La pandemia fa crollare il lavoro indipendente, Confprofessioni mette in campo misure di sostegno e garanzie di continuità

Nel V Rapporto sulle libere professioni in Italia, presentato a Milano, e al quale ha preso parte telematicamente anche il presidente di Confprofessioni Molise, Riccardo Ricciardi, evidenziati gli effetti del Covid sulle diverse categorie: il lavoro indipendente è crollato e dal mercato sono stati cancellati 30mila professionisti.

Nello specifico, nei primi sei mesi del 2020, oltre 30 mila liberi professionisti, in prevalenza donne, hanno dovuto abbandonare la propria attività a causa della crisi innescata dalla pandemia, cui si sono aggiunti circa 170 mila lavoratori indipendenti su una platea di oltre 1,5 milioni di autonomi bloccati dal primo lockdown. I settori più colpiti sono quelli legati a commercio, finanza e immobiliare con un calo di quasi il 14% nel primo trimestre del 2020. Significative contrazioni pure tra le professioni dell’area tecnica (-5,7%) e amministrativa (-2,5%). Pesante il bilancio per i professionisti: datori di lavoro che nel primo trimestre del 2020 hanno registrano una flessione del 16,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La contrazione insiste prevalentemente nel Nord Italia (-23,9%), dove scende il numero di liberi professionisti senza dipendenti, e nel Centro Italia (-28,3%). In netta controtendenza il Sud Italia, dove la variazione risulta invece positiva per entrambe le componenti; a crescere è soprattutto il numero di datori di lavoro (+15,9%).

Come si evince dal Rapporto, a confermare lo stato di emergenza economica dei professionisti il massiccio ricorso alle misure di sostegno messe in campo nei vari Dpcm varati durante la pandemia. Ad aprile le Casse di previdenza professionali hanno accolto oltre 400 mila domande per l’indennità dei 600 euro, introdotta dal decreto “Cura Italia”; mentre a maggio quasi 5 milioni le richieste dei lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata pervenute all’Inps, con una percentuale di accoglimento che supera l’80%.  A ricorrere alle indennità per lo più psicologi e geometri, oltre il 60% delle domande. A seguire avvocati, ingegneri,  architetti e veterinari. Sotto il 12% i sanitari e i notai.

Tuttavia, sin dai primi giorni dell’emergenza, Confprofessioni ha cercato di assicurare, attraverso  strumenti di bilateralità, interventi concreti a favore dei liberi professionisti colpiti dalla crisi. Gli studi professionali hanno così potuto proseguire, per quanto possibile, l’attività.

Tra risorse erogate e risorse stanziate, la Confederazione, tramite l’Ente Ebipro, ha messo a disposizione oltre 30 milioni di euro. «Mi sembra – ha commentato il presidente Ricciardi – che Confprofessioni, dati alla mano, stia seguendo la crisi economica conseguente alla pandemia con molta attenzione e su ogni problematica ha proposte chiare per uscire dalla crisi. È evidente che si stia muovendo per sostenere le singole categorie garantendone la sopravvivenza». (foto archivio)

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