Le morti bianche non sono tutte uguali in Molise

Quella di ieri è stata una giornata nera per il piccolo Molise. Ancora una morte sul lavoro, una morte bianca. A Pietracatella ha ceduto la volta della chiesa dedicata a Maria Santissima di Costantinopoli da qualche tempo in restauro per i danni subiti dal terremoto del 2002, uccidendo il 54enne Giuseppe Mancino e lasciando in fin di vita altri due giovani operai: Antonio Di Iorio e Bartolomeo Moffa, tutti di una ditta edile di Riccia. L’episodio non ha sconvolto soltanto la piccola comunità fortorina ma tutto il Molise, soprattutto quello “che conta”. Sul crollo la Procura di Larino e i Carabinieri di Sant’Elia a Pianisi vogliono vederci chiaro per accertare eventuali responsabilità dovute alla messa in sicurezza della chiesa e degli stessi operai. Ma, accantonato per un attimo il fatto puramente di cronaca, soffermiamoci sullo sciame di personaggi e politici della nostra regione che hanno fatto notare la loro presenza sul luogo dell’accaduto.

Il primo ad arrivare è stato Salvatore Ciocca, consigliere regionale delegato alla ricostruzione post-sisma, oltretutto di origini della zona. Poi è stata la volta del sindaco-segretario Pd Micaela Fanelli, primo cittadino di Riccia e amica personale del povero Mancino. Il Presidente della Regione, Paolo di Laura Frattura, quello del consiglio regionale Vincenzo Niro e la consigliera Nunzia Lattanzio, il Presidente della Provincia di Campobasso Rosario De Matteis non hanno fatto mancare la loro solidarietà e vicinanza, tutti visibilmente sconvolti. “Non si può morire sul posto di lavoro. Proclameremo a Riccia una giornata di lutto cittadino come segno di colore e vicinanza…” ha detto la Fanelli. E poi giù comunicati stampa e post sui social: Ruta, Leva, Venittelli, i tre tenori del Molise hanno espresso il loro sdegno e la loro vicinanza alle famiglie coinvolte nella tragedia. E non potevano mancare, ovviamente, i sindacati.

Tutto giusto, tutto apprezzabile, tutto quasi scontato ormai il bailamme intorno a tragedie del genere se non fosse che cinque giorni fa, venerdì scorso 24 luglio, a 11,3 km e 15 minuti di auto David Romica, 39enne di origini romene, è rimasto ucciso folgorato da una scarica elettrica vicina ad una betoniera dove stava svolgendo il proprio lavoro con diligenza, come sempre, a Macchia Valfortore, sempre provincia di Campobasso, Molise. L’uomo ha lasciato a Spinete, dove viveva, la moglie e sette figli… uno più giovane dell’altro del tempo necessario che madre natura richiede. Era l’unico a portare a casa il pane e adesso la moglie non sa come fare. Per lui neanche una presenza sul posto, neanche un messaggio di solidarietà, neanche un post o un comunicato stampa, neanche un’ora di lutto cittadino, nessuno visibilmente sconvolto (salvo la moglie), nessun deputato, nessun senatore, nessun consigliere o sindaco. Solo i tanti messaggi sul web lasciati dagli amici ad una persona simpatica e onesta, amica di tutti che è morta sul lavoro, proprio come Giuseppe Mancino a Pietracatella.

Maurizio Silla

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