L’Unione delle Camere Penali Italiane passa al contrattacco e dallo stato di agitazione, proclamato ormai da qualche mese, passa all’astensione per cinque giorni dalla frequentazione dei tribunali. Il Presidente di quella del Molise, Avv. Erminio Roberto, ha spiegato in conferenza stampa le ragioni che hanno portato a questa decisione. Sono sostanzialmente tre le motivazioni: il rapporto tra Procure della Repubblica e i media che, ormai “anticipano il processo stesso. Vengono letti in conferenza stampa atti coperti da segreto come le intercettazioni telefoniche, le videoregistrazioni degli indagati e quant’altro – afferma Roberto – favorendo la conoscenza da parte del giudice di atti che dovrebbe conoscere solo successivamente”.
Si tenterebbe di modificare le norme sulla prescrizione dei processi che renderebbe gli stessi infiniti “per far rimanere il più possibile il cittadino sotto i riflettori. Il valore costituzionalmente garantito della ragionevole durata dei processi viene puntualmente sacrificato in nome della mancanza di risorse”. E poi l’uso della tecnologia sempre più presente in aula: “Una proposta di riforma dell’articolo 146 bis che prevede la partecipazione al processo dell’imputato a distanza, svilendo di fatto il diritto della difesa che prevede l’immediata interlocuzione con lo stesso”. In chiusura è proclamata la giornata del “braccialetto”, simbolicamente indossato al polso dagli avvocati, che riporta la scritta: + braccialetti – carcere. In Italia, sempre in nome delle scarse risorse, viene utilizzato pochissimo il braccialetto elettronico per coloro che sono ai domiciliari preferendo i giudici mantenere in carcere gli imputati calpestando di fatto il diritto costituzionale del principio della non colpevolezza. m.s.