Morire di lavoro… anche in Molise

Dalla Segreteria Generale della Fillea Cgil riceviamo e pubblichiamo la nota seguente.

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Esattamente un anno fa, il 24 luglio 2015, un cantiere edile in Macchia Valfortore divenne scenario di morte: Romica David, 39 anni, una moglie e sette figli restava folgorato durante lo svolgimento del proprio lavoro!

L’infortunio, avvenuto presso il cantiere dalla Camardo Srl,  si è verificato, come spesso accade in Italia, perché manca il rispetto delle norme più elementari di sicurezza sul lavoro: differenziale, certificazione, messa a terra, strumenti di lavoro moderni e sicuri dovrebbero essere la normalità e invece diventano un’eccezione.

L’Inail ha confermato quanto la FILLEA Cgil  denuncia da anni, e cioè l’incremento degli infortuni mortali. Si tratta di una tendenza che per il settore dell’edilizia è in atto dal 2009, anno in cui la crisi ha cominciato a generare, da una parte una forte riduzione degli addetti,  dall’altra un generale abbassamento delle condizioni di lavoro ed un depotenziamento del sistema dei controlli. E mentre con euforia si affermava che il numero di morti sul lavoro andava scendendo, i nostri numeri dimostravano che, al contrario, la frequenza oraria di infortuni mortali in edilizia cresceva vertiginosamente. Nessuno ci ha dato ascolto, nessuno ha agito per arginare le cause di questa strage, che risiedono nella palude prodotta dalla crisi nel settore, una palude fatta di appalti con ribassi del 60%, di irregolarità, di risparmi dei costi sulla sicurezza, di utilizzo di lavoro nero e grigio, voucher, false partita Iva, di turni di lavoro massacranti” condizioni che “alla già  gravosa e pericolosa condizione di lavoro degli edili hanno aggiunto ulteriori elementi di rischio”.

Di fronte a quello che sembra un vero e proprio bollettino di guerra, anche la FILLEA Cgil Molise chiede di aprire gli occhi, attivando maggiori chiediamo più controlli da parte degli organi competenti . Le morti bianche si possono assolutamente  evitare e tutti ai vari livelli ci  dobbiamo impegnare per il raggiungimento di tale obiettivo  in quanto in un Paese cosiddetto civile dopo una morte cosi atroce ci sentiamo tutti sconfitti. Il lavoratore Romica David, iscritto al nostro sindacato, ha lasciato la moglie e 7 figli minorenni, che ora attendono di conoscere la verità dalla magistratura incaricata del caso.