Nelle aule laboratorio del Convitto Nazionale “Mario Pagano” di Campobasso si è svolto ieri il talk “Vedere oltre. Arte e disabilità visiva”, appuntamento centrale della mostra di arte digitale HUMACHINE di Valeria Pistilli.
L’incontro, moderato dalla giornalista Sabrina Varriano, ha registrato una partecipazione numerosa e qualificata: amministratori pubblici, docenti, rappresentanti della scuola, del mondo associativo e del Terzo Settore. Al centro del confronto il percorso accessibile 1.0 di HUMACHINE, pensato per le persone con disabilità visiva, che integra:
- audioguide con descrizioni estese delle opere e delle serie
- pannelli in caratteri ingranditi e ad alta leggibilità
- supporti in Braille e QR code per l’accesso ai contenuti digitali
La curatrice Silvia Valente ha illustrato come il progetto espositivo sia stato costruito fin dall’inizio per essere non solo visto, ma anche ascoltato e immaginato, rendendo le sintografie di Valeria Pistilli fruibili oltre lo sguardo. Il docente universitario Marco Condidorio, esperto di accessibilità e tecnologie per l’autonomia delle persone con disabilità visiva, ha offerto un approfondimento particolarmente significativo sulla percezione dei colori e sulla costruzione mentale degli spazi e delle prospettive nelle opere d’arte da parte di chi non vede o vede poco, sottolineando il ruolo cruciale delle descrizioni e della coerenza tra supporti fisici e digitali.
Nel corso del talk è intervenuta anche Valeria Pistilli, che ha raccontato come il confronto diretto con le persone con disabilità visiva stia già trasformando il suo modo di concepire opere, testi e dispositivi di fruizione, facendo di HUMACHINE un laboratorio permanente di pratiche inclusive. Dall’incontro è emersa con forza la volontà – ormai percepita come una necessità culturale e civile – di esportare e adattare il modello HUMACHINE ad altri musei, scuole e luoghi della cultura, a partire dal contesto regionale fino a una possibile diffusione nazionale.
HUMACHINE si propone così non solo come mostra personale di Valeria Pistilli, ma come cantiere permanente di buone pratiche sull’accessibilità all’arte, in cui ogni visitatore, vedente o non vedente, possa trovare strumenti reali per abitare le immagini, le storie e le domande che l’arte continua a porre.