«”Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato”, scriveva George Orwell, in 1984, a proposito del biopensiero. Oggi, nell’epoca della biopolitica e della psicopolitica – è il passato (per parafrasare Marc Bloch) che necessita di essere liberato dalla sua condizione di ostaggio del presente. E, se vogliamo liberare i nostri corpi e le nostre menti dalla dittatura del pensiero unico, imperante in questo momento, la Storia dell’Italia dalla fine della Guerra ai nostri giorni, ha bisogno di essere rimessa al centro di un dibattito storiografico serio, franco, non gravato da pregiudizi morali. Un dibattito che ne contestualizzi i tempi e i modi». Per questo motivo gli attivisti di Casa del Popolo Campobasso hanno organizzato dei seminari suddivisi in 25 moduli che riaprano il dibattito e una nuova consapevolezza critica sulle vicende che hanno attraversato l’Italia dalla ricostruzione e boom economico fino ad arrivare al movimento No Global all’inizio del XXI secolo, passando per il movimento studentesco del ’68 e il conflitto sociale di quegli anni, le grandi lotte per i diritti (sistema sanitario nazionale, legge basaglia, divorzio, aborto), il movimento del ’77 e la lotta armata, tangentopoli e il crollo dei partiti di massa, il berlusconismo.
«Un “nuovo Sessantotto” non basterebbe: occorre qualcosa di più e di meglio, se gli esseri umani vogliono avere un futuro». Per superare la devastazione prodotta dai poteri negli ultimi cinquant’anni – quella che papa Francesco ha definito «la terza guerra mondiale a pezzi», i mutamenti climatici, l’irrazionalità moderna del profitto, la postverità, la globalizzazione diseguale – Mario Capanna (leader studentesco nel ’68, parlamentare europeo e deputato nonché scrittore, giornalista pubblicista, coltivatore diretto e apicoltore) avanza nel suo libro “Noi Tutti” presentato ieri alla CDP, molte proposte di cambiamento possibile. Da protagonista di una storica stagione di lotte, mostra l’attualità feconda di quel messaggio di grande speranza, riassunta in un pronome: noi. «Perché solo con la capacità di superare l’individualismo, di ragionare insieme per migliorarci, di procedere al di là dell’isolamento, è ancora possibile costruire un futuro per noi, per il pianeta che abitiamo, e per tutti quelli che verranno».
Mario Capanna, è stato fra i principali leader del movimento giovanile del Sessantotto, nonché segretario e coordinatore di Democrazia Proletaria. Nel suo ultimo libro fa un bilancio di quella esperienza e pur mettendone in evidenza gli inevitabili chiaroscuri continua a guardare con fiducia alla possibilità di creare una società più giusta e a ritenere attualissimo il messaggio di speranza di quegli anni. Scrive: «Il Sessantotto, nella sua simultaneità planetaria, è l’umanità che, per la prima volta, si erge a testimone della propria condizione e di quella del mondo. È la coscienza globale che affiora. E indica una totalità altra di riferimento. «Un altro mondo è possibile», si disse allora e si è ripetuto in seguito. Non una possibilità teorica, ma pratica, in quanto si è cominciato a sperimentarla per opera di milioni di donne e di uomini. Da questo punto di vista, l’importanza maggiore del Sessantotto è che c’è stato: perché, da allora, l’umanità sa, per diretta esperienza vissuta sotto ogni cielo, che cambiare il corso delle cose, e delle vicende storiche, è possibile. Certo, per diversi aspetti, lo si sapeva anche da prima, ma dai libri. Avevano cominciato a dircelo Platone, poi Gesù Cristo, poi i filosofi utopisti, poi Marx e altri. Ma la novità, radicale e inedita, è che dal 1968 lo sappiamo perché abbiamo iniziato a viverlo noi». Insieme a lui il prof. Tarozzi dell’Università del Molise, che da sempre si occupa di tematiche di sociologia generale e di sviluppo. Sono questi gli ambiti in cui si è confrontato con la questione dello sgretolamento del capitale sociale fiduciario all’interno di società che vedono l’espandersi di comportamenti di ispirazione utilitaristica e nei sistemi attraversati dalle spinte della globalizzazione. Si è altresì confrontato con le problematiche interculturali nel contesto dei processi migratori e in quello della formazione degli operatori del Paese di accoglienza.