A margine del risultato puramente “tecnico” da parte degli uomini della Squadra Mobile guidati dal dottor Raffaele Iasi nell’operazione “Pinocchio” sviscerato in conferenza stampa questa mattina, il Procuratore della Repubblica di Campobasso, Nicola D’Angelo, si è soffermato una volta di più sul “problema droga” celato quasi sempre da altri reati. Già da alcuni anni D’Angelo ha lasciato intendere una guerra senza quartiere allo spaccio in città ed in provincia: «Bisogna scendere in guerra contro la droga, chiedo un arruolamento a tutti voi» disse in una conferenza tempo addietro.
L’entità del problema è davvero grave: in aumento il numero dei trattamenti presso i Servizi per le dipendenze (Serd); in aumento i furti (anche se negli ultimi mesi si registra una “strana” calma sotto questo aspetto); decine di operazioni delle forze dell’ordine che hanno messo fine a giri loschi di spaccio nel capoluogo e in provincia. «Tutto ciò, tuttavia, non ha portato ad una diminuzione del fenomeno, anzi. Tutto è rimasto invariato. – ha detto D’Angelo – Gli spacciatori scoperti sono stati immediatamente rimpiazzati, a volte anche dai semplici assuntori. Questi ultimi si recano più spesso fuori regione per l’approvvigionamento e, non di rado, gli stessi fornitori di regioni limitrofe creano nuove basi sul nostro territorio dove potersi rifornire, come già accaduto negli ultimi anni».
E poi: «Tutto ciò che succede oggi in Italia, un omicidio o una rapina, laddove si scopra il colpevole, nel 90% dei casi nasconde dietro (direttamente o indirettamente) la droga. La droga ha ammazzato la ragazza all’uscita della discoteca poche settimane fa; la droga dietro l’omicidio del carabiniere a Roma; la droga dietro l’episodio del giovane di 22 anni; la droga dietro casi più eclatanti in cui una ragazza è stata drogata, violentata e fatta a pezzi. Ma in realtà la droga è dietro la quasi totalità dei reati di violenza. Associazioni criminali spesso ammazzano per controllare le piazze di spaccio.
Tuttavia non bisogna abbassare la guardia e perdere la fiducia nelle forze dell’ordine – ha proseguito il Procuratore – Se qualcuno segnala un’attività di spaccio sotto la propria casa non si può pensare che in due/tre giorni si riesca ad intervenire. Cedere 0,2 grammi di cocaina è un reato, ma non tale da consentire la misura cautelare. Ma tanti casi insieme portano ad un’indagine da sviluppare al fine di intervenire nel migliore dei modi. In altri casi, più fortunati, interviene il cosiddetto fattore ‘F’, la fortuna, e quindi magari si trova un certo quantitativo di droga. A volte è successo che alcune segnalazioni fatte alla Squadra Mobile o ai Carabinieri hanno permesso in brevissimo tempo di procedere all’arresto; intervenire dopo aver analizzato attentamente tutta una serie di piccoli episodi porta ad un risultato più ampio e complessivo.
E’ capitato che qualche cittadino da noi invitato a denunciare a Polizia e Carabinieri sia scoraggiato per per mancanza di fiducia: non deve essere così. A volte si sta già indagando da mesi su ciò che viene denunciato in quel momento. Si continui a denunciare perché il risultato arriverà, magari a distanza di un anno, ma arriverà. L’indagine dell’operazione “Pinocchio” nasce proprio dalle rimostranze dei residenti di via Quircio, spesso vituperati e considerati alla stregua di un quartiere come il Bronx, a Campobasso. Non è così: sono stati proprio loro a far partire questa indagine che, tuttavia, necessita dei suoi tempi per essere sviluppata: bisognerà studiare gli esiti delle perquisizioni e i dati complessivi scaturiti – chiude D’Angelo – che magari porteranno a richiedere ulteriori misure cautelari. Ci vogliono mesi per mettere insieme i risultati di un’indagine, la Procura ha i suoi tempi. Il cittadino demoralizzato a volte pensa di essere stato abbandonato ma non è così. Le denunce vengono seguite tutte e bisogna fidarsi che questo avvenga».