La Sanità al tempo del Covid: la tutela di lavoro, reddito e welfare nella società della cura fino alla centralità dei territori

Una delle maggiori evidenze che emerge in questa fase critica dell’epidemia da Covid-19 è il collasso del sistema sanitario. Stiamo drammaticamente sperimentando cosa significa due decenni di progressiva trasformazione della salute da diritto a merce: drastici tagli alla spesa e al personale, ingresso ed espansione dei privati, torsione aziendalistica anche della gestione pubblica.

L’insufficienza delle risorse destinate al territorio ha reso più tardivo e ha fatto trovare disarmato il primo fronte che doveva potersi opporre al dilagare della malattia e che si è trovato esso stesso coinvolto nelle difficoltà della popolazione, pagando un prezzo in termini di vite molto alto.

Eppure nel 1978 l’istituzione del Servizio sanitario nazionale (SSN) ha rappresentato una delle conquiste più significative della storia italiana, affermando che la Repubblica tutela la salute attraverso il SSN “senza distinzioni di condizioni individuali o sociali e secondo le modalità che assicurino l’eguaglianza dei cittadini nei confronti del servizio”1 ; così il principio universalistico dell’accesso alle cure ha attuato e superato la stessa Costituzione segnando lavolontà di garantire (almeno) le prestazioni essenziali, incondizionatamente e a tutti, attraverso il finanziamento con la fiscalità generale.

La progressiva erosione del modello universalistico garantito dal Servizio Sanitario Nazionale è precedente e indipendente dall’attuale emergenza sanitaria, si discute da tempo sui tagli alle risorse economiche destinate alla sanità pubblica (giustificati da una presunta insostenibilità economica); sulla scelta del modello aziendalistico e sullo stato di abbandono della medicina territoriale (tra depotenziamento dell’assistenza domiciliare e smantellando di presidi territoriali); sull’accentuato processo di regionalizzazione lontano dai bisogno delle persone (fino al più recente programma di regionalismo differenziato); sulla spinta alla sanità privata (attraverso forme di collaborazione pubblico-privato, come la finanza di progetto); sulla diffusione dell’offerta di fondi sanitari integrativi (verso modelli assicurativi, come anche il welfare aziendale).

Lo smantellamento di fatto del modello universalistico del SSN affonda le sue radici ideologiche nelle politiche degli ultimi trent’anni che hanno sostenuto l’ondata di privatizzazioni, esternalizzazioni, liberalizzazioni, e nell’arretramento del ruolo pubblico, più in generale, nella gestione dei servizi pubblici. Si sono aggiunte poi la riforma costituzionale del Titolo V, che ha modificato il riparto di competenze tra Stato e Regioni anche in materia di salute e le regole economiche europee, dalla tutela della concorrenza e libera circolazione delle merci nel mercato interno, ai vincoli del pareggio di bilancio.

Così, a Costituzione e legislazione invariate, i principi istitutivi del SSN hanno nel tempo perso effettività. L’enorme valore del SSN appare ancora più evidente oggi in tempi emergenziali, ma è evidente che la sua fragilità è conseguenza anche delle politiche neoliberiste nazionali, europee, internazionali e del loro impatto sulla sanità pubblica.

Ora ci troviamo difronte alla frantumazione regionale del sistema sanitario nazionale (con 20 sistemi regionali differenziati, che di fatto non garantiscono l’eguaglianza dei livelli essenziali assistenziali sul territorio nazionale) e della compressione dell’universalismo nella fruizione dei servizi essenziali (esasperata dal federalismo sanitario). I tagli alle risorse del SSN hanno spinto al ricorso ai privati in grado di fornire prestazioni sanitarie in tempi rapidi e a costi inferiori al ticket imposto sulle prestazioni pubbliche, compromettendo evidentemente l’attuazione del principio universalistico.

Per giustificare i tagli alla sanità si sostiene la necessità di una gestione efficiente del SSN, eppure proprio situazioni di emergenza come quella attuale dimostrano che la garanzia universalistica dell’accesso alle cure richiede una gestione inefficiente (secondo l’efficienza del mercato); ciò non equivale a sostenere l’incentivo di sprechi, ma si tratta di garantire il servizio tenendo conto delle emergenze (si pensi all’acquisto di mascherine, respiratori, ai posti letto per le terapie intensive, poco utilizzati in tempi di gestione ordinaria).

Per guardare oltre l’emergenza è necessario considerare diversi aspetti, per un servizio sanitario pubblico eguale e di qualità, che possa garantire l’universalismo dell’accesso alle cure.

Casa del Popolo Campobasso