Lupi di nuovo nel calcio che conta, ad Avellino una “prima” dal sapore agrodolce

CI RISIAMO DI NUOVO – Quarantaquattro anni dopo l’ultima C a tre gironi da 20, trentadue dopo l’ultima C1. Riecco il Campobasso a misurarsi con le grandi città del Sud. Niente più Notaresco e Montegiorgio, parliamo di Bari e Palermo. Da Vastogirardi a Catania è un attimo. Serie C, allora. In soldoni terzo livello del calcio italiano. Si chiami Prima Divisione (34/35), Serie C (girone C, tre tornei dal 75 al 78), oppure la C/1 (sei partecipazioni, 4 dal ’78 all’82 e due dall’87 all’89). Quella che parte il 29 agosto è quindi per la città di Campobasso l’undicesima volta in una categoria che ha cambiato spesso pelle ma non coefficiente di difficoltà.

Nel 34/35 unica avventura, in pieno Ventennio, finita con un inglorioso ultimo posto da parte del “Littorio” in un girone comprendente, tra le altre, Taranto e Pescara. Poi, dopo una lunghissima attesa, è l’Unione Sportiva Campobasso a centrare l’obiettivo nel 1975 col presidente Nucciarone e l’allenatore Balleri. Tre anni in cui, proprio come oggi, il “lupo” deve combattere con città e club di un certo prestigio. Qualche nome? Catania, Bari, Lecce, Messina, Reggina, Salernitana, Brindisi, Nocerina… Dopo aver fronteggiato pure una crisi societaria che ne mette a repentaglio la stessa sopravvivenza, cambia la ragione sociale, l’Unione diventa “Società” Sportiva, praticamente in concomitanza con la riforma dei campionati. Nasce la “crème de la crème” della categoria, la C1, sviluppata su due gironi, e la nuova “SS Campobasso” c’è, migliorandosi anno per anno sotto la gestione Falcione. Quarto posto nel ’79, idem nell’80, terzo nell’81. La dirigenza è stanca e delusa dal mancato approdo in serie B. Anche nel 1981 si rischia di chiudere baracca e burattini. Poi, però, sbuca il costruttore edile Molinari, spinto da più parti, che si mette a capo della nuova compagine societaria, centrando al primo colpo la storica promozione in serie B con una rimonta pazzesca, resasi necessaria da una partenza ad handicap.

Nel 1987, dopo l’epico ciclo della B, conclusosi sfortunatamente con la retrocessione dopo gli spareggi di Napoli con Taranto e Lazio, è di nuovo C1. Il primo anno il “Lupo” finisce quarto, ad un solo punto dal terzo posto della Reggina. I soldi sono finiti, però, e nel 1989, dopo comunque un’altra romanzesca stagione di alti e bassi, il Campobasso, cui basta un punto per salvarsi, si fa battere in casa, in rimonta, dal Monopoli, che perfeziona l’aggancio in classifica. E’ spareggio, a Catanzaro. I pugliesi però ne hanno di più e si impongono 4-1. Da allora (era l’11 giugno 1989) mai più sul terzo gradino del calcio italiano. Ci ha provato l’AC Campobasso di Adelmo Berardo nel 2001, senza successo, e si può citare il non esaltante triennio in Seconda Divisione con Capone alla presidenza, ma la mancata iscrizione del 2013 chiuse le porte ad ogni ambizione alla vigilia della riforma dei campionati, col ritorno alla C unica.

LUPI CONTRO LUPI – Centocinque chilometri di speranza, un’ora e mezza comoda comoda che incoraggia anche i più pigri. Un derby in piena regola, sia pure senza astiose rivalità e condito da buonissimi rapporti. Avellino-Campobasso alla prima stuzzica eccome. Si parte in trasferta, come da desiderio del club di Corso Vittorio Emanuele. E subito un “derby”, un derby da “lupi”, con quelli sicuramente più blasonati ed ambiziosi, dell’Avellino di Piero Braglia, già sfidato in amichevole pochi giorni fa. Non è certo andata bene alla matricola Campobasso, che pesca dal mazzo la “testa di serie” del campionato, semifinalista play-off della passata stagione, eliminata ad un passo dall’ultimo atto dal Padova. Al “Partenio-Lombardi” i rossoblù hanno messo piede una sola volta, l’8 maggio del 2011. Era l’ultima giornata della Seconda Divisione, con l’irpino Capone alla presidenza e Vincenzo Cosco in panchina. Un Campobasso già al sicuro osò pure passare in vantaggio con Balistreri, ma i verdi ribaltarono presto la situazione, imponendosi 3-1 nel primo tempo, e confermandosi al 90’. Per il resto, le visite ad Avellino si diradano nella notte dei tempi. Anzi, di precedente nel secondo dopoguerra ce n’è solo un altro, datato 12 ottobre 1952, in Quarta Serie, giocato nel vecchio impianto di “Piazza d’Armi”. Anche allora fattore campo rispettato (1-0, gol di Varutto) e il Campobasso, che curiosamente trova l’Avellino sempre da “matricola”, torna a casa senza punti, I rossoblù, allenati dal bolognese Orazio Sola, ottennero comunque una comoda salvezza in un girone (G) dalla classifica cortissima.

Sfogliando l’almanacco troviamo altri due precedenti, negli anni Trenta. Uno è meglio non ricordarlo (il 7-1 del 29 marzo 1931). Meglio soffermarsi (eh eh) sullo 0-3 della stagione successiva (19 marzo 1932), colto dai ragazzi del triestino Stritzel.

Stefano Castellitto