa questa eutanasia nascosta. Ma, anche c’è l’altra. E questo è dire a Dio: “No, la fine della vita la faccio io, come io voglio”. Peccato contro Dio Creatore. Pensate bene a questo”.

Quanto è lontano il 5 luglio, quanto distante quella visita del Papa “venuto dall’altra parte del mondo”.

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