Nuovo decreto di fermo tecnico, le perplessità di Federpesca

federpescaPer la prima volta nella storia della Pesca italiana gli indennizzi per il fermo biologico non solo non vengono pagati entro un anno ma sono messi in discussione “a gara” attraverso un sistema di manifestazioni d’interesse e  punteggi che andrà a premiare delle imprese piuttosto che altre. Per la prima volta conterà il maggior numero di Kw motore e GT (unità di misura della stazza del motopeschereccio) nei criteri di assegnazione del fermo. Resta inteso che l’eventuale, e non sicura, assegnazione del contributo verrebbe erogato alle imprese che sono state obbligate a fermarsi; viene dunque meno il concetto di “indennizzo” avuto sino ad oggi e si introduce quello di “premio”, forse in modo improprio. Insomma il decreto n°10207 del 20/06/2016 passerà alla storia come la prima “scossa” al sistema di fermo biologico a cui eravamo abituati negli anni. Chissà che non rappresenti il preludio ad un fermo tecnico non più retribuito, ma chissà se almeno volontario. A questo dato di fatto sono due le considerazioni che la riconosciuta Organizzazione Produttori Pesca del Molise intende fare. La prima,  in senso negativo, che registra un atteggiamento di “rassegnazione” e di uno stato inerme di quegli armatori che esultano per il solo fatto di vedere uno spiraglio in grado di contribuire alla propria impresa di fare reddito, senza ragionare in un’ottica comune di importanza e valorizzazione del sistema pesca dell’intero comparto; la seconda, in senso positivo, che conferma la necessità di lavorare, secondo le indicazioni della Comunità Europea, ad un’alternativa di gestione dell’attività di pesca in Italia che superi l’idea ormai obsoleta del fermo biologico che nel corso degli ultimi anni è stata applicata in modo sbagliato e improprio, tanto da cambiare la denominazione da “fermo biologico” a “fermo tecnico”.

Per fortuna ciò dimostra da parte del Ministero almeno il buon senso di riconoscere il fallimento di tale misura nel corso degli anni. Che le scelte politiche del Ministero siano state sbagliate, e che purtroppo continuano a non seguire le indicazioni della UE che invita ad una regionalizzazione delle politiche di pesca anche attraverso l’applicazione di Piani Locali di Gestione, è testimoniato anche dall’ultimo piano triennale approvato. Ancora una volta le Organizzazioni di Produttori della pesca riconosciute sul territorio, non vengono prese adeguatamente in considerazione, anzi escono da tale documento ridimensionate nelle intenzioni del piano e nelle loro possibilità, al contrario delle indicazioni che la UE fornisce anche nel futuro piano FEAMP. Nelle premesse del piano triennale viene riportato che alcune specie ittiche come il nasello, la triglia, la sogliole, le cicale ed i gamberi  sono in sovra sfruttamento e che per i piccoli pelagici ci sia una pesca eccesiva, il tutto senza considerare che forse tutto ciò sia dovuto a delle politiche sbagliate che sono state fatte in questi anni. Sono anni che la “O.P. San Basso”, insieme agli altri armatori di Termoli e degli altri compartimenti marittimi della GSA17 e all’Assessorato alla Pesca della Regione Molise, fa note al Ministero per dare parere negativo al fermo biologico imposto, auspicando misure diverse che, ad esempio, vietino in questo periodo la pesca di tali specie ittiche dopo le 3 miglia. Sono anni che diciamo che il periodo del fermo è sbagliato e che da maggio ad ottobre andrebbe vietata la cattura di tali specie entro le 6 miglia per le imbarcazioni più grandi. Nei periodi in cui tale divieto è stato fatto, come due anni fa nelle settimane prima del fermo biologico,  i risultati si sono visti.

I gamberi rosa, al contrario di ciò che viene scritto, sono due anni che si catturano in abbondanza. Per il merluzzo sono anni che invitiamo a regolamentare la pesca ai palangari da maggio a luglio, nei periodi e nelle zone in cui vertono i riproduttori. Per i piccoli pelagici, la pesca eccessiva viene fatta non certo dalle imprese italiane ma dalle imprese Croate che hanno 70 lampare e che pescano senza sosta e senza limiti anche nelle giornate di sabato e domenica. Insomma, senza annoiare il lettore con altre considerazioni inerenti l’attività della pesca, in conclusione il Presidente Basso Cannarsa, coordinatore regionale di Federpesca, invita tutti gli armatori ad uno scatto di orgoglio pieno di passione per il proprio mestiere e le proprie tradizioni, per difendere la Pesca dai vari attacchi che quotidianamente subiamo dall’alto, senza un minimo di concertazione con la base produttiva. Il fatto che la consulta permanente della pesca sia stata abolita da anni dimostra i tanti sbagli fatti in passato che hanno portato a screditare gli armatori, estromettendo loro la possibilità di esprimere pareri prima dell’emanazione dei vari decreti. Occorre cambiare atteggiamento, non essere più remissivi e correre disuniti ad un “si salvi chi può” ma lavorare uniti per una nuova valorizzazione e gestione di un’attività di pesca sostenibile che tenga conto della salvaguardia degli stock ittici e della tutela della risorsa.