E’ ufficiale: la tanto sospirata (dai genitori degli alunni della Don Milani) ordinanza sindacale di chiusura del plesso scolastico di via Leopardi è arrivata nel pomeriggio di oggi. Il testo è il seguente: “Il sindaco Antonio Battista – preso atto delle note del dirigente dell’area Sviluppo e Territorio del Comune di Campobasso e visto l’esito dell’ultima riunione che si è tenuta a Palazzo San Giorgio tra l’amministrazione, il dirigente scolastico, i rappresentanti del consiglio d’istituto e alcuni genitori – ha firmato oggi pomeriggio, in via del tutto cautelativa, l’ordinanza di trasferimento temporaneo delle attività didattiche della scuola primaria di via Leopardi (Don Milani) all’istituto Petrone di via Alfieri a far data dal 29 ottobre e come concordato nel corso degli incontri, con turni pomeridiani”.

La dirigenza scolastica, dal canto suo, nel Consiglio d’Istituto tenutosi nel pomeriggio ha approntato a tempo di record un piano per la prosecuzione delle attività didattiche: [highlight]alcune classi non verranno toccate (le prime e le quinte, quest’ultime già ospitate nel plesso della Media “I. Petrone”); mentre gli scolari delle seconde, terze e quarte da giovedì 3 novembre p.v. verranno ospitati in turni dalle 14 alle 19 (sabato escluso) nelle aule, appunto, dell’istituto “Petrone” di via Alfieri.[/highlight] Si apre, ora, uno scenario del tutto nuovo per le circa 600 famiglie, molte delle quali con più figli interessati (sia di mattina che di pomeriggio), che dovranno stravolgere il normale ritmo di vita quotidiano (come d’altro canto fatto da quelli della “N. Guerrizio” di via D’Amato e quelli della “Scarano” di via Crispi) in nome di una sicurezza dei luoghi scolastici che dovrebbe essere assicurata dalle stanze di comando ma che troppo spesso viene tralasciata e messa da parte per altri e spesso minori interessi. Rimane accesa una flebile fiammella per quel che concerne l’arco temporale del “sacrificio” sperando che da qui alle vacanze di Natale si trovi una soluzione ulteriore per tornare tutti alla normalità. Sperare non costa nulla ma più di qualcuno sussurra che non c’è niente di più definitivo del precario.