Roberto Gravina – Nel nostro paese, le istituzioni e la società civile devono rappresentare un tutt’uno, soprattutto quando si tratta di onorare le vittime di genocidi e persecuzioni che hanno disseminato odio e dolore in ogni parte del mondo. – ha detto il sindaco di Campobasso, Roberto Gravina – La coscienza di ciò che l’odio razziale ed etnico genera, dei conflitti che scatena a tutto campo, va resa evidente e portata, con il ricordo costante, a conoscenza dei più giovani. In questo, – ha sottolineato il sindaco Gravina – il mondo dell’istruzione nel suo complesso assume un ruolo decisivo nell’accompagnare le nostre giovani generazioni nell’approfondimento di temi che costituiscono memoria e patrimonio doloroso del nostro Stato, della nostra storia e della nostra popolazione. È per questo che sia oggi, nella Giornata dedicata al Ricordo delle Vittime delle Foibe, vero e proprio sterminio etnico perpetrato in Istria, Dalmazia e Venezia Giulia, e sia in occasione della Giornata della Memoria dello scorso 27 gennaio, la nostra Amministrazione ha voluto indirizzare il suo messaggio e le sue attività principalmente verso i più giovani, verso gli studenti. Sono loro che dovranno continuare, nel tempo, a tenere vivo il ricordo e la memoria delle sofferenze patite dai perseguitati e il dolore dei sopravvissuti alle tragedie della storia. Saper riconoscere i motivi di ciò che genera odio e discriminazione oggi come allora, è determinante per contribuire, ognuno in prima persona, a proteggere i principi democratici della società e della nazione in cui viviamo.
Sen. Costanzo Della Porta e On. Elisabetta Lancellotta – In primis, il ricordo di tutti noi va alle migliaia di vittime dei massacri delle Foibe da parte dei partigiani comunisti (la tecnica di eliminazione nelle foibe era già stata collaudata e praticata dalle bande partigiane di Tito nella prima invasione dell’Istria, dopo l’8 settembre 1943, ndr) e all’esodo giuliano-dalmata. Partiamo sempre dal presupposto che il ricordo e l’analisi storiografica degli eventi, che hanno scandito il nostro passato, siano elementi indispensabili per non commettere nuovamente gli stessi errori. Gli avvenimenti tragici della storia vanno ricordati, parlandone e riflettendone con i più giovani, affinché si comprenda come la prepotenza sia da tenere lontana in ogni ambito della nostra società. L’analisi degli eventi della nostra storia è un impegno di civiltà, anche perché, come sappiamo la storiografia ha iniziato a parlare delle Foibe con un ritardo di 60 anni, fin quando in Italia con la legge numero 92 del 30 marzo 2004 fu riconosciuta ufficialmente questa tragedia, istituito il Giorno del Ricordo e riportata alla memoria di tutti una pagina nera della storia del ‘900.
Donato Toma – Le ideologie razziste dei regimi dittatoriali, sfociate nei crimini aberranti perpetrati a metà del Novecento, echeggiano ancora nelle pieghe più dolorose della storia della nostra patria. Nel Giorno del Ricordo, quello in cui riemerge dall’oblio l’orrore delle foibe, un senso di nausea pervade le nostre coscienze. Sentiamo ancora forte l’odore putrido di quei comportamenti deviati e perversi, fondati sull’umiliazione dell’altro, sullo stupro delle povere anime che patirono il più atroce dei supplizi.
Erano cittadini del mondo, come noi. Migliaia di italiani dell’Istria, del Quarnaro e della Dalmazia. Donne e uomini privati di qualsiasi forma di dignità umana, degli affetti, della vita. Ma non di quel valore universale insito nel loro sacrificio, che tutti noi, oggi, abbiamo il dovere di restituire al presente sotto forma di avvertimento. Per lungo tempo la barbarie delle fosse comuni nel sottosuolo del Carso, dove una quantità enorme di nostri connazionali fu gettata dopo essere stata torturata e assassinata dalle milizie del regime di Tito, è stata negata alla verità storica. Ma quelle violenze inenarrabili sono parte del patrimonio generico dell’Italia repubblicana, di una memoria del sé e del noi nel tempo, che dobbiamo custodire collettivamente con responsabilità, amplificandola, tramandando la consapevolezza di quell’infamia, alle nuove generazioni. E’ un impegno civile cui non potremo mai sottrarci, come ineludibile dovrà essere il desiderio di conoscere e approfondire il nostro passato, quello felice e quello che ancora oggi ci atterrisce.
