«O vere rice?» e «Quanto sa di sale lo altrui pane…»

* di Franco Di Biase

«“O vere rice?”  modo di dire partenopeo, solo per la traduzione letterale, che serve a rafforzare una situazione di fatto. Ma veramente? È un modo di dire, ma anche di fare, di quelle persone che non credendo alle  proprie orecchie vogliono a tutti i costi avere la conferma di quello che stanno ascoltando. Sarebbe come dire che la squadra di hockey su prato, metti, di Provvidenti, abbia battuto la nazione statunitense …. o vere rice? Altro modo di dire per affermare un qualcosa, ma questa volta a parti inverse, lo usava il mio amico, purtroppo compianto, Antonio quando disse. “tu prime e parlà che me t’ha sta zitte!”. Modo surreale di dire che si fosse informato bene e quello che stava sentendo fosse la verità.

Questo “cappello” per parlare dell’eventualità delle dimissioni degli assessori regionali con relativa entrata in Consiglio Regionale dei primi dei non eletti. Sembra che se non entrino i primi dei non eletti le commissioni regionali non possano funzionare a pieno regime. Questa è l’interpretazione che qualcuno ha dato, qualcuno degli assessori che dovrebbe dimettersi. Giusto per allinearsi con la possibilità di dimissioni.

Io, ovviamente, non essendo assessore regionale interpreto la cosa a modo mio. Voglio sperare, prima di tutto che con le dimissioni e l’entrata in consiglio dei primi dei non eletti le commissioni funzionino a dovere ma mi viene da pensare che pur con l’assenza dei qualche consigliere/assessore la commissione in questione possa tranquillamente lavorare. Sono solo tre i consiglieri nominati assessori e se dovessero mancare, almeno numericamente, non provocherebbero nessun danno al funzionamento della commissione. Questo  se, ma questo non ne ho idea, ci siano tra gli assessori delle personalità professionali talmente forti da richiedere assolutamente la loro presenza in commissione. Allora a questo punto, per il bene del Molise, sarebbe bello e costruttivo che l’assessore in questione fosse diretto verso la commissione e non l’assessorato. La cosa la ritengo difficile perché in commissione non si gestisce alcuna cippa e ci si rimettono bei soldini. Quindi acclarato questo possiamo parlare di quella che è la parte “politica” delle dimissioni degli assessori da consiglieri regionali.

Ne parleremo immaginando una scena che ci raccontano “successa” nella giungla dove il leone girava nella savana ed incontrando gli animali ne chiedeva il nome alla risposta (per esempio la zebra) rispondeva: “io sono il leone, oggi ti scrivo e domani ti sbrano”. Sentendo questo la zebra di turno scappava via terrorizzata. Tutto bene sino a quando il leone incontrò il bufalo, ma non era il bufalo, ma qui non posso essere volgare, alla risposta del leone: “oggi ti scrivo e domani ti sbrano” il bufalo rispose: “ed io ti incorno”, il leone capì il discorso e disse: “ed io ti cancello”.

Ecco in giunta regionale con le dimissioni da consigliere ogni assessore, per non vedersi revocata la delega, istituto della revoca di spettanza del solo Presidente della Giunta, non potrà fare altro che “scappare” come la zebra per fare in modo che il leone non lo sbrani. Ovviamente in Consiglio regionale nessuno sbrana nessuno, o cane non morde cane, non ricordo bene, ma gli assessore dovranno essere tutti uniformati al punto di vista del Presidente. In questa situazione di “stati attento” vedo anche Michele Iorio perché, se come sembra, ci sia un karma politico lui lo sta provando sulla sua pelle. Con le dimissioni da consigliere che dovrà presentare lui, Michele Iorio, vivrà sulla propria pelle l’esperienza della spada di Damocle sulla testa del consigliere con il crine di cavallo nella mani del presidente della giunta. Dimissioni dell’assessore che lui iniziò a pretendere da presidente della giunta regionale portando il numero dei consiglieri ad un livello “europeo” visto che aveva nominato otto assessori. Perché si sa un assessorato non si nega a nessuno. Quindi, a arte invertite, potremmo dire che si potrà constatare di come  “sa di sale lo altrui pane”.

In ogni caso aspettiamo il passare delle “ferie di Augusto” e vedremo cosa succederà. Voglio ricordare che si dovranno gestire i fondi del PNRR, cioè prima aggiudicarseli e poi gestirli. Nei regolamenti del PNRR, per sentito dire, gli appalti di lavori pubblici sino a quattro, ma anche cinque milioni di euro, posso essere conferiti direttamente senza gara d’appalto. In una regione come la nostra, assetata ed affamata di lavoro, potrebbe essere una bella iniezione di energia per le aziende molisane che si vedrebbero coinvolte in prima persona come azienda appaltatrici e non come aziende subappaltatrici e quindi accontentarsi, sempre come aziende, del solito tozzo di pane. Rispettando tutte le regole e le norme, evitando figli e figliastri, ma facendo in modo di assegnare, trasparentemente, l’appalto a ditte molisane, di tutto il Molise, si può sperare in una resurrezione dell’economia molisana? Io ci vorrei sperare. Amministratori molisani che ne dite?

In attesa della risposta che credo non riceverò mai, vi saluto cordialmente in questa serata di agosto dandoci appuntamento alle prossime cose da dire e da fare. Statevi arrivederci ma sempre con affetto e stima».