Scongiurata la soppressione della Corte d’Appello resta il rischio accorpamento, Di Giacomo: “Contrastare progetti deleteri”

L’ANM/Molise ha notizia che la Commissione ministeriale per la revisione della geografia giudiziaria, nel propendere in favore del principio del mantenimento di una Corte di Appello per ogni regione, intenderebbe però subordinare detto principio alla condizione del raggiungimento di una certa soglia numerica degli abitanti di ciascuna regione, ed il Molise sarebbe al di sotto di detta soglia.

La Commissione starebbe così studiando tre ipotesi di soppressione della Corte di Appello di Campobasso:

  • quella che ne prevede l’accorpamento alla Corte di Appello di L’Aquila (o ad una istituenda Corte di Appello di Pescara, in sostituzione di quella di L’Aquila);
  • quella che ne prevede l’accorpamento alla Corte di Appello di Napoli (della quale in precedenza a Campobasso vi era una Sezione staccata);
  • e quella che ne prevede lo smembramento attraverso l’accorpamento della porzione del distretto rientrante nella provincia di Campobasso alla Corte di Appello di Bari e della porzione del distretto rientrante nella provincia di Isernia alla Corte di Appello abruzzese o alla Corte di Appello di Napoli.

Quest’ultima ipotesi appare all’ANM/Molise come la meno condivisibile e sarebbe il preludio della costituzione di due macroregioni (quella c.d. Adriatica e quella c.d. del Levante), che vedrebbero smembrata politicamente e geograficamente la nostra stessa attuale regione.

Pure l’accorpamento della Corte di Appello di Campobasso ad altra Corte di Appello, tuttavia, non appare per nulla condivisibile, anche perché porterebbe con sé l’automatica soppressione di altri Uffici giudiziari (Procura Generale presso la Corte di Appello, Tribunale e Procura per i Minorenni, Tribunale di Sorveglianza, Avvocatura Distrettuale dello Stato, ecc.) o paragiudiziari (Comandi regionali delle Forze dell’Ordine, Questura e magari la stessa Prefettura di Campobasso). Inoltre, la soppressione della Corte di Appello comporterebbe prevedibilmente pure la chiusura di qualche Tribunale del distretto e la soppressione di altri Uffici pubblici istituiti su base regionale e/o provinciale (Agenzia delle Entrate, INPS, INAIL, Vigili del Fuoco, ecc.), dopodiché, con la riduzione della popolazione determinata dai connessi trasferimenti di numerosissime famiglie di impiegati in altre sedi, anche gli enti privati (banche, assicurazioni, ecc.) chiuderebbero o comunque ridurrebbero le loro sedi, con tutti i conseguenti effetti dirompenti sui commercianti, sui liberi professionisti e sugli imprenditori, costretti a loro volta a chiudere i propri uffici ed esercizi, con conseguente ulteriore crescita del tasso di disoccupazione di giovani e lavoratori.

In una parola, oltre il venir meno di fondamentali presìdi di legalità, l’intera economia locale subirebbe un colpo durissimo, ancor più grave dei duri colpi già subìti in questi lunghi anni di crisi economica.

Si ripeterebbe cioè su scala regionale ciò che sarebbe accaduto a seguito della paventata chiusura di una serie di Uffici pubblici nella provincia di Isernia, scelta che risulta allo stato sospesa e che, per gli stessi motivi di cui sopra, questa ANM/Molise disapprova incondizionatamente e considera un errore gravissimo.

A questo punto, risulta evidente il filo diretto che lega la ridefinizione della geografia giudiziaria alla successiva individuazione geografica delle macroregioni, la cui costituzione però non può e non deve significare il totale accentramento di Uffici e servizi nel capoluogo della macroregione con svuotamento della periferia, ma deve essere posta base di uno sviluppo armonico dal punto di vista socio-economico. Perciò, anche qualora si andasse alla futura costituzione delle macroregioni, ciò non dovrà comportare la soppressione di Uffici e servizi essenziali nei vari singoli territori ed aree geografiche che compongono ciascuna macroregione, non dovrà cioè mettere in ginocchio l’economia e la stessa sicurezza dei nostri territori periferici.

Se poi il problema è quello di un ampliamento dell’utenza delle singole Corti di Appello, lo scorso anno questa ANM/Molise anche a seguito di appositi incontri ottenne uno specifico documento dalla Magistratura beneventana, in cui quest’ultima chiedeva unanimemente l’accorpamento del circondario del Tribunale di Benevento alla Corte di Appello di Campobasso e questo documento venne da noi anche reso noto. Ma vi è pure un altro documento, che l’ANM/Molise non aveva reso noto perché la questione della soppressione della Corte era rimasta sospesa, documento nel quale gli Avvocati del Foro di Lucera chiedono l’accorpamento del circondario del già soppresso Tribunale di Lucera alla Corte di Appello di Campobasso. In tal modo, il distretto della Corte di Appello di Campobasso si estenderebbe a tutto il Sannio ed alla Daunia, divenendo una Corte di Appello dauno-sannita, con milioni di utenti. D’altra parte, il Sannio è legato alla Daunia da vincoli storici e culturali (i tratturi e la transumanza) oltre che geografici (le isole Tremiti) ed orografici (continuità e contiguità territoriale, con comodi collegamenti stradali, a differenza di quelli con altri distretti eventualmente accorpanti).

Occorre allora che l’opinione pubblica, la classe politica, gli ordini professionali, i partiti, i sindacati e tutte le associazioni rappresentative delle istanze sociali e territoriali si attivino immediatamente al fine di contrastare progetti altamente deleteri per l’intera comunità molisana. È questo il momento di far sentire una voce forte, unitaria e determinata.