Tutto Braglia… minuto per minuto: i momenti più importanti e curiosi degli oltre 50 anni di calcio del nuovo mister del Campobasso

Circa 1300 panchine, cinque promozioni, una coppa Italia. E prima ancora un’ottima carriera da calciatore, con 140 presenze in serie A ed anche due apparizioni in coppa Uefa.

Sintetizzare in un articolo gli oltre 50 anni di calcio di Piero Braglia è praticamente impossibile, ma è obbligatorio provarci.

Parliamo, tanto per cominciare, di quello che tra tutti gli attuali allenatori di squadre professionistiche italiane è il più avanti con gli anni: ne compirà 70 a gennaio. Conosce la serie C come le sue tasche: vi debuttò da allenatore esattamente trent’anni fa, a Montevarchi: e fu subito vittoria del campionato. Nel 2004 un’altra promozione a Catanzaro, portato in serie B come in seguito gli è riuscito con Pisa (2007), Juve Stabia (2011) e Cosenza (2018). Questi ultimi tre salti di categoria sono arrivati tutti tramite i playoff, e con la Juve Stabia ha vinto anche la coppa Italia di Lega Pro (manifestazione dove ha raggiunto anche due semifinali, con Chieti e Cosenza).

Il totale delle partite di campionato vissute da allenatore è 1110 (421 vittorie, 394 pari e 295 ko), e circa un migliaio saranno i giocatori che ha allenato, tra cui nove nazionali azzurri: Quagliarella, Eder, Verdi, Brienza, Baiano, Zaza, Sau, Pessina e Biraghi.

Tra i tanti calciatori che sono stati alle sue dipendenze anche diversi ex del Campobasso come Corona (con lui a Catanzaro, Castellammare e Taranto), Cariello, Molino, Quadri, Murano, Bontà, tanto per dirne alcuni.

Il Piero Braglia calciatore venne lanciato dalla Fiorentina, con cui vinse un torneo di Viareggio e debuttò in prima squadra. Nel 77/78 giocò anche in coppa Uefa contro lo Schalke 04. I tedeschi passarono il turno sfruttando anche una grave disattenzione della dirigenza viola, che fece giocare lo squalificato Casarsa. In panchina alla Fiorentina c’era Carlo Mazzone, che lo volle con sé l’anno dopo a Catanzaro, dove rimase sei anni giocando ottimi campionati (settimo in serie A e semifinalista di coppa Italia nel 1982), nonostante un carattere ‘fumino’ come testimonia il primato di giornate di squalificanella massima serie 1980/81 dove fu capace di farsi espellere alla prima giornata, saltare la seconda per squalifica e venire nuovamente espulso alla terza.

Uno dei giorni più brutti da calciatore, Braglia lo visse nel 1985 proprio a Campobasso dove, indossando la maglia della Triestina, perse la promozione in A all’ultima giornata (1-0, gol di Tacchi e salvezza dei lupi). Nel 1989/90, in serie D con i toscani della Bibbienese, un anno da player manager che segnò il passaggio da giocatore ad allenatore. (foto da un Guerin Sportivo dell’epoca: Braglia, Ancelotti e Falcao in un Roma-Catanzaro)

G. Villani