Sul tabellone in alto si legge: Magnolia – Reyer.
Già vedere quei due nomi affiancati riempie di orgoglio.
Non è la prima volta che accade, ma è sempre un’emozione.
Ma poi è il resto di quel che brilla sul tabellone che colpisce…
Punteggio: 63-64.
Il quarto di gioco porta il numero 4. È l’ultimo quindi.
Il tempo che manca alla fine è indicato da quel 12:6 in giallo.
12 secondi e briciole, perciò, alla fine di una partita bellissima.
Ecco… l’immagine di quel tabellone è una di quelle da conservare nel cuore.
Ammesso che abbia ripreso a battere dopo quelle emozioni.
È da conservare perché dice dov’è arrivata la Magnolia in pochissimi anni: a giocarsela alla pari, fino alla fine, con una corazzata blasonata come la Reyer Venezia.
E non in una partita di regular season, ma in una semifinale scudetto: la vetta più alta mai raggiunta da un team molisano in uno sport di squadra.
Ed è da conservare perché mostra quello che ancora manca: solo 12 secondi.
12 secondi da riempire con l’esperienza (e sicuramente la sera dell’8 maggio 2024 ne è stata acquisita tanta), col talento, con la prosecuzione del grande e lungimirante lavoro sul settore giovanile.
Ma non sono da riempire col pubblico e con l’affetto di un’intera città.
Quello c’è già, da tempo, fin dall’inizio.
Ed è già da scudetto. Per unanime riconoscimento nel mondo del basket in rosa e non solo.
In un anno difficilmente ripetibile, che ha visto la città vivere tanti momenti di gioia negli sport di squadra tra basket, calcio e pallavolo, le immagini dei tifosi della Magnolia spiccano sulle altre per bellezza e valore.
In una Molisana Arena sold out i tifosi sono lì che si alzano in piedi a cantare Un giorno all’improvviso per omaggiare così i Fiori d’Acciaio nell’ultimo, fantastico, minuto di una stagione luminosa.
Anche se ormai il tabellone segna 63-66 e il cronometro è sceso a zero, si stringono intorno alla squadra appena sconfitta esponendo uno striscione che recita: grazie per averci regalato un sogno.
Sorridono davanti agli obiettivi dei fotografi e agli schermi dei cellulari che immortalano il loro abbraccio collettivo ai Fiori d’Acciaio e al loro condottiero…
Da campobassano, sono orgoglioso di tutto questo.
E mi identifico in quelle immagini, perché la scommessa è stata vinta.
Cinque anni fa, in un’altra lettera indirizzata alle Magnolie al termine della stagione in A2, avevo scritto:
“In tempi nei quali l’omologazione imperante rende difficile identificarsi in qualcosa di specifico o in cui si tende a guardare sempre e soltanto a ciò che divide e separa, la squadra delle cestiste rossoblù è riuscita nell’intento di unire e di compattare. E, soprattutto, di rappresentare realmente la città il cui nome ha portato in giro sui parquet di mezza Italia”.
E poco oltre: “La parola «progetto», in casa Magnolia, assume un significato concreto”.
Ecco… mercoledì sera, ne abbiamo avuto l’ennesima conferma.
Grazie Magnolia!
Grazie davvero!
Vittorio Mancini