Michele Durante lascia il PD: «Da vincitore morale a partito irrilevante. Sarò la sentinella della nuova amministrazione cittadina»

E’ stato protagonista della scena politica cittadina negli ultimi quindici anni, nell’amministrazione di centrosinistra targata Antonio Battista nella quale ha ricoperto il prestigioso incarico di Presidente del Consiglio comunale dopo l’elezione nel 2014 come esponente di Lab CB. Michele Durante, oggi, lascia definitivamente il Partito Democratico nel quale ricopriva la carica di componente della direzione regionale definendo lo stesso partito «primo responsabile, grazie alle operazioni messe in campo dalla sua classe dirigente, della scrittura della pagina più indecente della storia amministrativa della città di Campobasso».

Presso l’Incubatore sociale di via Monsignor Bologna, questa mattina Durante ha incontrato stampa e cittadini ai quali ha voluto parlare di persona per spiegare le sue motivazioni. «Sicuramente l’abbandono da parte mia del partito non è a cuor leggero ma quando lo stesso abbandono ti consente di non dover rinnegare quello che è il tuo ideale, la tua cultura, le tue condizioni sul rapporto con i cittadini e sulla sacralità dell’amministrazione pubblica e sulle azioni politiche, allora si può uscire senza particolari traumi. – ha affermato – Purtroppo il PD, vincitore morale di queste elezioni, è stato capace di trasformarsi in un partito irrilevante a livello politico ed inutile a livello amministrativo. Il 16% venuto fuori dalle elezioni viene depauperato, attraverso trattative folli con il ‘Cantiere Civico’, consentendogli di mettere le proprie mani sull’intera città attraverso i suoi tre assessori con una esponenziale crescita attraverso le deleghe delle potenzialità di ognuno mai vista, per dire ‘abbiamo vinto’. Ed invece abbiamo perso tre volte: con le primarie, con l’accordo col Cantiere Civico (quando Marialuisa Forte avrebbe vinto, probabilmente, al ballottaggio ugualmente contro Aldo De Benedittis) e con la campagna acquisti fatta in Consiglio per garantirsi un voto in più. Io credo che questa amministrazione, a malincuore, avrà delle difficoltà. Mi dispiace, la strada doveva essere diversa ed io voglio stare apposto con me stesso».

Una situazione quantomeno “anomala” a Palazzo San Giorgio che, a detta di alcuni, sembrerebbe aver messo da parte il bene comune: «Il bene comune viene sventolato come bene supremo da parte di tutti nel momento in cui bisogna raccogliere voti e fare accordi indicibili. Io ritengo che non lo si persegue facendo accordi con persone e movimenti con i quali si hanno idee divergenti su aspetti riguardanti la vita amministrativa e sociale di una città. Il bene comune è perseguibile, a mio parere, seguendo un percorso comune, una stessa direzione. Cosa che non ravvedo nel nuovo consiglio dove vi sono persone di estrazione completamente diversa che dovranno confrontarsi con l’ambizioso programma presentato in campagna elettorale. L’unico vincitore, a mio parere, materiale e non morale di queste elezioni sembra essere l’avvocato Pino Ruta, a scapito di un Partito Democratico che ha svenduto la propria identità, la propria rappresentanza e la propria credibilità: questo non lo posso accettare».

Infine Durante ha precisato che non si tratta di un vero e proprio abbandono della scena politica ma della creazione di «un gruppo di pressione sociale della quale si sente sempre più il bisogno perché i cittadini si sentono sempre più lontani dalla politica e dalle istituzioni. Politica ed istituzioni sono due cose diverse: la politica si fa in strada, nei circoli, nelle associazioni, nelle famiglie. Oggi abbiamo bisogno di controllare ed io sarò uno di quelli che controllerà».

m.s.