Guglionesi, Il professor Zamagni chiude la tre giorni molisana dedicata all’economia civile

Ci dobbiamo affrettare.
Affrettiamoci ad amare.
Noi amiamo sempre troppo poco e troppo tardi.
Affrettiamoci ad amare.
Perché al tramonto della vita saremo giudicati sull’amore.
Perché non esiste amore sprecato, e perché non esiste un’emozione più grande di sentire quando siamo innamorati che la nostra vita dipende totalmente da un’altra persona, che non bastiamo a noi stessi.
E perché tutte le cose, ma anche quelle inanimate, come le montagne, i mari, le strade, ma di più, di più, il cielo, il vento, di più, le stelle, di più, le città, i fiumi, le pietre, i palazzi, tutte queste cose che di per sé sono vuote, indifferenti.
Improvvisamente quando le guardiamo si caricano di significato umano e ci affascinano, ci commuovono, perché?
Perché contengono un presentimento d’amore, anche le cose inanimate, perché il fasciame di tutta la creazione è amore e perché l’amore combacia con il significato di tutte le cose.
La felicità, sì, la felicità, a proposito di felicità, cercatela, tutti i giorni, continuamente, anzi chiunque mi ascolti ora si metta in cerca della felicità ora, in questo momento perché è lì, ce l’avete, ce l’abbiamo, perché l’hanno data a tutti noi.
Ce l’hanno data in dono quando eravamo piccoli, ce l’hanno data in regalo in dote, ed era un regalo così bello che lo abbiamo nascosto, come fanno i cani con l’osso quando lo nascondono, e molti di noi l’hanno nascosto così bene che non sanno dove l’hanno messo, ma ce l’abbiamo.
Ce l’avete, guardate in tutti i ripostigli, gli scaffali, gli scomparti della vostra anima, buttate tutto all’aria, i cassetti i comodini che c’avete dentro e vedete che esce fuori, c’è la felicità, provate a voltarvi di scatto magari la pigliate di sorpresa ma è lì, dobbiamo pensarci sempre alla felicità, e anche se lei qualche volta si dimentica di noi, noi non ci dobbiamo mai dimenticare di lei. Fino all’ultimo giorno della nostra vita, e non dobbiamo avere paura nemmeno della morte, guardate che è più rischioso nascere che morire eh.. non bisogna aver paura di morire, ma di non cominciare mai a vivere davvero, saltate dentro all’esistenza ora, qui.

Così, con la recitazione del bellissimo monologo di Benigni, dopo l’interessante ed  incontro, esaustivamente empatico, tenutosi presso l’Istituto Scolastico Termolese del Boccardi/Tiberio, è iniziata la terza e conclusiva giornata Molisana dedicata all’Economia Civile, tenutasi in Guglionesi. Ospite d’eccezione il notissimo prof. Stefano Zamagni, cittadino onorario, del Comune di Guglionesi a partire dal 10 novembre scorso.

Una giornata indimenticabile, quella del 12 novembre 2022, sia per il Comune bassomolisano, sia per l’intera regione Molise. Una sala gremita all’inverosimile, quella dell’aula consiliare della Città, ha onorato al meglio la presenza del Professore Universitario, nonché Presidente dell’Accademia Pontificia delle Scienze Sociali. Dopo i saluti di rito e la consegna di doni da parte del Sindaco Mario Bellotti e del Presidente del Consiglio Comunale, Barbara Morena, la platea è stata “partecipata” dalla esplosiva ed interessantissima Lezione Magistrale dell’esimio professore. Una lezione che ha avuto al centro della sua massima esposizione, il senso, sempre più attuale, dell’economia civile, della sua evoluzione, del suo indispensabile posizionamento nelle azioni politiche e di governo di Stati, sempre più connessi alle ricchezze di pochi e incuranti del diminuire del benessere dei più.

«Oltre l’ottanta per cento della ricchezza mondiale è in mano a soli 5 colossi. Non è possibile risolvere il problema della povertà se l’economia è totalmente depauperata da condizioni di spalmabilità e di reciprocità. La felicità, non  connessa al danaro, come spesso si vuol ignorare, è l’essenza di un graduale ritorno alle condizioni di raccomandata consapevolezza che, solo l’interconnessione ragionata, il ritorno alle radici, le condizioni di ragionevole reciprocità, ci permetteranno di tornare a sperare in un Mondo migliore. La globalizzazione, con l’agghiacciante strapotere economico di pochi, ci rende schiavi di un sistema che non può che determinare negatività e guerre che finiscono, e finiranno, di continuare ad arricchire i ricchi e impoverire ulteriormente i ceti meno abbienti. Non permettiamo di dichiararci senza speranza, amplifichiamo la conoscenza dell’economia civile e riporteremo al centro della vita quella perduta felicità che ci rende liberi e determinante per le future migliori condizioni di vita. Ormai lo spopolamento con l’impellente sudditanza dall’intelligenza artificiale, se non “ curata”, quest’ultima, nei particolari, ci porteranno ad essere dei numeri, e non degli esseri pensanti. Non lasciamo al caso, ed in mano ad una politica, sempre meno polis e più condizionata da agenti esterni rivelanti voracità e determinazione alla “fagocito” da lupi mannari, il futuro di un mondo ormai non più distintivo e pieno di distinguo».

Forti e decisamente di grande presa le parole del professor Zamagni, rivolte ad un uditorio partecipe, mai disattento, pronto a considerarsi parte della lezione. Un altro mondo è possibile, soprattutto un altro modello sociale ed economico che metta sullo stesso piano la produzione del Pil come quella della felicità degli individui, gli utili come la loro redistribuzione. E’ sicuramente tardi ma non è mai troppo tardi per invertire rotte, tendenze, opinioni. La religione, in primis, ci insegna che spesso e volentieri dopo l’errore, se dismesso, si può, consapevolmente, tornare ad essere felici. Che la felicità sia parte essenziale delle fondamenta, per la solida base di un nuova virtù e di nuova condizione di civiltà eticamente ed economicamente sostenibile. Da Guglionesi un segnale forte e scevro da condizionamenti che, senza dubbio, permetterà, a mente serena, far confluire tra la gente, un nuovo termine: economia civile.

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