E’ di oggi la grave notizia di un suicidio all’interno della casa circondariale di Campobasso. Un detenuto 60enne di origini campane si sarebbe tolto la vita impiccandosi nelle prima ore della mattinata. All’origine del gesto sembrerebbe esserci una grave depressione a seguito di alcune vicende familiari. «Le carceri molisane sembravano essere immuni da un fenomeno che negli istituti di pena italiane è quotidiano» dichiara il segretario generale S.PP. Aldo Di Giacomo che ha indetto una conferenza stampa per sabato 14 alle 10.30 dinanzi alla struttura di via Cavour per discutere di quanto accaduto e della situazione carceraria generale.
«Salgono a 38 i suicidi dall’inizio dell’anno e cresce il numero di malati psichici e tossicodipendenti, le due categorie che insieme a quella degli extracomunitari, sono a maggiore rischio. – afferma Di Giacomo – Solo in Campania i suicidi in cella sono già cinque: due nel carcere di Poggioreale, uno a Secondigliano, quello recente a Santa Maria Capua Vetere, uno nella REMS di San Nicola Baronia (Av). Due decessi – continua Di Giacomo – che riprovano la profonda sottovalutazione dei problemi della salute della popolazione carceraria che per un terzo è formata da detenuti affetti da malattie psichiche e per un altro terzo da tossicodipendenti o comunque che hanno utilizzato sostanze stupefacenti. Tutto ciò mentre risorse finanziarie e personale destinato alla sanità penitenziaria sono ampiamente insufficienti, con l’aggravante che medici e personale sanitario, non adeguatamente tutelati e vittime di continue aggressioni e minacce dei detenuti, vanno via.
Il sovraffollamento e l’assenza di servizi di assistenza psicologica e sanitaria sono le prime cause mentre il costo complessivo di ciascun detenuto per lo Stato sfiora i 150 euro al giorno che non trova riscontro nell’assistenza da garantire. La situazione è allarmante e registriamo che sul problema del sovraffollamento delle carceri il Ministro Nordio nel giro di poco tempo è passato dalla ristrutturazione di ex caserme militari alle celle container sino alla impossibilità di costruire nuovi istituti penitenziari. È la riprova che rispetto alla necessità da tutti sostenuta di predisporre un vero e proprio piano di edilizia carceraria si brancola nel buio e l’unico che non se ne rende conto è proprio il “surreale” Ministro. Piuttosto si preferisce ricorrere a soluzioni estemporanee come nel caso delle celle-container che produrrebbero uno spreco di denaro perché oltre 80 milioni di euro potrebbero garantire appena 380 posti-cella che corrisponde più o meno al numero di ingressi in carcere di nuovi detenuti ogni mese. I problemi resteranno gli stessi soprattutto quelli del sovraffollamento che in alcuni istituti è superiore al 130 per cento della disponibilità reale.
L’edilizia penitenziaria – conclude – ha bisogno di un serio piano di interventi a breve e medio termine soprattutto negli istituti che hanno oltre un secolo di vita oltre alla priorità da dare alle assunzioni di nuovo personale penitenziario per garantire il rispetto del regolamento carcerario “calpestato” dalle continue aggressioni e violenze agli agenti e di assistenza psicologia e sanitaria e se realmente si vuole mettere fine ai suicidi di detenuti».