Oratino, la Via Crucis in pietra del Maestro Renato Chiocchio lascia il posto a calchi di gesso. L’Associazione “A. Giovannitti” chiede rispetto per l’arte secolare del paese

«Nel 1992, alla presenza dell’allora Arcivescovo di Campobasso-Bojano, Mons. Ettore Di Filippo, uomo di elevata statura culturale, con esperienza anche all’ONU, e del Parroco di Oratino, Don Francesco Lanese, nella Chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo, vennero inaugurate e benedette le 14 formelle in pietra, raffiguranti la Via Crucis, realizzate dal M° Renato Chiocchio. Le sculture, opere uniche e originali, erano state commissionate, qualche mese prima, da tre cittadini oratinesi che con questo gesto, a devozione della loro fede, avevano inteso lasciare un loro ricordo per arricchire la parrocchiale del paese.

I presenti alla cerimonia di inaugurazione hanno ancora bene a mente l’emozione provata da Mons. Di Filippo durante la benedizione. A dimostrazione che, davvero, si era dinanzi ad opere di immenso valore artistico, testimonianti l’antica tradizione della lavorazione della pietra, per secoli attività peculiare della comunità oratinese.

Poi, dopo anni, nel 2011, dando esecuzione ad un parere del Soprintendente Daniele Ferrara, il parroco, Don Giuseppe Graziano, decise di rimuovere quelle formelle dalle pareti e dalle colonne della Chiesa e di sostituirle con altre, realizzate tramite stampo in gesso e in serie, negli anni Sessanta. C’è da evidenziare, in merito, che il parere della Soprintendenza non era una vera e propria ordinanza di rimozione, ma un “consiglio”. Infatti, nel testo, il documento informava il sacerdote che “facendo seguito ai contatti e ai sopralluoghi, è opportuno inoltre sostituire l’attuale Via Crucis (pur pregevole nella fattura) con altra possibilmente più antica, eventualmente disponibile in ambito diocesano, o in stile antichizzante”. Bene, questa indicazione fu ritenuta sufficiente per procedere all’avvicendamento. Uno scambio non certo alla pari. Sia per il valore artistico delle opere in pietra, rispetto a quelle in gesso, che tra l’altro, non risultano né antiche e neppure antichizzate, ma soprattutto per l’unicità e originalità delle prime, riguardo alle seconde, realizzate con uno stampo e dunque di nessun pregio artistico. Insomma un gesto sicuramente offensivo per la straordinaria tradizione e per la memoria storica e culturale di un paese legato da secoli alla realizzazione di manufatti in pietra.

La pietra è il simbolo di Oratino, un luogo che ha visto la nascita nel corso dei secoli di prospere botteghe di pittori e scultori, oltre a quelle degli indoratori e degli abili scalpellini, che hanno contribuito allo sviluppo della cultura artistica sia a livello locale, ma anche oltrepassando i confini regionali. Quindi un borgo che non solo ha avuto la capacità di testimoniare il fiorire di talenti, ma ha ricoperto un ruolo fondamentale nel nutrire e ispirare questi artisti, che hanno poi saputo portare la loro arte al di fuori delle mura cittadine, alimentando una spiccata vocazione creativa, assolutamente unica nel panorama regionale, che nel corso dei secoli ha saputo dare segnali di grande civiltà.

Va sottolineato, inoltre, che, nella stessa missiva, il Soprintendente Ferrara aveva ordinato la rimozione dei corpi illuminanti disseminati sui capitelli e sulla cornice del dipinto dell’altare della cappella a sinistra del presbiterio. Ora, mentre questi ultimi sono rimasti in loco, nessuno si è mai preoccupato di toglierli, la Via Crucis del Nostro artista venne immediatamente rimossa.

Da allora sono stati tanti i tentativi di ricollocare le sculture del M° Chiocchio lungo le navate laterali della parrocchiale di Oratino. Una raccolta di firme e varie richieste: al Parroco, all’Arcivescovo Giancarlo Maria Bregantini (incontrato in due occasioni), al Ministro dei Beni Culturali, alla Soprintendenza. Nulla di fatto. Neppure la certezza che le opere fossero conservate in buono stato. Poi, nel gennaio del 2024, l’improvvisa scomparsa del M° Chiocchio, ha ridato nuova linfa al movimento per il riposizionamento delle opere in Chiesa. L’Associazione Arturo Giovannitti, dall’inizio in prima linea in questa “battaglia”, ha convocato il Comune, le altre associazioni presenti sul territorio e alcuni cittadini onorari di Oratino. È stata prodotta una lettera, inviata al sindaco e sottoscritta dai soggetti sopraindicati. Quindi, a marzo, sempre dello scorso anno, è stata coinvolta la Soprintendente Dora Catalano, storica dell’arte, per un parere in merito. Parere cortesemente rilasciato nel giro di qualche settimana, poi inviato alla parrocchia.

