«Un altro mondo è possibile? L’ho sempre saputo…», Barbara Balzerani alla Casa del Popolo per il suo ultimo lavoro editoriale

«La storia è permeata di vittorie e di sconfitte ma le pagine sono piene perlopiù delle gesta dei vincitori. Gli sconfitti e il perché abbiano perso in pochi lo sanno. Tantomeno si conosce ciò che ha animato un determinato tipo di organizzazione a contrapporsi a poteri troppo più forti. Parlare, invece, di come si è arrivati a predominare sull’avversario è cosa molto più semplice». Questo uno dei tantissimi concetti espressi dalla “Primula Rossa” Barbara Balzerani durante l’interessante presentazione dell’ultimo suo sesto lavoro “L’ho sempre saputo” (DeriveApprodi Srl, 108 pp), ospite alla Casa del Popolo di via Gioberti a Campobasso.

Italo Di Sabato, ex consigliere regionale tra le menti dell’organizzazione cittadina, ha introdotto i lavori parlando innanzitutto dell’attività sociale che si svolge all’interno di questo spazio autogestito dove si vivono momenti importanti di «attivismo attivo» (ad esempio a favore dei migranti) e della forte volontà di crearlo da parte di alcuni. In secondo luogo l’ex consigliere ha un po’ introdotto quegli anni, dandogli una connotazione regionale non meno interessante: «Al contrario di quanto afferma la maggioranza delle persone gli anni ’70 sono stati anni di conquiste sociali molto rilevanti, non solo anni di piombo e terrorismo. Ricordo nel ’78 le grandi riforme sulla sanità, la legge Basaglia ma ricordo anche da studente la cittadina di Termoli in forte espansione: l’arrivo della Fiat e le lotte per le mezze ore, per i quattro operai denunciati di cui tre pagarono sulla propria pelle anni di cassa integrazione a zero ore (dal 1980 al 1985). Le proteste antinucleari a Ramitelli, vicino Campomarino».

Il libro narra di un «confronto tra due donne nella cella di un carcere, due storie diverse, due donne nate su sponde opposte del Mediterraneo, una rivoluzionaria comunista e una donna africana incinta in fuga dalla miseria che riattraversano il percorso umano nel racconto di una vita in gestazione. – scrive Silvia De Bernardinis nella quarta di copertina – Da questo racconto salgono voci che narrano altri modi di stare al mondo, incompatibili e irriducibili all’universalismo coloniale dell’Occidente, che nel suo passo di conquista non ha cancellato, ma solo occultato (e lo ha fatto con grande padronanza e capacità di seduzione, oltre che con la forza) una memoria millenaria, un codice genetico che porta impresse “altre modalità di esistenza”, che possono farci percepire quanto abbiamo disimparato a sentire, guardare, a saper fare, a saper stare sulla terra senza distruggerla e distruggerci, in nome di qualcosa che abbiamo chiamato progresso».

Dal canto suo l’autrice, introdotta dall’attivista Chiara Santone, ha spiegato che: «Questa sesta tappa è un ritorno al passato perché penso che per capire l’oggi vi sia bisogno di illuminarlo con quello che lo ha determinato, altrimenti non capiremo. Una riflessione sulla sconfitta del secolo del socialismo e delle rivoluzioni (oggi non esiste più un paese socialista davvero); nel secolo passato c’è stato questo rovesciamento, ovvero: chi non aveva potere finalmente è riuscito a ribaltare la situazione in vari modi: movimenti rivoluzionari, rivoluzioni, transizioni appena iniziate e poi interrotte, c’è stato tutto ciò che era possibile sperimentare su questo terreno ed ogni volta sembrava di essersi avvicinati al traguardo però, sostanzialmente, non ha funzionato. Il che genera un bel dilemma: qual è l’inghippo che ha interrotto questo cammino? – continua la Balzerani – Credo che vada ricercato con una laicità maggiore, di guardare dentro le defaillance che stanno all’interno di questa storia. Il punto è che pur continuando ad onorare una storia che hanno condotto milioni di persone sacrificando milioni di morti per tentare un principio di giustizia su questa terra, dobbiamo assolutamente liberarci di qualcosa che ci ha tenuti tutti vincolati: una sottomissione, subalternità ad un sistema che è quello capitalistico».

«Si può ancora tornare a sognare insieme, pronunciare di nuovo quella che da tempo è ormai parola indicibile e impensabile come rivoluzione? Essere e sentirsi comunità? Contrastare un sistema che ha sottomesso non solo l’umanità, ma ogni genere di esistenza alla logica del profitto e della depredazione? Come muoversi per riprendere un cammino interrotto da troppo tempo, mentre la guerra scatenata contro i poveri sembra non trovare ostacoli sulla sua strada?», sono questi gli interrogativi ai quali il mondo oggi è chiamato a riflettere e tentare di darsi risposte. «Io, l’ho sempre saputo…».