Inizia il girone di ritorno, riecco gli amaranto
Braglia: “Loro forti, ma noi pronti a vendere cara la pelle”
Un assaggio di girone di ritorno, e poi la sosta natalizia. Il Campobasso – a secco di successi da 50 giorni, 3 novembre, 3-0 alla Lucchese – ospita l’Arezzo in quello che è a tutti gli effetti un remake degli anni 80. Non solo per i precedenti – nove, tutti tra il ’79 e l’87 – ma per il semplice fatto che si giocherà alle 15, addirittura di domenica, come non si usa quasi più. Per i “lupi” è la terza gara casalinga nel ‘canonico’ orario delle tre del pomeriggio, dopo Sestri Levante (0-0) e Lucchese (3-0). Curioso osservare che nelle due gare esterne giocate alla stessa ora i risultati siano stati uguali e contrari, ovvero 0-0 a Carpi e 0-3 in casa dell’Entella.
LA STORIA – I precedenti, si diceva. All’Arezzo, “caro nemico”, tutti i tifosi rossoblù di una certa età sono affezionati. Perché la partita con gli amaranto toscani è stata un classico del periodo certamente più fulgido del calcio sotto il Monforte. Quattro anni in C1 e i cinque di B, una promozione a braccetto fra i cadetti, e pure in sostanza un cammino piuttosto simile nel periodo preso in considerazione, fino alla sfortunata e – lo ripeteremo fino alla noia – immeritata e disgraziata retrocessione del Campobasso dopo gli spareggi con Taranto e Lazio.
Come spesso succede quest’anno, tocca fare salti indietro di sei o sette lustri per trovare l’ultimo precedente tra il “lupo” e l’avversaria di turno. Nel caso dell’Arezzo l’ultima sfida è datata 15 marzo 1987, trentotto campionati fa. Nel frigorifero di contrada Selvapiana, ci pensò Carmelo Parpiglia, in versione centravanti, a schiodare uno 0-0 che pareva malinconicamente scritto ed a scaldare il pubblico di fede rossoblù.
Parpiglia, non nuovo a proiezioni offensive (fu il terzo di 4 gol stagionali), disegnò con un colpo di testa una strana traiettoria con la complicità di Pozza, beffando con un pallonetto Orsi, in precedenza graziato da Vagheggi. Da allora e fino alla gara di andata in Toscana Campobasso ed Arezzo non si erano più incontrate, percorrendo strade diverse, tortuose e talvolta indecifrabili. Giri immensi per ritrovarsi finalmente faccia a faccia. Negli anni c’è chi ha avuto Imbimbo e Masecchia, e chi Cosmi, Conte e Sarri… All’andata “solito” 1-0 per l’Arezzo, il quinto in dieci partite, firmato da Iori che ha due giorni dopo cambiato casacca, tornando al Lumezzane.
IL SOGNO SERIE A – Quando si parla di Campobasso-Arezzo, è chiaro che non si può non citare il match del vecchio “Romagnoli”, datato 20 novembre 1983, risolto da un colpo di testa di D’Ottavio su assist e dopo una fumambolica iniziativa di Tacchi sulla sinistra. Su youtube lo si trova facilmente, e tutt’oggi desta una certa impressione il muro umano della curva esultante. “Attenzione Ameri, scusa, Campobasso in vantaggio” – gracchiò alla radio Ezio Luzzi, inviato per la partita principale della giornata, visto che si trattava delle prime della classe. Quella sera il pubblico rossoblù salutava la capolista della B, nel momento magico della sua stagione migliore di sempre, che fece sognare per mesi una serie A che non arrivò per un fisiologico calo di un gruppo che aveva speso molto nella prima parte, ma anche – giornali dell’epoca alla mano – per una serie incredibile di torti arbitrali.
Il bilancio degli incontri molisani tra le due squadre vede il “lupo” in vantaggio 4-1 (successo aretino nel 1982, 0-2 doppietta di Traini). In totale conduce l’Arezzo 7-4, con 8 pareggi.
L’AVVERSARIA – Organico costruito dal ds Cutolo ed affidato a Troise (ex Rimini) con l’obiettivo neanche troppo nascosto di lottare lassù e dare fastidio alle big del girone. Sugli scudi Pattarello, che già all’andata fu in parte decisivo per determinare l’espulsione di Mondonico. Dopo un girone di andata tuttavia al di sotto delle attese, l’ex primavera del Bologna contro la Pianese ha firmato un poker, segnando in 90′ un gol in più di tutte le precedenti gare, risultando come ha riportato “Amaranto Magazine” il terzo calciatore aretino tra i professionisti a riuscire in un’impresa simile, dopo Cecotti (gennaio 65, nel 7-2 contro il Grosseto) e Bazzani (dicembre 99, nel 6-4 contro il Giulianova). L’attaccante veneto è uno dei quattro sempre presenti, assieme al portiere Trombini, Renzi e Gaddini. Oltre a Pattarello (7) sono andati a rete questanno Ogunseye (4), Guccione e Tavernelli (3), Gaddini (2, un rigore sbagliato a Carpi), quindi Gucci, Mawuli, Renzi e Iori. Quattro i successi esterni, altrettante le sconfitte, l’ultima a Perugia (2-0).
BRAGLIA – “Modulo? Non ce n’è uno solo” – ha detto nella consueta conferenza pre-gara – “Credo che la squadra sia capace di adattarsi a diverse situazioni, vedremo quale sarà la migliore per affrontare al meglio l’Arezzo, quindi di volta in volta partita in partita valuteremo la strategia da adottare. Intanto venderemo cara la pelle con quelli che siamo”. Mancano Bigonzoni (tornerà a fine gennaio), gli squalificati Benassai (“due giornate mi sono sembrate troppe” – ha tuonato il mister), e Bosisio. L’Arezzo – due successi di fila ma una bruciante sconfitta in Coppa mercoledì in casa col Trapani – non avrà il suo giocatore più talentuoso, Guccione, schierato finto centravanti in un attacco senza punte. “Hanno tuttavia un organico ricco di alternative” – sottolinea il tecnico rossoblù – “Gucci, Pattarello Ogunseye, Gaddini, Tavernelli, c’è solo l’imbarazzo della scelta”.
Il mercato è alle porte, ma Braglia non si sbottona: “C’è un direttore e c’è una proprietà, io faccio un altro mestiere. Ne abbiamo parlato, anche di come migliorare questa squadra, altro non posso dire, non sarebbe corretto. Figuriamoci, alla vigilia di una partita, se mi metto a dire in quali ruoli ci sia da intervenire”.
Bilancio di metà stagione? “Buono, anche se pensandoci bene potevamo avere qualche punto in più. L’obiettivo è consolidare la categoria, poi guardare al decimo posto. L’ho ripetuto più volte, nel ritorno sarà tutto un altro campionato. Ogni partita sarà una battaglia, nessuno vuole retrocedere o finire nei playout”.
Stefano Castellitto