Visto che neppure questo ha portato i risultati sperati, il comitato delle associazioni ha sollecitato Don Giuseppe Graziano ed ha richiesto un incontro da tenersi in Chiesa. Dopo qualche tempo, avuto l’appuntamento, il comitato ed il parroco si sono visti in un’assemblea molto partecipata. Durante la quale il sacerdote ha dichiarato che se fosse arrivato un parere del Soprintendente, indirizzato direttamente alla Parrocchia, il giorno seguente avrebbe ricollocato sulle colonne delle navate laterali le sculture in pietra. Eravamo ai primi di ottobre. Il parere è arrivato qualche mese dopo, a dicembre, prima di Natale. Ma nulla di fatto. Neppure questa volta.

Allora, dopo qualche settimana, interpellato nuovamente per aggiornamenti in merito, Don Giuseppe ha suggerito di parlare direttamente con il vescovo. E il comitato ha imboccato anche questa strada. Una delegazione delle associazioni, nel mese di febbraio, convocata dall’Arcivescovo Mons. Biagio Colaianni, si è recata in Curia. L’incontro è apparso ai partecipanti molto costruttivo ed ha fatto ben sperare per una soluzione dell’annosa vicenda, per scrivere finalmente la parola fine. Invece, dopo una settimana, ecco arrivare la proposta del prelato. Le opere verranno ricollocate, ma non sulle navate laterali, lì dove erano state installate in origine, ma nella cripta. Un’offerta che inizialmente poteva apparire come una decisione che andava nella direzione sperata per anni (rivedere finalmente quelle sculture), ma che, in effetti, per tanti cittadini, è apparsa offensiva e umiliante. Per la nostra storia, per la memoria e la tradizione artistica del paese.

Una grande delusione, un’occasione mancata per riportare la serenità e abbattere finalmente il muro della divisione che attraversa la comunità. Dunque, le anonime e seriali formelle in gesso, realizzate con uno stampo privo di ogni valore artistico, sarebbero rimaste al loro posto, in bella vista. Mentre le sculture in pietra, uniche e originali, sarebbero state relegate nello scantinato. Perché di questo si tratta. Non di una cripta, ma di un cunicolo, l’antica fossa mortuaria, recuperata dopo i lavori di restauro del sacro edificio in cui si accede tramite una passerella metallica.

A questo punto, la questione che più sembra distare dall’esercizio del pensiero logico è la seguente: perché, per quale ragione teologica, liturgica, estetica o semplicemente pratica, è da preferirsi l’esposizione di omologate cineserie a opere artisticamente di indubbia qualità, toccanti come quelle realizzate da un importante maestro oratinese? Opere che, assieme all’affresco ritrovato di Ciriaco Brunetti raffigurante l’Assunzione della Vergine, alla statua lignea di San Rocco riconducibile a Silverio Giovannitti, al busto di San Francesco di Giacomo Colombo, al San Giuseppe di Nicola Giovannitti, all’Ostensorio di Isaia Salati, alla statua di San Gennaro di Domenico Giovannitti, al San Bonifacio di Crescenzo Ranallo, all’Ultima Cena di Amedeo Trivisonno, all’Assunzione della Vergine di Antonio d’Attellis, sarebbero in grado di arricchire ancora di più il patrimonio artistico di Santa Maria Assunta. Opere che, inoltre, comunicherebbero l’importante messaggio che l’arte oratinese non si è interrotta in un passato ormai concluso ma continua a vivere e perpetuarsi nell’oggi.

Infine, viene da domandarci: chi e con quale plausibilità di motivazioni è davvero tanto contrario acché un progetto così dotato di senso del bello, del conveniente e della pietas si concretizzi? La risposta a queste domande vorremo che la diano anche coloro che non vivono la realtà oratinese, ma appartengono a questa regione che ha tanto da offrire, in termini di proposizione artistica, culturale, paesaggistica e architettonica. Oggi ci interessa far conoscere questa insensata storia. E continuare a batterci affinché la mortificazione subita dal nostro paese non venga riproposta in altri luoghi, sminuendo e occultando quanto di importante questa regione è in grado di offrire all’arte, alla spiritualità, alla cultura».

Associazione Culturale Arturo Giovannitti – Oratino