E’ calata la notte ed è successo di nuovo. Il 24 agosto scorso, alle ore 3.36 un fortissimo terremoto di magnitudo 6.0 con epicentro Accumoli (Rieti) ha devastato il Centro Italia. La seconda scossa, violentissima, si è abbattuta poco dopo, alle 4.30 spazzando via Amatrice, Pescara del Tronto e Arquata del Tronto. Come castelli sulla sabbia case, palazzi, chiese e scuole si sono sbriciolati in pochi attimi, lasciando pochissimo tempo agli abitanti per mettersi in salvo. Il momento delle polemiche non è certo adesso. Ora è il momento del silenzio, del dolore e della solidarietà. Ma assistere, ancora una volta, dopo anni ed anni di tragedie tutte uguali, ad una catastrofe simile, non possiamo non chiederci come sia stato possibile. Tralasciando l’immagine di un borgo medievale, che esiste praticamente da sempre: c’erano dei palazzi nuovi, alcuni ristrutturati da poco. Quelli non dovevano subire la stessa sorte.
La scuola Romolo Capranica ad Amatrice (che ospita diversi ordini e gradi, dalle scuole d’infanzia alle medie) era stata inaugurata il 13 settembre 2012 dopo alcuni lavori di ristrutturazione che avevano riguardato anche l’adeguamento della vulnerabilità sismica. Una scuola di cui non è rimasto praticamente più nulla: dopo quei 142 secondi è solo un edificio sventrato, la parte sinistra è completamente crollata. Nella memoria di tanti resteranno le immagini dell’ex maestra giunta da un paese vicino, addolorata alla vista dell’istituto scolastico che non c’è più: “ho pensato ai miei alunni, qualcuno l’ho trovato, qualcuno no”, ha detto con la voce rotta dal pianto la docente devastata dal dolore. Perché quel crollo non ci sarebbe dovuto essere. Eppure c’è stato. E al di là delle motivazioni, su cui la procura di Rieti aprirà un’inchiesta per disastro colposo, quello che è certo è che tra meno di un mese per molti alunni la campanella non suonerà.
E chissà per quanto tempo non ci sarà un vero “primo giorno di scuola”. [highlight]Mettere in sicurezza l’Italia, a cominciare dalle scuole, deve essere la priorità[/highlight]. Ma anche garantire un avvio d’anno scolastico per tutti i bambini delle zone colpite, dovrà essere un serio passaggio da affrontare in brevi tempi. Anche questo potrà significare restituire un po’ di normalità ad alunni e genitori che stanno vivendo l’incubo di aver perso tutta la loro vita. Ora è anche il tempo della solidarietà, ampia e diffusa attraversa il paese da nord a sud. Il sindacato, i lavoratori, faranno la loro parte: CGIL, CISL e UIL stanno avviando una raccolta di fondi. I sindacati della scuola, come in altre occasioni, si stanno attivando per una raccolta fondi fra i lavoratori della scuola per contribuire in particolare alla ricostruzione degli edifici scolastici e per alleviare il grande disagio di un difficile avvio di anno scolastico.
Per quanto concerne la situazione molisana, la situazione non è rosea, basti pensare che secondo il consigliere nazionale dei geologi, il 70% delle scuole molisane è a rischio sismico. Pertanto, visto anche l’imminente avvio dell’anno scolastico torniamo a chiedere la costituzione di un tavolo permanente di coordinamento tra tutti i soggetti istituzionali coinvolti a livello regionale per realizzare una pianificazione dell’offerta formativa che tenga conto anche delle strutture esistenti, una conseguente mappatura definitiva degli edifici scolastici, una programmazione degli interventi necessari nel breve e nel medio periodo per costruire nuovi edifici o mettere a norma quelli esistenti. Il tutto, ovviamente, dovrebbe inserirsi in un piano nazionale per l’edilizia scolastica che vada oltre le misere risorse fino ad ora stanziate, in cui collocare una seria programmazione regionale, con fondi necessari da reperire nell’immediato, anche rinunciando ad altre opere inutili che pure si intendono progettare. Lo abbiamo sempre sostenuto: è politica miope rincorrere l’emergenza. Il nostro territorio è ad alto rischio sismico. Per tale ragione, dopo il convegno regionale sull’edilizia scolastica del 7 novembre 2012, nel quale abbiamo fatto proposte concrete e praticabili, torniamo a chiedere con forza che essa diventi una priorità del governo nazionale e regionale.