Sta prendendo lentamente forma la dimora “Federico II” nell’incantevole spaccato del bosco di contrada Sanbuco, a Ferrazzano, a due passi dal capoluogo. Una location che rievoca epoche storiche del passato grazie alla natura che la circonda e all’orizzonte mozzafiato che si può ammirare. A chiudere il cerchio dell’immaginazione e a farci piombare indietro nel tempo, al 1200, è la presenza di uccelli rapaci visibili da vicino. Mario Albino, custode di tutto questo, è da sempre appassionato di falconeria, come l’Imperatore Federico II, appunto, tra i primi ad esserne affascinato e ad utilizzarla per la caccia diffondendola nel vecchio continente.
Per l’Imperatore rappresentava da un lato la manifestazione simbolica del potere legata a precisi rituali ed alla costruzione di apposite strutture, dall’altro uno svago, anzi, una vera e propria passione che coltivò per tutta la vita, oltre che un mezzo per conoscere meglio la natura tanto da redigere un vero e proprio trattato sulla falconeria: De arte venandi cum avibus. Proprio come Mario Albino che ogni giorno si reca dal centro abitato alla casa nel bosco per accudire tra gli altri, un Falco pellegrino e una coppia di Poiane dalla coda rossa (tipiche dell’America). «In questo momento la Poiana femmina sta covando quattro uova – ci dice Mario – un evento del tutto eccezionale perché sappiamo che questa specie riesce al massimo a produrne tre. Queste saranno covate per quaranta giorni dopodiché, se tutto andrà per il meglio, nasceranno i piccoli».
Una passione per la Falconeria che prende vita «molto tempo fa e che ho portato avanti documentandomi su testi e sul web per farne una vera ragione di vita. Tant’è che da qualche tempo ho deciso di dedicare questo posto proprio a questa mia passione: il Federico II spero che diventi uno di quei luoghi dove sentirsi proprio parte integrante di quel preciso periodo storico». Gli interni della dimora sono tutta opera sua perché Mario Albino è soprattutto un grafico, pittore, designer e scenografo affermato in regione e fuori. «L’idea è quella di trasformare il Refugium Custodis Falconium al pian terreno della dimora in un piccolo ristorante avvolto da affreschi raffiguranti scene di guerrieri in armatura a cavallo e l’Imperatore Federico II con tutta la sua simbologia dedicata ai rapaci. Al piano superiore vi saranno i servizi e un paio di camere da letto».
Tornando alla falconeria «è un’arte per niente semplice. In questo periodo i rapaci sono in muta e non è possibile farli volare. Il Falco pellegrino, poi, ha bisogno di ampi spazi in pianura in quanto, avendo una vista superiore alla media, predilige una visuale ampia del territorio di caccia. Riesce ad individuare la preda a centinaia di metri di distanza ma non ama cacciare nei boschi dove ha grosse difficoltà. Di solito vola in zone come quella della piana di Sepino, dove l’orizzonte è molto vasto». L’addestramento invece «avviene gradualmente, attraverso l’utilizzo di bocconi di carne concessi a distanze man mano superiori. Dopodiché, una volta in volo, utilizziamo una corda con all’estremità legato un pezzo di cuoio con la carne e la facciamo roteare velocemente nell’aria: il Falco, anche da molto lontano, riesce ad inquadrarla e si precipita rientrando alla base. E’ un addestramento lungo che porta poi alla vera e propria falconeria da caccia: possono catturare lepri, piccioni, fagiani e altra selvaggina».
La nobile arte della Falconeria (quella italiana è patrimonio dell’Unesco), proprio a due passi da noi dunque, e forse nessuno ancora ne era informato. Un’arte viva e presente in tante altre parti d’Italia, che riesce a creare quel magico legame tra uomo e animale, dove l’uomo non insegna nulla all’animale ma dove quest’ultimo, dall’alto dell’istinto primario donatogli dalla natura milioni di anni fa, regala emozioni uniche a chi ha la fortuna di praticarla.
Maurizio Silla