Il Segretario Provinciale dell’Ugl Fsp Polizia di Stato Vincenzo Robusto annuncia una nuova vittoria al Tar Molise e, dalla Segreteria Nazionale di Roma, gira ai media il seguente comunicato che testualmente riferisce:
“Il Tar accoglie il ricorso di un collega ingiustamente punito perché aveva espresso la propria opinione nei confronti di un superiore – Uno schiaffo alla prepotenza”. Ancora una volta l’Ugl/Fsp Polizia di Stato è riuscita a dare un sonoro schiaffo a chi, all’interno dell’Amministrazione, pensa che, nascondendosi dietro un grado, si possa trattare a proprio piacimento i colleghi che hanno una qualifica inferiore.
E’ quanto accaduto a Campobasso dove un collega in servizio alla Polizia Postale nonché rappresentante sindacale Ugl/Fsp Polizia, era stato punito con una serie di motivazioni risibili tra cui vi era quella di aver risposto in maniera “polemica” ad un proprio superiore. Il collega non si è fatto per nulla intimorire dalla pena pecuniaria notificatagli e si è rivolto direttamente ai giudici del TAR i quali, con una chiara ed articolata sentenza, hanno stabilito che tutte le motivazioni utilizzate dall’Amministrazione per punire il collega erano insussistenti.
In particolare, il TAR ha chiarito testualmente che “… la gerarchia non può sopprimere del tutto la facoltà del sottoposto di esprimere opinioni anche polemiche nei confronti del proprio superiore (espressione del fondamentale diritto alla manifestazione del pensiero), purché il sottoposto non metta in discussione la propria disponibilità ad eseguire gli ordini che gli sono impartiti”.
Questa sentenza, oltre ad aver ridato giustizia e dignità al nostro collega molisano, dimostra, ancora una volta, che di fronte all’arroganza di taluni appartenenti all’Amministrazione si può e si deve reagire per ottenere giustizia. Coloro i quali non sono disposti a chinare il capo di fronte a ingiustizie e prepotenze devono sapere che esiste un sindacato, l’Ugl/Fsp Polizia di Stato, che sta dalla loro parte non a parole ma con i fatti e che, anche in futuro, così come fatto finora con buoni risultati in diverse occasioni, farà tutto quanto è nelle sue possibilità per difendere i colleghi! [highlight]Roma 26 febbraio 2018″.[/highlight]
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“Lo avevamo già detto, con la sentenza pubblicata lo scorso 12 dicembre 2017 – continua Robusto – sono grandi notizie che, tuttavia denunciano una grave realtà. Non poche volte, infatti, l’accanimento di un superiore nel perseguire un subordinato che non gode della sua simpatia, sfocia in ingiusti provvedimenti disciplinari a carico di colleghi che, a seguito di questi, poi vengono quasi sempre assegnati a mansioni di contenuto professionale peggiorativo rispetto a quelle cui erano precedentemente assegnati.
La speranza di vedere riconosciute le proprie ragioni in seno agli stessi procedimenti disciplinari, la maggior parte delle volte, è vanificata. L’Amministrazione raramente ed eccezionalmente riconoscere la possibilità dell’errore di valutazione da parte del superiore, proponente la sanzione.
In questi due ultimi episodi, fortunatamente, ci ha pensato il TAR a dare ragione ai colleghi. Una ragione che è costata alcune migliaia di euro ciascuno per poter accedere al giudizio del Tribunale Amministrativo Regionale tramite un legale di fiducia. Il rammarico – conclude Robusto – è che nonostante la vittoria, il responsabile di tutto ciò non corre alcun rischio e non spende un centesimo. Per questa ragione, con insistenza, rivendichiamo la rivisitazione del regolamento di disciplina risalente al lontano 1981, affinché, tra l’altro, possano prevedersi conseguenze per chi, con dimostrata superficialità o abusando del grado, ponga in atto azioni vessatorie nei confronti dei subordinati ed il risarcimento delle spese affrontate dal dipendente, da parte di chi ha data impulso all’azione disciplinare”.