
Tiene banco in questi ultimi giorni la grave crisi dell’editoria regionale con l’ultima, in ordine cronologico, vicenda riguardante la chiusura di un organo di informazione storico, il Quotidiano del Molise, in stampa da 21 anni e da oggi assente per sempre nelle edicole. Prende posizione per questo l’Associazione Stampa Molise col suo presidente Giuseppe Di Pietro che nel pomeriggio di ieri ha voluto incontrare i giornalisti per fare il punto della situazione sul sistema, sulla legge regionale in suo sostegno e su come e dove i fondi vadano concretamente a finire.
«Fermo restando le capacità umane e professionali di chi oggi perde il lavoro, come categoria dobbiamo interrogarci a fondo sulla situazione attuale del nostro settore altrimenti faremmo un danno a noi stessi. La qualità del prodotto finale dell’informazione – ha affermato il presidente Asm – dipende soprattutto dai giornalisti, dal loro grado di formazione, di tutela e preparazione e dall’adeguata retribuzione: se un giornalista percepisce 3-400 euro al mese il prodotto finale non varrà più di tanto. Quale professionalità si può chiedere a chi guadagna 400 euro?
Le testate oggi chiudono perché c’è crisi nel settore pubblicità, lo sappiamo, ma anche perché c’è poca attenzione alla qualità – ha proseguito Di Pietro – facendo anche autocritica in questo caso: notizie non date, notizie date male, copia e incolla di comunicati stampa (errori compresi) e mancano idee nuove, innovazione. I quotidiani sono quelli di 30 anni fa, nessuna nuova idea. Anche i progetti editoriali sono da rinnovare completamente. E poi c’è il problema dei progetti indiustriali: non basta aprire un sito web o una tv e pensare che resista sul mercato o, peggio ancora, pensare che ce lo finanzi il governo nazionale e/o regionale.
Come sindacato dei giornalisti i nostri prossimi passi saranno due: verificare la quantità (consistente) di finanziamenti che questo settore ha ottenuto (se andiamo a vedere gli addetti effettivi e la quantità di erogazioni ricevute probabilmente siamo in cima alle erogazioni pubbliche). Il nostro, dunque, è un dovere civico, sindacale ma anche intellettuale. Faremo un esposto alla Guardia di Finanza per chiedere di andare a verificare come sono state distribuite queste risorse e dove sono andate a finire, se hanno assolto allo scopo primario di creare lavoro.
L’altro impegno sul quale stiamo lavorando – ha terminato – è una nuova legge sull’editoria che vada a sostenere innanzitutto il lavoro nelle redazioni senza possibilità alcuna di scorciatoie e trucchetti meschini. 15 anni fa eravamo in quel filone intellettuale che si è reso conto che soprattutto in un’economia di mercato spinta, l’informazione è un bene da tutelare e deve far carico alla fiscalità generale, cioè come aiuto e non come entrata sostitutiva di altri proventi di bilancio. Bisogna svincolare dalla discrezionalità del politico di turno i finanziamenti in modo tale che, avendo tutte le carte in regola, nel giro di qualche mese lo si possa ottenere».