“Una scissione ora sarebbe la morte del progetto PD”, la nota di Nicola Messere

Nicola Messere

Quando è cominciata l’avventura del PD io, insieme a molti altri amici e compagni, dichiara Nicola Messere non eravamo molto d’accordo sulla bontà della operazione né sulla indispensabilità. I dirigenti nazionali e locali dell’epoca, molti ancora in attività oggi, ci convinsero che era necessario la costruzione di un grande partito rifomista di stampo social-democratico,  del cattolicesimo democratico ed   europeista, perché la globalizzazione, l’Europa, l’economia  mondiale, stavano mutando repentinamente e non si poteva rimanere ancorati a vecchi schemi, ma bisognava svoltare e dotare il Paese di un sistema politico maggioritario che garantisse riforme e più stabilità governativa. Acqua ne è passata sotto i ponti, purtroppo bisogna constatare che il mondo è sì cambiato ma non il nostro partito, ed insieme ad esso nemmeno Paese. Non sono un nostalgico, credo però, che aver pensato di poter fare a meno dei corpi intermedi, dei rappresentanti delle imprese, dei sindacati e infine dei partiti intesi come presidio di rappresentanza e di cittadinanza indispensabile filtro tra i cittadini e le istituzioni, sia stato decisamente sbagliato. Ora siamo inondati da populismi che “sfruttano”, da un lato la rabbia dei cittadini, dall’altro di quelli che arrivati in cima (da situazione di difficoltà) non vogliono essere buttati giù dalla torre o da chi non vuole mollare privilegi.

Purtroppo, in questa situazione, non basterà più pensare che la politica potrà da sola risolvere il problema dello scollamento che ormai permea tutta la nostra società per   la mancanza di fiducia verso la politica, bisognerà pensare a ridare un’anima ai territori e alle persone, spesso ho identificato questo “sostiene Messere” con un nuovo Umanesimo che deve prendere il posto del decadimento etico, morale e sociale che investe il nostro Paese. Ora, se questo è vero, vorrei dire alla classe dirigente del PD e non solo, che forse sarebbe meglio occuparsi dei problemi reali come l’occupazione, il benessere sociale, lo sviluppo, l’istruzione, l’inclusione sociale ecc., Invece di pensare a come ridisegnare il potere all’interno dello steso partito o delle coalizioni. Solo i masochisti, con tutto quello che sta accadendo in Italia, potrebbero comportarsi come si stanno comportando i dirigenti del PD perché, con tutti i limiti, è ancora l’unico partito degno di chiamarsi con tale nome, perciò bisognerebbe essere orgogliosi e fieri di farne parte. Lo scenario politico italiano vede non più una destra liberista ma una destra pericolosamente razzista, forcaiola, intollerante da un lato, e dall’altro un movimento come l’M5S che abbaia alla luna i problemi del mondo ma non ha le capacità di affrontarli e risolverli; in questo scenario il PD al suo interno litiga ma come bene ha detto qualcuno, non si capisce bene su cosa se non che ci sono divergenze sulla data del congresso e delle prossime elezioni politiche.

Probabilmente il timoniere Renzi ha commesso qualche errore, quello più grave, a mio avviso, aver portato l’Italia ad un referendum sulle riforme che non è stato accettato dal popolo, oltre alla questione delle politiche sul lavoro. Detto questo però, aggiungo che quel riformismo che è stato alla base della nascita del PD ritrovi casa e continui a vivere tra i militanti, i simpatizzanti e soprattutto tra dirigenti. Credo che nel nostro Molise la situazione non sia tanto diversa, si deve ritrovare quello spirito unitario di battaglie comuni a favore dei nostri territori, delle imprese, del commercio, del terziario, del sociale ecc. E’ di questi giorni la notizia dell’attivismo della Giunta Regionale in tal senso, come pure le battaglie portate avanti e vinte dalla nostra deputazione parlamentare a favore del nostro Molise. Il Centro Sinistra ha dovuto, in questi tre anni, combattere con una situazione particolarmente delicata sia per quanto riguarda la carenza di risorse finanziare che per quanto riguarda la gestione di situazioni incancrenite derivanti da passate amministrazioni come quella della sanita o della ricostruzione post sisma. Spero conclude Messere che non prevalga l’ambizione personale a danno del bene del Partito ma soprattutto del Paese, solo così, probabilmente, le tante persone che avevano riposto una speranza nel nostro partito e che si sono allontanate torneranno. Una scissione ora sarebbe incompressibile e una ferita mortale al progetto iniziale del PD.

Nicola Messere – Componente Segreteria regionale PD

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