Scuole sicure, Consiglio comunale fiume. I genitori della Don Milani chiedono certezze che, al momento, l’amministrazione non ha

cons-donmilani23Consiglio comunale fiume stamattina per discutere solo e soltanto del problema dell’edilizia scolastica cittadina alla luce dell’emergenza venuta alla luce in questi ultimi mesi, riguardante la sicurezza della stragrande maggioranza dei plessi cittadini e, in particolare, quello della scuola Primaria Don Milani dove, da questo pomeriggio alle 14, sono iniziati i turni pomeridiani presso la Media “I. Petrone” di via Alfieri.

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La Dirigente Battista

Mentre scriviamo lo stesso consiglio è stato aggiornato alle 15.30 per permettere la conclusione dei numerosi interventi che già durante tutta la mattinata si sono susseguiti in aula. Inizio dei lavori affidato al primo firmatario della richiesta di consiglio monotematico, il consigliere Francesco Pilone, il quale nel suo lungo ed articolato intervento ha avuto parole dure nei confronti dell’amministrazione rea di aver atteso troppo (9 mesi circa) nel produrre la documentazione incriminata rivelante lo stato di criticità della scuola Don Milani. Tempo perso, a suo dire, “per avere due fotocopie…”. Pilone ha stilato una sorta di decalogo dei prossimi, immediati passi che l’amministrazione deve compiere: 1) Chiudere la scuola dell’Infanzia Collodi che insiste nella stessa struttura (?!) della Don Milani in via Leopardi; 2) Produrre tutta la documentazione che attesti la sicurezza della scuola ospitante, la Igino Petrone di via Alfieri; 3) Mettere nero su bianco la data certa della fine del sacrificio dei doppi turni; 4) Ricercare immediatamente possibili e sicure alternative che possano accogliere 5-600 bambini nell’immediato; 5) Promuovere, anche attraverso l’assessorato alle Politiche Sociali, forme di assistenza per le famiglie che non possono restare a casa con i propri figli utilizzando piscine, palestre e quant’altro; 6) Individuare una task force regionale per un censimento serio e preciso sull’emergenza scolastica; 7) Possibilità da parte dell’amministrazione di apertura di mutui per programmare la costruzione di nuove strutture; 8) Avviare la procedura di manifestazione d’interesse trasparente per l’individuazione di strutture private; 9) Individuazione di plessi-cuscinetto nei quali poter convogliare le scolaresche in caso di emergenza; 10) Programmare ed attuare una seria politica che guardi alle scuole di quartiere, legate alla parrocchia, ai negozi, alle edicole, agli spazi per attività sportive per una riqualificazione della società che parta proprio dalla scuola.

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Daniela Mucci
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Mario Vitarelli

La dirigente scolastica, Maria Cristina Battista, nel suo intervento si è soffermata sull’aspetto prettamente gestionale e pedagogico del problema: la Petrone ospiterà per i prossimi 40-50 giorni circa 1.000 alunni tra mattina e pomeriggio. 18 classi frequenteranno il turno pomeridiano dalle 14 alle 19 con tutto ciò che consegue: personale, trasporto scolastico, pulizia, sicurezza all’ingresso e all’uscita. “Siamo in campo e giochiamo tutti, ma al 90° non so se potremo arrivarci. Per evitare di compromettere la didattica e la salute stessa degli alunni dobbiamo risolvere il problema in tempi brevi, senza posizioni assolute, per continuare ad offrire un servizio alla comunità a lunga scadenza”. Mario Vitarelli, in rappresentanza dei genitori, ha ripercorso in modo puntuale e preciso tutto l’excursus che ha portato alla chiusura della scuola, attraverso delibere, certificazioni varie, ribadendo ancora una volta la lentezza con cui la richiesta di accesso agli atti presentata il 25 gennaio scorso sia stata evasa soltanto il 5 ottobre scorso. Ultimo, ma non per minor importanza, l’intervento accorato di Daniela Mucci, componente dell’Associazione Scuola a Misura di Bambino, la quale ha voluto fondare il suo intervento esclusivamente dalla parte dei bambini: “Non ci avete ascoltato. Avete ingabbiato i nostri figli nei doppi turni e le vostre inefficienze hanno condotto a questo stato di cose. Cosa fare? Prevenire o doppi turni? Le istituzioni hanno rispetto dei nostri figli? Manterremo alta l’attenzione per far sì che entro il 15 gennaio 2017 tutto sia stato risolto”.

cons-donmilani42“Riconosco il modo di fare sobrio e privo di polemiche inutili dei genitori ed il loro senso di responsabilità – ha esordito Antonio Battista nel suo intervento -. Nessuno può accusarmi di aver mai scaricato responsabilità su terzi. Non ho potuto chiudere prima la struttura di via Leopardi perché avevo, dal dirigente dell’ufficio preposto, delle rassicurazioni in merito alle carte in nostro possesso. Stiamo lavorando notte e giorno per cercare le giuste soluzioni. Speriamo di farcela entro il 15 gennaio del nuovo anno. Siamo pronti a trovare una soluzione anche per i bambini della scuola dell’Infanzia Collodi dove prima eravamo rassicurati ed ora perplessi. Gli studi di vulnerabilità commissionati ci daranno ulteriori risposte ed indicazioni. Chiedo scusa per il ritardo con cui sono stati forniti i documenti. Abbiamo intanto programmato di vendere l’edificio di via Kennedy e quello di via Leopardi per fare cassa e costruire un nuovo polo scolastico”. Da qui una serie di interventi della minoranza: dall’ex sindaco Gino Di Bartolomeo all’ex presidente del Consiglio Sabino Iafigliola, passando per i 5 Stelle Gravina e Cretella, a Tramontano. Interessante ed anche provocatoria la proposta del consigliere Michele Scasserra il quale, oltre a rimarcare l’assoluto silenzio della maggioranza nel comunicare all’opposizione qualsiasi tipo di decisione, ha lanciato la proposta “di far effettuare i turni pomeridiani ai ragazzi delle scuole superiori. L’opposizione è pronta a dare il suo contributo – ha detto – per il futuro della città nel segno della pianificazione e non del continuo rincorrere l’emergenza”. Scuole superiori, però, presenti in aula con una delegazione di studenti del Liceo Artistico “Manzù” pronti a dare battaglia per mantenere la propria sede nell’ala ristrutturata dell’ex Liceo Scientifico “A.Romita” di via Scardocchia dopo averla ottenuta avendo peregrinato per 30 anni in vari posti della città.