“Non fu indisciplinato col dirigente”, l’Ugl Polizia di Stato plaude al verdetto del Tar Molise che riabilita un agente

In merito alla recente sentenza 529/2017 del Tar Molise che ‘riabilita’, di fatto, il comportamento ritenuto scorretto di un poliziotto in forza negli uffici della Questura di Campobasso nei confronti di un suo superiore, per il quale venne inflitta una pena pecuniaria, oltre che una sanzione disciplinare, registriamo l’intervento dell’Ugl Polizia di Stato.

Il sindacato dei poliziotti Ugl Polizia di Stato, accoglie con grande entusiasmo la sentenza 529/2017 del Tar Molise pubblicata il 12 dicembre scorso. Sentiamo di dare risalto a questa importante notizia – affermano in coro il segretario generale regionale Luigi Diamente, i segretari provinciali Antonio Natella di Isernia e Vincenzo Robusto di Campobasso.

E’ stata ridata fiducia ai colleghi che non poche volte incorrono in sanzioni disciplinari da parte dell’amministrazione di appartenenza. Provvedimento che, come nel caso specifico, potrebbero inficiare in tutto o in parte la partecipazione a concorsi per l’avanzamento di carriera, se non annullati per tempo. Duole dover constatare che proprio in seno all’amministrazione della Polizia di Stato, che istituzionalmente tutela i diritti del cittadino e salvaguarda l’applicazione delle leggi, le procedure di sanzionamento a carico dei poliziotti spesso siano in sostanza rivalse e/o accanimenti da parte della dirigenza che non vede di buon occhio il collega e spesso coglie ogni buona occasione per proporre provvedimenti disciplinari.

Benché il ricorso al giudizio del Tar rimanga l’unica opportunità per far emergere l’abuso di potere o l’applicazione viziata del procedimento disciplinare, oggi è una possibilità che pochi possono permettersi, considerate le spese necessarie per ricorrere. L’Ugl Polizia di Stato, nel gioire con il collega per il risultato raggiunto, auspica che quanto prima venga rivisitato il regolamento di disciplina ormai inadeguato e risalente al 1981, che tale modifica possa prevedere anche conseguenze per chi pone in atto azioni vessatorie nei confronti dei subordinati o abusi, e che venga reso possibile a tutti di ricorrere agli organi terzi per la valutazione dei fatti e per il riconoscimento della propria innocenza.

 

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