Foggia-Campobasso, un romanzo lungo settant’anni. Nel 1955 un sasso colpì l’arbitro sull’1-3, gara sospesa ed assegnata comunque ai rossoblù. Poi quasi solo delusioni

Dopo vent’anni riecco Foggia-Campobasso che non si gioca dal 2001/02, ultimo anno della gestione Berardo, affiancato dal gruppo Patriciello e nel finale di stagione con Pietracupa presidente. Allo “Zaccheria” finisce 2-1 per i “piccoli diavoli”, o se preferite, i “satanelli”, che rendono amarissimo il debutto in panca di Maselli, subentrato a Geretto. La rimonta dei rossoblù, trafitti da Pazienza e da Carannante (poi allenatore del “lupo” nove anni dopo), si ferma a metà con il gol di Moretti.

Questa – datata 21 ottobre 2001 – è solo una della tante sconfitte rimediate nella vicina Daunia. Anche qualche mese prima (11 febbraio) va malissimo al “lupo”, sconfitto da un rigore di Molino e da Marsich. Il Campobasso di Russo è ancora capolista ma si ritrova addosso il Taranto. E sappiamo purtroppo come andrà a finire.

Quella di Foggia è una partita che affonda le sue radici sin negli anni ’50. Il 28 dicembre del ’52, in IV serie, il 2-1 premia i pugliesi (Nicoli e Reddi), non basta al “lupo” la rete dell’ala Rosso nella ripresa. Stessa musica l’anno successivo (7 marzo 1954) con l’1-0 rossonero firmato dal centravanti Marchioni. L’8 maggio del ’55, alla terz’ultima giornata, satanelli e lupi di nuovo di fronte. Questa è una data da cerchiare con la matita rosso e blu, perché a tutt’oggi risulta l’unica a vedere sorridere i colori molisani. Ma le statistiche sono solo un gioco, sono fatte anche e soprattutto per essere smentite e superate. Alla mezz’ora della ripresa, con gli ospiti meritatamente in vantaggio per 1-3, il portiere Lino Iannaccone, campobassano doc, para un rigore, l’azione prosegue e Bellomo (capitano del Campobasso) finisce a terra colpito da un avversario. L’arbitro Seo di Napoli si dirige verso il suo collaboratore di linea per accertare i fatti ma viene colpito alla testa da un sasso. Sangue sul volto, tanto spavento e partita sospesa. Vittoria del Campobasso confermata dal Giudice, ma sul campo già la squadra del bravo tecnico leccese Alfonso, aveva dominato, segnando tre gol con Mimmo Renna (nove anni dopo campione d’Italia al Bologna) e il beneventano Pastore (doppietta). Quel blitz rappresenta un’eccezione, come testimoniano il 4-0 incassato l’anno dopo, e l’1-0 del ’56.

Per ritrovarsi di nuovo bisognerà aspettare 23 anni. Il Foggia del presidente Fesce finisce in C1 dopo un doppio sfortunato capitombolo all’indietro. Nell’autunno del ’79 allo Zaccheria il brioso Campobasso di Benvenuto scende in campo con una sfavillante maglia a bande larghe rossoblù e spaventa i padroni di casa con una traversa colpita da Pasciullo. Finisce 0-0. Identico punteggio quello di tre anni dopo, in serie B, col Campobasso di Pasinato che reclama tre calci di rigore contestando l’arbitraggio del bolognese Vitali.

Nel 1987, di nuovo in C1, è forse una delle più belle partite di quegli anni per il Campobasso. L’undici guidato da Mario Russo, spreca l’impossibile e paga a caro prezzo errori propri è dell’arbitro, il torinese Trentalange, che poi farà pure carriera. Decide un’aurorete di Anzivino dopo un rigore parato da Nunziata e le reti di Fattori e Romiti.

Lo “Zaccheria è amaro anche l’anno appresso, decide Lunerti dopo una manciata di minuti, ma è un piccolo Campobasso.

Stefano Castellitto

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