Interrogazione del consigliere Cefaratti sul ruolo dei medici di Medicina generale

Questa mattina, il Consigliere Regionale Gianluca Cefaratti ha depositato un’interrogazione consiliare volta ad approfondire l’attuazione del Protocollo sanitario relativo alle cure domiciliari da parte dei medici medicina generale e delle Usca.

La situazione generale di continua emergenza sanitaria richiede il contributo fattivo di tutti gli operatori del settore. Ad affiancare la campagna vaccinale è necessario coinvolgere in maniera fattiva e sostanziale i medici di medicina generale, coloro che dovrebbero essere in prima linea e dovrebbero avere, più di ogni altro, il polso della situazione sulle condizioni dei propri assistiti. In tale ottica, a livello nazionale, si è assistito ad un iter giudiziario nato da una nota dell’AIFA del 9 dicembre 2020 in merito a: “principi di gestione dei casi covid-19 nel setting domiciliare”.

La nota prevedeva che nei primi giorni di malattia da Sars-covid, i medici di medicina generale dovevano attuare, unicamente , una “vigilante attesa” e somministrazione di fans e paracetamolo, nonché indicazioni di non utilizzo di tutti i farmaci generalmente utilizzati per i pazienti affetti da covid. Successivamente è stato presentato ricorso, presso il TAR del Lazio, con l’obiettivo di sospendere la nota dell’AIFA. Ebbene l’ordinanza, dello stesso TAR Lazio, del 4 marzo 2021, ha accolto il ricorso considerando che, “a una valutazione sommaria propria della fase cautelare, il ricorso appare fondato, in relazione alla circostanza che i ricorrenti fanno valere il proprio diritto/dovere, avente giuridica rilevanza sia in sede civile che penale, di prescrivere i farmaci che essi ritengono più opportuni secondo scienza e coscienza, e che non può essere compresso nell’ottica di una attesa, potenzialmente pregiudizievole sia per il paziente che per i medici stessi”.

Ci sono state subito delle reazioni, ad esempio la Regione Piemonte ha immediatamente provveduto ad aggiornare il Protocollo per la presa in carico a domicilio dei pazienti Covid effettuata dalle Unità speciali di continuità assistenziale (Usca), dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta introducendo l’utilizzo dell’idrossiclorochina nella fase precoce della malattia, insieme a farmaci antinfiammatori non steroidei e vitamina D. Oltre alla possibilità di attivare ‘ambulatori Usca’ per gli accertamenti diagnostici altrimenti non eseguibili o difficilmente eseguibili al domicilio con l’obiettivo di evitare che i ricoveri, così come le degenze prolungate oltre l’effettiva necessità clinica, delle persone che possono essere curate a domicilio, determinino una consistente occupazione di posti letto e l’impossibilità di erogare assistenza a chi versa in condizioni più gravi e con altre patologie di maggiore complessità.

In Molise, il Commissario straordinario Dr. Angelo Giustini, sempre a seguito dell’ordinanza del TAR Lazio, ha inviato una nota alle istituzioni regionali, all’ ASREM e agli Ordini dei medici di Campobasso e Isernia esprimendo “parere favorevole ai principi enunciati nella proposta, così come elaborata dal Comitato di scopo per il diritto alla cura tempestiva domiciliare nell’epidemia Covid, rappresentato dal presidente avvocato Erich Grimaldi, al fine di supportare a distanza pazienti positivi, sintomatici, attraverso una adeguata assistenza a domicilio”.

Per tali ragioni il presidente della IV Commissione Gianluca Cefaratti ha presentato un’interrogazione chiedendo in cosa si sostanzia, concretamente, la presa di posizione del Commissario straordinario e quali sono i termini del Protocollo in questione che si intendono attuare.

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