Un volumetto 10×15 centimetri, formato cartolina, quello presentato questo pomeriggio negli spazi della libreria “Risguardi” di via Vittorio Veneto a Campobasso. 84 pagine, compresi ringraziamenti e dediche con in copertina una bella immagine del simbolo della città, il maniero Monforte, diviso in sette brevi capitoli scritti anche con un carattere ben visibile. Due ore, poco più/poco meno, per leggerlo ed immergersi completamente nei ricordi del giovane Gianni Manusacchio, l’autore, classe 1970, “metà campobassano e metà ripese” (di Ripalimosani) che di quegli anni narra soprattutto la società e le emozioni vissute da adolescente durante il periodo d’oro del calcio cittadino: 1982-1987, gli anni della serie B.
«Cinque anni di ribalta nazionale per una città capoluogo di regione a molti oggi ancora sconosciuta. Il gioco del calcio come occasione di riscatto e cambiamento grazie alla Società Sportiva Campobasso del presidente Molinari e a un gruppo di giocatori-eroi che dall’82 all’87 ha fatto sognare tutto il Molise. La storia di una regione attraverso cinque anni di grande calcio» come scrive lo stesso Manusacchio nell’aletta anteriore del libricino.
Ricordi e sentimenti spesso e volentieri condivisi con Carmine Mastropaolo e Antonio Pastò, presenti con lui in libreria e con i quali ha intrattenuto il folto pubblico snocciolando aneddoti e istantanee che, come quelle su capitan Scorrano, hanno fatto luccicare gli occhi a più di un ascoltatore.
[… Negli anni d’oro del Campobasso calcio le tre città più popolose e importanti della nostra piccola regione – scrive l’autore – smisero di insultarsi a vicenda. I campobassani non chiamarono più in senso dispregiativo gli abitanti di Termoli pescivendoli, i termolesi non apostrofarono più gli abitanti di Campobasso montanari ed entrambi non pronunciarono più gli isernini, cipollari…] e poi [… quella storia smontò pietra dopo pietra quel provincialismo orticante tipico delle piccole realtà… ]. La forza del calcio, dunque, come riscatto sociale e conoscenza in tutta Italia (ma anche all’estero) della nostra generosa terra che stride fortemente con anni di insuccessi e fallimenti dai quali il club rossoblù ha sempre saputo rialzarsi, a testa alta, per nuove avventure (più o meno durature) che purtroppo hanno tutte come comun denominatore l’assenza di interesse della classe dei “notabili” alle vicende del pallone.
«Una classe di professionisti che all’epoca metteva in campo denari e conoscenze – come ribadito dal Mastropaolo – soprattutto per la passione e il senso di appartenenza nutrito per la città e per una sorta di ringraziamento verso i suoi cittadini, ai quali restituire una parte di quella fortuna acquisita, anche grazie a loro, nel tempo».
“Campobasso 1982” è edito da Coppola editore, un marchio di Marotta&Cafiero editori srl presso la Scugnizzeria di Melito di Napoli.
m.s.