No ai codici identificativi, la Federazione Sindacale di Polizia chiede l’introduzione del reato di “terrorismo di piazza”

Dopo la ferma presa di posizione contro l’appello di Amnesty International Italia perché le forze di polizia siano dotate di codici identificativi alfanumerici individuali, l’Fsp Polizia, Federazione Sindacale di Polizia, torna sulla materia dell’ordine pubblico rilanciando la propria proposta di introdurre piuttosto nell’ordinamento la fattispecie di reato di “terrorismo di piazza”.

«L’esperienza dell’ultimo decennio, per non voler andare troppo addietro – spiega Valter Mazzetti, Segretario Generale Fsp Polizia -, ci ha insegnato purtroppo che il sacrosanto diritto di manifestare le proprie idee e il proprio dissenso viene ormai sistematicamente strumentalizzato e stravolto da chi ha come unico scopo la devastazione della città e l’attacco premeditato alle Forze di Polizia quali rappresentanti dello Stato.

Parallelamente, si è subdolamente insinuata l’idea che opporre ogni genere di resistenza, offendere e persino aggredire fisicamente gli operatori della sicurezza, in ogni contesto, siano fatti quasi normali considerata la sistematicità con cui avvengono, e che chi veste una divisa debba per ciò stesso sopportare ogni genere di violenza pur svolgendo solo il proprio dovere. Una situazione insostenibile aggravata da costanti tentativi di criminalizzare l’operato delle Forze dell’ordine, dal contemporaneo depotenziamento di norme tese a sanzionare e censurare molte ipotesi di torti arrecati agli operatori, e dalla carenza di tutele e garanzie su cui essi possono contare rispetto al servizio che svolgono.

Ecco perché come Fsp Polizia siamo convinti che occorra anzitutto recuperare un reale e profondo senso del rispetto delle Istituzioni e delle leggi e di chi le rappresenta garantendo ordine e sicurezza, e soprattutto che sia indispensabile predisporre strumenti normativi che consentano di arginare efficacemente i diffusi comportamenti dei violenti che trasformano le occasioni di pubbliche manifestazioni in scene di vera e propria guerriglia urbana e, più in generale, tutelare l’incolumità fisica e la dignità professionale delle donne e degli uomini in divisa. Introdurre nell’ordinamento il delitto di terrorismo di piazza – conclude Mazzetti – consentirebbe di perseguire, anche attraverso la previsione di eventuali arresti differiti, chiunque arrechi agli operatori in servizio di ordine pubblico sofferenze fisiche o psichiche, calpestando l’onore della funzione e, al tempo stesso, mettendo in pericolo la sicurezza».

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