Quarto Savona 15 è la sigla radio della Fiat Croma blindata della Questura di Palermo a bordo della quale viaggiavano l’Assistente Antonio Montinaro, l’Agente Vito Schifani, l’Agente Rocco Dicillo. Il numero 100.287 è quello impresso sul contachilometri dell’autovettura al momento dell’esplosione, lanciata a trecento metri di distanza dalla detonazione di 500 chili di tritolo.
Questi numeri raccontano quanto accaduto meglio di qualunque parola perché danno il senso concreto di ciò che è stato. La Quarto Savona 15, nonostante le sue lamiere contorte e le sue ferite aperte, non ha mai interrotto il suo cammino e se i numeri sul contachilometri sono fermi a 100.287 è solo perché le ruote, sulle strade del cielo dove lei corre, non hanno bisogno di girare.
Queste poche frasi sulla teca blindata contenente i resti dell’auto che precedeva quella con il giudice Giovanni Falcone, rimasta accartocciata nell’esplosione di Capaci il 23 maggio 1992, esprimono più di tutte l’essenza della giornata di oggi e di ciò che significa per le forze armate e per gli italiani tutti. Grazie all’impegno dell’Associazione “ConDivisa-Sicurezza e Giustizia” del coordinat0re Sost.Comm. P.S. Gianni Alfano che ha reso possibile l’evento, la preziosa teca rimarrà davanti all’ingresso della Prefettura di Campobasso anche domani.
«A 30 anni di distanza per noi e per tante altre associazioni che hanno sposato il progetto – ha detto Alfano – è un forte segnale di legalità portato qui in Molise soprattutto per i giovani, studenti e allievi poliziotti o carabinieri. Come associazione ‘ConDivisa’ abbiamo proprio questa mission, ovvero portare fortemente nelle città il segnale di voglia di legalità. Non è un caso che siamo davanti al Palazzo del Governo e non a caso oggi sono presenti tutte le massime cariche delle Forze di Polizia».
Un significato simbolico che, tuttavia, vuol significare anche e soprattutto che la lotta alla mafia non si è mai interrotta. «Nel 1992 ero in Polizia già da qualche anno e devo ammettere che il periodo delle stragi faceva davvero paura, soprattutto nelle forze dell’ordine. L’importante, però, è affrontare questo pericolo malavitoso. Abbiamo visto nella nostra regione proprio ultimamente tanti interventi contro lo spaccio di droga e questo è proprio un segnale di presenza malavitosa che attraverso la droga alimenta le casse delle mafie. Dobbiamo fare rete con associazioni, forze dell’ordine e soprattutto studenti e parlare di legalità e giustizia perché è da qui che parte la lotta contro il malaffare».
Presente alla cerimonia la vedova di Antonio Montinaro, Tina, già a Campobasso nell’aprile scorso, la quale ha voluto portare con la sua presenza un segnale forte di contrasto alla malavita che parte proprio da quel maledetto giorno in cui perse la vita suo marito. Tanti gli interventi che si sono succeduti, rivolti soprattutto alle scolaresche presenti, le quinte della Scuola Primaria “Don Milani” dell’Istituto Comprensivo “Igino Petrone” del capoluogo e della “F. Jovine”: hanno portato il loro contributo il sindaco Roberto Gravina, il Governatore Donato Toma, il Comandante Provinciale dell’Arma dei Carabinieri Luigi Dellegrazie, il Primo Dirigente della Polizia di Stato Maurizio Liberatori, il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza di Campobasso Antonello Cefalo, insieme ad una delegazione di primi cittadini molisani e alle massime autorità civili della regione.



































