Riflessioni sulla IX Giornata per la Salvaguardia del Creato

Dallo studioso del Centro Studi Guardialfiera Vincenzo Di Sabato riceviamo un documento riguardante la IX Giornata per la Salvaguardia del Creato che si celebra oggi.

Ci imbattiamo nel corso dell’anno fra 119 “Giornate Mondiali” riconosciute dall’Onu. In media una ogni tre giorni. E c’è il rischio, forse, di voler celebrare tutto per celebrare nulla. Esse, tuttavia, di volta in volta e nei luoghi più disparati del mondo, portano azioni, progetti, denunce. Ingredienti capaci di affrontare e risolvere i problemi dell’umanità.

liscione_1Ricorre oggi lunedì 1° Settembre la IX Giornata per la Salvaguardia del Creato, promossa dalle Conferenze Episcopali delle Chiese d’Europa, con il tema, quest’anno, di “educare alla bellezza, alla custodia dell’Universo, per la salute della specie umana, dei nostri paesi, delle nostre città”. Agli uomini viene chiesto ancora lo sforzo di porre come priorità, l’impegno culturale teso ad acquisire una coscienza ecologica; il coraggio della denuncia in presenza di disastri; e il fervore nella costruzione di una rete di speranza. Attraverso la piccolezza dei nostri annuali pensieri – fin dalla sua istituzione – abbiamo cercato sempre di intravedere (senza dirlo) la presenza e l’onnipotenza del “Creatore del cielo e della terra e delle cose visibili e invisibili”. Una onnipotenza che ci abbaglia nell’immaginario  “ottavo giorno della creazione”: quello riferito a noi, oggi, amministratori e cittadini della natura e dello spazio. Ed è proprio mediante questo intreccio, seppur nella evoluzione o nel capovolgimento della società, che ci sembra udire, paurosamente, le parole incisive e silenziose della Genesi: lavorate e custodite… e quelle più cariche di affanno, pronunciate da Giovanni Paolo II, ora Santo, allorché così esclamava all’umanità: Pace con Dio creatore, pace con tutto il creato. Moniti inalienabili all’uomo di oggi insidiato nella sua pace da ciò che produce; dalle nuvole avvelenate che lottano contro il sole; dalle brame affaristiche che immiseriscono le foreste; dai piromani scellerati che bruciano i nostri boschi.

Siamo di fronte ad ogni genere di scempi naturalistici. Ed il tutto nasce dal fatto che abbiamo perso il legame vitale con l’ambiente. Calpestiamo, imbrattiamo, devastiamo le meraviglie della natura e dell’arte. “Il ragazzo – ha osservato Vittorio Sgarbi a Guardialfiera – il ragazzo vede e imita. E butta per terra bottiglie, scatole, carta senza imbarazzo. Siamo i saccheggiatori e i predatori di Madre Terra”. Eppure – poetava Giose Rimanelli – siamo nati e viviamo su un mirabile pezzo di terreno piccolo come un fazzoletto, nascosto in una tasca dell’Appennino: si chiama Molise. Sul fazzoletto vi sono minuscoli ricami fatti a tombolo che i geografi hanno denominato paesi. E Francesco Jovine, guardiese, gran cantore dei nostri luoghi, così – da parte sua – introduceva nel 1948, insieme ad Ignazio Silone, il fastoso volume azzurro del Touring Club d’Italia, dedicato all’Abruzzo ed al Molise: Anche nei minuti villaggi, fra le rustiche architetture, occhieggia una finestra; si apre un cortile; brilla un elemento modesto d’arte. Il Molise si schiude in struggenti e singolari aspetti del suo paesaggio e delle sue acque limpide e celesti.

C’è, in sostanza, da eccitare il cuore perché rispetti l’armonia universale; disciplinare la mano perché produca; purificare l’occhio perché ammiri la dignità della creazione. E guardo, perciò, con gli occhi e col cuore – qui – sotto il mio terrazzo, la natura che si esibisce in un grande spettacolo di illusionismo e che si ripete ad ogni crepuscolo, quaggiù, dentro una gemma di smeraldo, ai piedi ed ai fianchi delle colline spennellate di verde tenero, tra Monte Peloso e Gravellina. Si tratta, insomma, del più fascinoso fra i laghi belli del Mezzogiorno cioè dell’incantevole specchio d’acqua di Guardialfiera, dentro il quale la cupola del cielo, le immagini riflesse del paese e del creato circostante, diventano più reali del vero. Ma è malato, minato, umiliato. Il dormiveglia politico e burocratico che perdura da decenni, ha soffocato anche il pianto mai capìto, mai risarcito dei nostri ortolani, usurpati, sfrattati, in diaspora nel mondo. Ed i nostri giardinieri, già di seconda e terza generazione, per le loro “Terre del Sacramento” sommerse da 170 milioni di mc d’acqua, non hanno ancora ottenuto la legittima riscossa di vita. Ed il lago, ahimè, non si è più trasfigurato nell’intravisto volano turistico in grado di alimentare circuiti occupazionali ed economici, né ha più aperto un futuro  ai giovani di oggi senza futuro. Viceversa il bacino, alimentato da un Biferno in agonia e per il mancato svuotamento  del pietrame e dei sedimenti tossici, insistentemente implorato “rischia  – ci ha profetato Roberto Nevini, geologo fiorentino – rischia di mutarsi in desolante scenario paludoso e desertico”. 

“L’ambiente non può essere devastato” ha avvertito più volte con tono appassionato Papa Bergoglio a Campobasso. E don Patriciello, dalla “terra dei fuochi” urla al mondo “la disonesta e criminale gestione degli scarti industriali, ospedalieri e del conseguente disastro immane, disumano e sciocco che ci uccide. Genitori non ancora quarantenni – prosegue il parroco giornalista di Caivano – giovani, bambini, adolescenti, continuano a morire di cancro”. Alla discarica di Montagano – segnala Rocco Cirino di Ambiente e Territorio – giungono rifiuti da 80 Comuni, fin dal territorio di Caserta, percolando liquami lungo il tragitto. Guglionesi 2 – seguita Cirino – rappresenta la sesta raccolta di pattume più pericolosa d’Europa. E sugli infossati clandestini di Cercemaggiore – egli conclude – non ci è dato ancora di conoscere la percentuale di radioattività”. 

“Non sfregiamo ulteriormente, per pietà, i ridenti crinali dei colli molisani con quei mostri dalle braccia rotanti di don Chisciotte. E’ uno sputro perpetrato da un manipolo di deficienti che hanno devastato il paesaggio”. Vittorio Sgarbi ha chiuso così il 5 giugno la sua chiacchierata a Guardialfiera con i rappresentanti della stampa. [highlight]“Se, dunque, così la vita ci appare ingiusta, illogica, incomprensibile, osserviamo più spesso le stelle, il creato o l’azzurro vivo del cielo. Almeno allora la nostra anima troverà la quiete” [/highlight]Parole di luce scritte da Pavel Florenskij, matematico e teologo assetato di verità.

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