Ricordo, cordoglio e meditazione ci guidino in questa giornata e oltre, in Molise e ovunque nel mondo. Fuori dal buco nero delle foibe, fuori da qualsiasi condotta violenta e forma di prevaricazione, di oppressione del singolo, di un popolo o dell’intera umanità.
Avv. Franco Macerola (FdI Venafro) – “Il Giorno del ricordo” è una ricorrenza italiana, celebrata il 10 febbraio, per evidenziare i massacri delle foibe e l’esodo giuliano dalmata. La giornata, è stata istituita con la legge 30 marzo 2004 n. 92. “La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale ‘Giorno del ricordo al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. Con queste parole si istituisce il ricordo di uno degli avvenimenti più dolorosi, e spesso divisivi, della storia italiana. Il giorno 10 febbraio è stato scelto perché in quella data, nel 1947, furono firmati i trattati di pace di Parigi che assegnavano alla Jugoslavia l’Istria, il Quarnaro, la città di Zara con la sua provincia e la maggior parte della Venezia Giulia, fino ad allora appartenuti all’Italia.
Con il ritorno di questi territori alla Jugoslavia ci fu un vero e proprio massacro dei cittadini di nazionalità italiana con una rappresaglia feroce e una vera e propria pulizia etnica: prigionia, campi di lavoro forzato e morte nelle foibe, cavità naturali profonde anche centinaia di metri. Molti altri furono trucidati dall’esercito jugoslavi di Tito. In totale le vittime furono circa 20.000 tra uomini, donne anziani e bambini. Molti altri scapparono e da qui si ricorda il grande esodo che coinvolse tra 250mila e 350mila persone.
Il circolo Fratelli D’Italia di Venafro, scevro da qualsiasi appartenenza politica e partitica, lo scorso anno chiedeva – al Sindaco Avv. Alfredo Ricci e alla sua Giunta Comunale, l’Intitolazione di una strada, un parco o uno spazio pubblico ai “MARTIRI DELLE FOIBE”. Risposte non sono ancora arrivate ma, la storia che non può essere cancellata, neppure a distanza di molti decenni, chiede che questi martiri vengano degnamente ricordati in tutto il nostro Paese. Troppo tempo è passato e troppo si è tenuta nascosta la verità su quelle vittime innocenti che furono giustiziati o costretti all’esilio, colpevoli solo perché Italiani. Nonostante il lungo lasso di tempo trascorso dal giorno della nostra richiesta, nessuna risposta è pervenuta al proponente Circolo e nessuna decisione è stata presa in proposito.
Dunque anche questo 2023, latitante l’istituzione comunale, il ricordo avviene solo nelle scuole che a Venafro come altrove contribuiscono a non far dimenticare questo martirio.
On. Aldo Patriciello – È triste pensare alla sorte toccata a tanti, troppi italiani in Istria, Dalmazia e Venezia Giulia nel corso della seconda guerra mondiale: vittime prima della follia nazionalista e poi, nei decenni successivi, del pregiudizio ideologico che ne ha soffocato la memoria.
Una sciagura nazionale sottovalutata e ignorata per anni, diventata finalmente storia condivisa e accettata grazie all’instancabile tenacia degli esuli e dei loro discendenti. Oggi, per fortuna, non è più così. Ma la memoria senza consapevolezza rischia di essere solo vuota retorica.
Ecco perché il Giorno del ricordo e la tragedia delle foibe sono pagine di storia che meritano di essere lette per intero. Per non dimenticare. Mai.
