«Del calcio spesso si racconta il lato peggiore: tifoserie violente, cori razzisti, scontri dentro e fuori dagli stadi, bilanci truccati, penalizzazioni. Eppure, ci sarebbe tanto altro, se solo ci si concentrasse sui valori e si facesse a meno dell’insaziabile fame di profitto che sta macinando diritti e speranze. Basterebbe ricordare com’era calciare un pallone da bambine o bambini. Cominciare da lì e riappropriarsi di quella dimensione popolare che sfruttava l’occasione sportiva per parlare della società, alla società. Ripartire dal rito del gioco e dalle persone che vi prendono parte, in campo e in tribuna, per guadagnarne in solidarietà, rispetto, amicizia, vicinanza».
Queste e molte altre le suggestioni che Riccardo Cucchi, tra i massimi radiocronisti sportivi nazionali la cui carriera è partita proprio dalla redazione regionale molisana della Rai, propone attraverso la voce sì del grande giornalista sportivo ma soprattutto dell’appassionato. Un libro – la sua quarta opera – “Un altro calcio è ancora possibile”, presentato ieri presso la libreria Risguardi di via Veneto a Campobasso alla presenza di vecchi colleghi e appassionati di calcio, che mette in luce il lato migliore del calcio, ossia ciò che potrebbe davvero essere. «Il calcio è immerso nella vita, ne è parte stessa, è una delle tante attività umane. Immaginarlo isolato dal contesto sociale, politico ed economico è pura illusione. Il calcio è una sorta di carta assorbente che si impregna di tutto ciò di cui è impregnata a sua volta la società. Ma ha un obbligo etico imprescindibile: deve promuovere valori. Non può rinunciarvi senza pagare il prezzo di smarrire la sua stessa identità».