Il segretario nazionale di CasaPound Simone Di Stefano al Sacrario dei Caduti in Guerra: “Una perla rara, siamo qui per non dimenticare”

Una collina Monforte blindata dalle forze dell’ordine ha accolto ieri pomeriggio l’arrivo di Simone Di Stefano, segretario nazionale di CasaPound in visita in Molise per accompagnare il candidato Presidente alle elezioni regionali del 22 aprile prossimo Agostino Di Giacomo in un tour ristretto tra Campomarino, Campobasso e Isernia.

Una trentina di militanti lo ha atteso davanti alla chiesa di San Giorgio da dove, in cammino, hanno percorso l’ultima salita che porta al maniero del capoluogo dove, sull’altare all’interno del Sacrario dei Caduti in Guerra, è stato posto un fascio di fiori bardato tricolore.

“Siamo qui per non dimenticare – ha detto Di Stefano – che se a un certo punto della propria vita un ragazzo di 17 anni è capace di alzarsi dal letto e partire volontario per il fronte per la Nazione, vuol dire che in questo popolo c’è ancora la forza di riprendere l’Italia e rimetterla nel verso giusto, e noi siamo qua sostanzialmente per questo.

L’Italia oggi non va più nella giusta direzione e, ci tengo a dire, se qualcuno ce la rimettesse al posto nostro saremmo i più contenti di tutti. Non ci sbatteremmo più di tanto per fare politica perché il nostro interesse non è sedersi lì, o andare in consiglio: vogliamo andarci perché le cose stanno andando male e vorremmo dare il nostro contributo. Ma se qualcuno lo facesse al posto nostro ce ne guarderemmo bene perché la politica alla fine non è una cosa bellissima, diciamoci la verità…

Però quando veniamo in questi posti, nei Sacrari, possiamo riempirci il cuore di speranza perché in ogni caso capiamo che questa Nazione non può essere sconfitta perché, vuoi o non vuoi, nella crisi più totale, alla fine viene fuori sempre un pugno di uomini e di donne, ragazzi e ragazze pronti a tutto pur di salvare l’Italia, e questa è la cosa più importante.

Dobbiamo essere noi a riportare questo spirito nel nostro popolo indipendentemente dal risultato politico ed elettorale – ha continuato -. Dobbiamo pensare più di ogni altra cosa a far capire agli italiani che oggi sono qui perché ci sono stati loro (i caduti ndr.) e dobbiamo farglieli conoscere, mantenendo questi posti nel massimo della dignità.

Questa (il Sacrario del Monforte, ndr.) è una perla rara perché, credetemi, è tenuto benissimo. Ho visto posti girando l’Italia dove ai caduti non è riservato neanche un fiore. In tanti ci hanno criticato per il video al Sacrario di Re di Puglia, dicendo di usare i morti in campagna elettorale per ottenere voti. No, noi oggi possiamo andare lì a testa alta e dire: ci rifacciamo a quei ragazzi – conclude Di Stefano – e possiamo farlo perché ogni anno diamo ai monumenti ai caduti la sacralità che meritano e siamo orgogliosi di quello che facciamo indipendentemente da tutto il resto. L’appuntamento politico, credetemi, è la cosa meno importante…”.

 

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