“In Molise si vive fuori dalle regole?”, i Precari dell’ARSP scrivono al Ministro Madia e alle alte cariche istituzionali

Il Comitato dei precari dell’Agenzia Regionale Post-Sisma (ARPS) ha inviato una nota al Ministro della Pubblica Amministrazione Maria Anna Madia e alle maggiori cariche istituzionali regionali e nazionali nella quale chiedono di annullare la procedura concorsuale ARPS indetta con determinazione n. 392 del 15/09/20167.

Gentile Ministro,

vorremmo provare, insieme a Lei, a dare una risposta alla seguente domanda: il Molise è una Regione rispettosa delle leggi e degli orientamenti dettati dallo Stato italiano? Secondo noi no. E le spieghiamo il perché.

Noi siamo un gruppo di Precari della Pubblica Amministrazione assunti, a tempo determinato, dalla Struttura Commissariale, istituita presso la Regione Molise, per far fronte alle criticità determinate dal sisma del 31/10/2002, e attraverso le proroghe dello stato di emergenza, abbiamo lavorato, quasi ininterrottamente, sino alla data del 30/04/2012, quando il Governo Monti, nonostante lo stanziamento di somme per la ricostruzione post-sisma in Molise, interruppe ogni attività.

Nel corso del 2012 la Regione Molise istituì l’Agenzia Regionale di Protezione Civile e tramite concorso pubblico reclutò 218 unità di personale (ingegneri, architetti, geometri, avvocati etc.), che avrebbero dovuto lavorare a tempo determinato per 36 mesi. Tra alterne vicende il rapporto di lavoro è cessato in data 29/02/2016.

In data 15 settembre 2016, con determinazione direttoriale n. 392, l’Agenzia Regionale di Ricostruzione post-sisma ha bandito un nuovo concorso a tempo determinato per il reclutamento di personale per lo svolgimento delle medesime attività per il perseguimento dei medesimi scopi. A livello comunitario, intanto, continuano le procedure di infrazione contro l’Italia per abuso di ricorso ai contratti a termine, e a livello nazionale, rappresentanze politiche molisane ottengono risultati importanti per la soluzione del problema del precariato in Molise (vedi emendamento sen. Roberto Ruta).

Dopo questo breve excursus, pensiamo si possa rispondere al quesito che ci eravamo posti in apertura, in Molise non si agisce nel rispetto della legislazione e degli orientamenti nazionali e comunitari.

Infatti, lavoratori con esperienza decennale, selezionati con regolare concorso pubblico sono stati mandati a casa, azzerando un patrimonio di competenze professionali, per ripartire da capo con un nuovo concorso, per selezionare nuovi lavoratori, con evidente dispendio di danaro pubblico, ed elusione della normativa che prevede, in presenza di specifici requisiti, l’avvio di processi di stabilizzazione.

Il gioco del precariato è, quindi, diventato quanto mai violento e distorto. La reiterazione dei contratti a tempo determinato costituisce un abuso e per questo lo Stato italiano ha ricevuto molteplici condanne da parte della Comunità Europea, ed oggi, anche se con ritardo, lo Stato italiano si sta adeguando alla normativa comunitaria riconoscendo, nei vari ambiti, i diritti dei lavoratori.

Tutto questo in molise non accade, noi ripartiamo con un nuovo concorso. Per cercare cosa? Professionalità di cui già si dispone reclutate attraverso regolare concorso. Dobbiamo forse abituarci all’idea che in Molise si viva fuori dalle regole, si pensi di poter eludere le norme dello Stato e gli orientamenti comunitari. Noi viviamo in uno Stato di Diritto ed è, anche, compito del Governo centrale vigilare affinché queste distorsioni non si verifichino.

Noi chiediamo, in prima istanza, al Direttore dell’ARPS l’annullamento della determinazione direttoriale n. 392 del 15/09/2016 con la quale è stata indetta la procedura concorsuale di che trattasi. Inoltre, gentile Ministro, a Lei e a tutti i Soggetti in epigrafe indicati chiediamo di intervenire, ciascuno per quanto di competenza, al fine di interrompere questa situazione di illegalità manifesta, cominciando in via preliminare con il fermare questa nuova procedura concorsuale, che duplicando la precedente, per finalità e caratteristiche, viola le norme dello Stato e sembra piuttosto obbedire ed alimentare medioevali logiche clientelari.

Richiediamo, inoltre, un incontro con Lei Ministro e con quanti avranno interesse alla situazione descritta, la quale è sicuramente lesiva delle singole posizioni dei lavoratori, ma che nel complesso pregiudica irrimediabilmente l’immagine di una Regione e di uno Stato Civile.