Emergenza cinghiali, Cristiano Di Pietro scrive al ministro Martina

Egregio On. Ministro Martina,

mi permetto di scriverLe in relazione all’eccessivo numero di cinghiali (sus scrofa) in circolazione nella regione Molise nonché su tutto il territorio nazionale. Dati non ufficiali parlano di oltre 1.000.000 di esemplari su un areale di circa 190.000 km2, pari al 64% della penisola. È innegabile che gli ungulati in questione stiano creando gravi problemi all’agricoltura, alla sicurezza stradale e all’igiene pubblica. Secondo alcune stime messe a disposizione da associazioni di agricoltori, parliamo di oltre 100.000.000,00 di euro di danni al settore primario nazionale. Solo nella nostra Regione le richieste di risarcimento ammontano a circa 500.000,00 euro annui, il riferimento è peraltro ai dati di quanti hanno ancora fiducia nelle istituzioni e predispongono richieste di risarcimento; sono molti ormai quelli che, sfiduciati dal sistema, non denunciano neanche più gli accadimenti in quanto la nostra Amministrazione regionale è ferma con i pagamenti al 2011 per mancanza di fondi e con numerosi decreti ingiuntivi pendenti.

Sappiamo inoltre che a livello nazionale dal 2014 a oggi sono state più di 30 le vittime di incidenti stradali provocati da cinghiali senza contare gli oltre 270 i feriti. Nella sola Regione Molise, da una prima analisi dei dati raccolti, risultano 153 i sinistri stradali (anni 2013 – giugno 2016) con una media di circa 47 incidenti all’anno, escluso il 2016.

Numerosi poi gli episodi di aggressione avvenuti all’interno dei centri abitati ai danni dei cittadini come si evince dalle denunce effettuate presso gli organi di Pubblica Sicurezza e testimoniate dagli articoli di cronaca.

Inoltre, la presenza degli ungulati nelle zone urbane rappresenta anche un pericolo per la salute pubblica in quanto il cinghiale è portatore di gravi malattie trasmissibili all’uomo. Il 6 settembre 2016, durante la seduta del Consiglio regionale del Molise, abbiamo adottato un ODG a mia firma (che allego), teso ad avviare le procedure per la richiesta di stato di calamità naturale e per un ampliamento del periodo di caccia al cinghiale in deroga al calendario venatorio 2016/2017.

La legge del settore di riferimento, la n. 157 del 1992, consente la caccia alla specie cinghiale tre mesi l’anno per tre volte a settimana. Nel sottolineare l’indubbia osservanza alla normativa, tanto che il 4 ottobre p.v. sarò all’ISPRA per iniziare un percorso riguardante il censimento della specie cinghiale e relativi piani di abbattimento selettivi mediante una complessa operazione che richiederà del tempo, ritengo altresì che una legge predisposta quasi 25 anni fa sia ormai anacronistica. Da qui la mia richiesta di incontrare la S.V. o un Suo delegato al fine di sottoporLe nel dettaglio la problematica suindicata e verificare la possibilità di fronteggiare lo stato di emergenza odierno attraverso la predisposizione di provvedimenti mirati e straordinari. In attesa di un Suo riscontro porgo distinti saluti.

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