Non solo malasanità. La lettera di un paziente della Cattolica di Campobasso

L'interno della Cattolica
L’interno della Cattolica

La malasanità nessuno la vuole, né i cittadini né la sanità pubblica o privata, perché la salute è un diritto di tutti. Essa va segnalata per evitarla al massimo e non ripetere errori. Le strutture in ogni caso vanno garantite, salvaguardate e potenziate dalla politica;  anche sporadici episodi negativi in un attimo possono azzerare il merito delle strutture stesse, pubbliche o private, medici,  professionisti eccellenti ecc. e tutti comunque possono rimanere travolti nelle propria immagine. Ma non va sottaciuta la stragrande buona sanità, per dare più ossigeno agli addetti ai lavori ed uno stimolo a fare sempre meglio. Ciò può esser fatto dal paziente medesimo sulla cui pelle si è intervenuto.

Per fatti personali dagli anni 2006/07 e successivamente, sempre come paziente, attraverso varie strutture sanitarie abruzzesi, molisane ed a Tor Vergata, ho riferito  della buona sanità diffusa, ma se si è trattato di carenze o fatiscenza strutturale come in qualche caso non ho avuto peli sulla lingua nell’interesse dello stesso nosocomio. Lo stesso On.le Ministro Remo Gaspari ad aprile del 2007, con occasione degli auguri pasquali  mi scrisse “mi congratulo, poi con te, per gli articoli con i quali porti avanti la mia stessa battaglia”. Così parlai delle esperienze positive verificate nella Cattolica di Campobasso, a cui mi indirizzarono da Tor Vergata di Roma, e ne parlai come Eccellenza di struttura sanitaria molisana ed interregionale, con esperienza positiva nei reparti di radiodiagnostica della prof.ssa Sallustio, della radioterapia del prof. Morgante. Da radiodiagnostica negli anni successivi venivo monitorato per una problematica di aneurisma addominale negli ambulatori cardiovascolari, nel 2014 arriva l’ALT del prof. P. Modugno; o interveniamo.. ed  al mio semplice o… di alternativa, ‘te ne vai…’, con estremo garbo e con fiducia nelle sue mani. Ne feci una ragione rassicurante di vita, di fede e di fiducia. Una telefonata diretta ed assicurante “il 15 ricovero alla U.O.S. cardiovascolare dei grossi vasi al terzo piano, intervento il 17”. Così in meno di 13 gg. a casa e visita di controllo il 2 aprile, giorno dal 10° anno dalla santa morte di San Giovanni Paolo II a cui è titolata la struttura e che pose la prima pietra il 19 marzo 1995. Un amico prete mi assicurava di pregare come lui: ‘Signore guida le mani del chirurgo…’. Così entrai pieno di fiducia nel Signore e nell’équipe del giovane pugliese prof. Mudugno con il tempo necessario di mormorare ’sia fatta la tua volontà…’.  Nel pomeriggio, in intensiva, sentendomi chiamare con voce da lontano nell’aprire gli occhi mi sono apparsi con camice verde e cuffia come in visione sorridenti  prima Maria… e poi il figlio Giovanni.’ Ho saputo dopo che anche un altro amico prete era  venuto nel pomeriggio per pregare ed informarsi. Il 18 ero già in reparto. Nel reparto scatta in tutti (provenienti da diverse regioni,) perché  ci si sente fratelli ed eguali, quel legame da ‘braccialetti rossi’; una solidarietà ed esperienza di vita.

Confermando quanto scrissi nel 2006/07, la  Cattolica molisana ‘Fondazione di Ricerca e Cura Giovanni Paolo II’ è la Eccellenza sanitaria del centro sud che, io come paziente  e tanti come me si augurano che le autorità politiche e sanitarie molisane difendano e potenzino per dare lavoro a giovani ricercatori, professionisti medici e personale paramedico, ma soprattutto SERVIZIO SANITARIO di Eccellenza ai deboli, ai malati del centro sud. Su quel colle boscoso spianato ove iniziarono i lavori nel 1995 e la struttura entrò in funzione verso il 2004, aleggia aria del GRANDE SANTO.

GRAZIE alla Cattolica, grazie all’équipe del prof. Modugno (dr. E.M. Centritto e dott.ssa  M. Amatuzio) ed intero reparto cardiovascolare  dei grossi vasi ed in riabilitazione, colleghi pazienti e a quanti hanno rivolto una prece.                            

Celenza sul Trigno, 5 aprile 2015  

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