Dici Messina, e per i tifosi più attempati basta la parola. Già, il Campobasso torna dall’altra parte dello Stretto per la prima volta da quel famoso 21 giugno del 1987. Con una vittoria il Lupo sarebbe salvo e si assicurerebbe il sesto campionato di fila in serie B, coronando nel migliore dei modi una rincorsa durata per gran parte del girone di ritorno, quello con in panchina Gianpiero Vitali, in sostituzione dello sfortunato Grip, esonerato proprio dopo uno 0-0 casalingo contro il Messina. Non sarà facile espugnare il “Celeste”, imbattuto da 38 mesi. Le premesse sembrano buone. Scoglio, il tecnico dei peloritani, va in Russia ad un “seminario” programmato. A Messina non ci sono aspettative particolari per questo match, è proprio una gara da ultimo giorno di scuola. I numeri però parlano chiaro. Da tre anni e passa i siciliani non perdono in casa, di contro i rossoblù fuori dal Molise fanno fatica (un solo exploit, a Pescara).
Neanche una decina i tifosi al seguito, compresa la comitiva dei cronisti radiotelevisivi e qualche amico. La squadra è sola, neanche Molinari si avventura nella trasferta più importante della stagione. Scaramanzia o cos’altro non è dato sapere. Senza Russo, espulso contro il Modena, il Lupo perde l’unico attaccante di peso, stante l’assenza dell’infortunato Vagheggi. Purtroppo la sterilità offensiva viene confermata anche nel caldo pomeriggio siciliano. Si erano rincorse voci che “il risultato sta parlato”, ovvero un modo sgrammaticato per sottolineare che al Messina in fondo non sarebbe crollato il mondo addosso in caso di sconfitta. Eppure l’ex Paleari, portiere di grandi qualità, si oppone in uscita spericolata di piede ad una conclusione di Perrone e mantiene inviolata la propria porta. Un amarissimo 0-0 combinato con il successo della Lazio sul Vicenza a poche battute dalla fine e il nitido 3-0 del Taranto a spese del Genoa, significa spareggio a tre. Il resto lo sapete…
Sono solo altri due i precedenti in casa giallorossa, entrambi in serie C nel 1976, e con Lino De Petrillo (all’anagrafe Aquilino Di Petrillo) in panchina. Uno a gennaio, l’altro a settembre, e di segno opposto. Poche storie nel 2-0 subìto nella seconda circostanza. Segnano Ferretti e Polizzo, per la squadra di Rumignani (che schiera gente come Favero e Tivelli) è tutto facile È la prima giornata del torneo (il secondo per il Lupo) e la società comincia ad accusare qualche problema che metterà a rischio addirittura la sua stessa esistenza. Intanto per questa doppia trasferta in Sicilia, otto giorni lontano da casa, prima a Messina e poi a Marsala, con tanto di amichevoli infrasettimanali in Trinacria e parte delle spese anticipate addirittura dallo stesso allenatore.
Molto meglio era andata qualche mese prima. Ultima di andata, Capogna nel primo tempo e Pilone nel secondo regalano il primo successo esterno in serie C per l’ impertinente matricola molisana, che resta in dieci per lo scorcio finale (espulso Piacenti) e prende il gol dell’1-2 a 3′ dal termine. Matricola poi per modo di dire, visto che il Campobasso in realtà di “esordiente” ha ben poco, vista l’esperienza complessiva di un gruppo di giocatori “con due maroni grandi così”, come sottolinea uno dei quegli undici, Angelo Amadori, che di questa squadra è cuore e cervello. La sconfitta però non è gradita molto dal pubblico di casa (8 mila, di cui 2994 paganti e… diverse migliaia di scrocconi): dopo la partita un gruppo di tifosi dà fuoco ad alcune travi della tribuna dei popolari, in segno di protesta contro l’arbitro, Gazzari di Macerata. I messinesi, guidati da Bolchi, reclamano addirittura tre rigori.
Domenica inizia tutta un’altra storia, su un altro campo. Il glorioso “Celeste” è stato abbandonato, il “San Filippo” diventerà maggiorenne nel 2022.
(Si ringraziano Lamberto Bertozzi – Bologna – e Nino Pennisi – Acireale – per la preziosa collaborazione) © foto Paolo Furrer
Stefano Castellitto