Il Natale degli eventi alla “Jovine”, tante le iniziative messe in campo in questi giorni dalla scuola di via Friuli

Ci si è preparati con i fiocchi al Natale in casa Jovine. L’Istituto Comprensivo di via Friuli ha infatti organizzato varie iniziative in queste settimane, coinvolgendo in pieno i suoi alunni. Un’atmosfera magica è stata creata dai nonni degli alunni di quinta durante il laboratorio di ascolto ‘Il Natale dei nonni’: un tuffo nel passato dalla voce dei testimoni diretti che hanno vissuto e sofferto il Natale del dopoguerra. “Non avevamo nulla o poco, non ricevevamo regali da Babbo Natale, che neanche conoscevamo, ma eravamo felici perché eravamo uniti”, hanno raccontato i nonni.

“Natale era la festa del Bambinello – hanno aggiunto – della chiesa, della tavola imbandita con tutta la famiglia lì riunita. Non avevamo la visione di cos’altro potessimo desiderare e quindi ci sembrava che avessimo tutto. E forse non sbagliavamo, perché le cose più importanti c’erano”. C’era il camino a cui il capofamiglia dava la prima forchettata di cibo per aprire la cena della Vigilia, “perché anche il fuoco doveva mangiare”, e c’era “il capitone che non voleva morire mai mentre tutta la famiglia si impegnava in una lotta per riusicre ad ucciderlo”.

“L’anguilla si mangiava al sugo – ha ricordato una nonna – o arrosto, ma era devozione assaggiarla, come il baccalà. Non c’era il panettone, per dolce mangiavamo le pastarelle” e “il sanguinaccio  – ha ricordato un altro nonno – fatto con sangue di maiale, vino cotto e cioccolato: era buonissimo”. Il Natale aveva un altro sapore, era una festa prettamente religiosa “e sempre innevata. A Campobasso – precisa ancora un nonno – iniziava a nevicare a fine novembre e finiva a Pasqua. La città terminava nei pressi dell’attuale passaggio a livello, dopo il quale non c’era più nulla, solo campagna innevata e lupi che arrivavano anche davanti alle case. Faceva tanto freddo e tra le lenzuola la sera si metteva il mattone caldo o ‘il monaco’, il braciere semispento che a volte incendiava il letto”.

Gli alunni della Jovine hanno ascoltato con curiosità i racconti dei nonni, formulando domande interessate sul tema, spinti dal desiderio di conoscere a fondo una realtà tanto diversa dalla loro. Ma curiosità e interesse non sono mancati nei giorni successivi anche nel laboratorio poetico realizzato con la poetessa molisana, premio Montale, Tiziana Antonilli. Grazie alla mediazione della presidente dell’Uli, Brunella Santoli, la poetessa ha incontrato gli alunni di due classi quinte per dare profondità e tangibilità al percorso laboratoriale mirato sulla didattica del testo poetico, portata avanti nelle ore curriculari. La poetessa ha saputo inserirsi nelle dinamiche conoscitive degli alunni e stupirli con proposte creative fuori dagli schemi, proiettate a stimolare brillantemente il pensiero laterale dei bambini e la loro libertà immaginativa e creativa. E allora ecco come creare un distico dall’ascolto ad occhi chiusi di suoni ancestrali, ed ecco come incatenare in una terzina le emozioni che una danza può suscitare. Per non parlare degli oggetti, quelli semplici di ogni giorno e di quanta poesia possano ‘sprigionare’ se li si sa guardare con gli occhi della creatività. Ma anche il proprio nome può diventare poesia in un acrostico, oppure una pagina di giornale che si trasforma in verso se usiamo forbici, parole giuste e filo logico. Tante attività da cui è nato un momento indimenticabile sulla poesia come visione del mondo e della vita. “Perché la creatività è esperienza personale che rende liberi e appagati – ha insegnato la poetessa – anche nel diritto di non provare e di non creare. Difendete sempre la vostra libertà”. Rottura dell’ordinario ed elaborazione dell’ispirazione  per rendere inedito, significativo e autentico ogni pensiero.

Come quello espresso nella recita di Natale dai bimbi delle classi prime, un pensiero affatto scontato, secondo cui anche chi sbaglia non va lasciato solo  Davanti ad un folto pubblico, i piccoli attori hanno interpretato ‘Stelle come-te?’, una semplice storia che dona la speranza che anche chi sbaglia non deve mai perdere. Come una stella senza luce può diventare la stella cometa, che ha il posto più importante nel cielo di Natale, così ogni uomo può imparare dai propri errori e ritrovare la fiducia in se stesso. In tempo di Avvento, un lieto fine che ha riscaldato i cuori di grandi e piccini  e riportato l’atmosfera natalizia nella scuola.

Atmosfere intense sono state fruibili alla Jovine, in questi giorni, anche grazie ai concerti realizzati dalla giovane orchestra della scuola, che si è esibita in vari brani inediti e tradizionali, come ‘The house of the rising sun’, la trascrizione per orchestra del celebre brano degli Animals; poi ‘Indian rap’, composizione ispirata alla musica indiana; di seguito ‘Pata Pata’, trascrizione per orchestra del brano di Miriam Makeba e poi l’immancabile riferimento alla produzione musicale ispirata al Natale, con una fantasia strumentale composta da più brani; brano conclusivo ‘Una scuola rap’, con ritornello musicale e strofe rap create dagli alunni che seguono i corsi di strumento musicale alla Jovine.

E poiché la scuola è anche esercizio fisico e relazionalità, per questo Natale alla Jovine non sono mancati neanche i momenti sportivi.  Il presidente della Virtus ha visitato la scuola e ha donato un kit da palestra grazie al risultato ottenuto alla corsa podistica ‘Su e Giù’, a cui la Jovine ha partecipato ricevendo anche una coppa. Nei giorni successivi poi gli studenti hanno partecipato al torneo di calcio a 5 di Natale: 18 alunni della Jovine hanno preso parte al torneo, non competitivo, al quale hanno partecipato anche altre scuole e al termine del quale la scuola è stata premiata.

Una carrellata di eventi dunque, che ha tenuto motivatamente impegnati studenti, docenti, personale amministrativo e dirigenza, tutti uniti nello sforzo comune di arricchire sempre più e in modo appropriato l’offerta formativa della scuola di Via Friuli.